La discussione sul rinnovo delle subconcessioni del patrimonio demaniale dei Sassi di Matera rischia di essere affrontata come una questione soltanto amministrativa. Sarebbe un errore. La scadenza delle vecchie concessioni nate con la Legge 771/86 apre infatti una questione molto più grande: quale futuro vogliamo per i Sassi?
Negli ultimi decenni Matera ha conosciuto una straordinaria crescita turistica e culturale. Questo processo ha prodotto ricchezza, investimenti, lavoro e riconoscibilità internazionale. Ma insieme ai benefici sono emersi anche squilibri sempre più evidenti: meno residenti stabili, più case trasformate in strutture ricettive, aumento dei costi abitativi, perdita progressiva di servizi e attività di vicinato.
Il rischio è sotto gli occhi di tutti: i Sassi potrebbero diventare un magnifico scenario turistico sempre meno abitato. Eppure i Sassi non sono un albergo diffuso né un parco monumentale.Sono un ecosistema urbano fragile, nel quale la presenza della comunità residente costituisce parte integrante della tutela storica e paesaggistica. La vera conservazione non riguarda soltanto le pietre, ma la vita che continua ad attraversarle. Per questo il rinnovo delle subconcessioni dovrebbe diventare l’occasione per avviare una nuova stagione di rigenerazione urbana e sociale.
Occorre distinguere chiaramente tra: chi vive stabilmente nei Sassi e contribuisce quotidianamente alla vita urbana; e chi utilizza il patrimonio prevalentemente come rendita turistico-ricettiva. Non si tratta di penalizzare il turismo, che rappresenta una risorsa fondamentale per Matera. Si tratta invece di riequilibrare il rapporto tra economia turistica e diritto alla città.
Chi produce maggiore pressione urbana e maggiore redditività economica dovrebbe contribuire maggiormente ai costi della tutela collettiva:
manutenzione del tufo, reti, servizi, mobilità, pulizia, controllo ambientale. Da qui la necessità di: canoni agevolati e fiscalità ridotta per residenti e artigiani; contribuzioni più elevate per le attività turistico-ricettive; reinvestimento delle entrate del turismo nella qualità urbana dei Sassi. E per il completamento del recupero’.
Le risorse derivanti da imposta di soggiorno, concessioni, eventi e attività commerciali potrebbero alimentare un Fondo permanente per la rigenerazione dei Sassi, destinato alla manutenzione del patrimonio, al sostegno dell’abitare stabile e ai servizi di quartiere.
La sfida vera è questa: Matera vuole continuare ad avere nei Sassi una comunità residente oppure accettare che essi diventino progressivamente uno spazio quasi esclusivamente turistico? La risposta a questa domanda riguarda non soltanto il patrimonio, ma l’idea stessa di città che Matera vuole essere nei prossimi decenni.
