“Costruire in Basilicata un campo civico, ambientalista e progressista, che sia in grado di esprimere chiare opzioni programmatiche sui temi del lavoro, dei diritti, dell’ambiente, della salvaguardia della salute, del welfare e della democrazia, per creare una reale alternativa alle forze di governo nazionale: è questo il principio cardine del nostro agire politico, che deve restituire agibilità ad una dialettica che si collochi fuori da logiche corporative ed individualiste, figlie di una grave crisi identitaria dei partiti quali luoghi della mediazione politica e sociale.”

E’ l’incipit del documento programmatico diffuso dal movimento che fa capo a Roberto Speranza “Articolo Uno-Mdp”, una piattaforma che viene offerta “al confronto con le altre forze politiche progressiste e con la cittadinanza lucana per costruire un campo civico, ambientalista e progressista e realizzare il cambiamento di cui la Basilicata ha bisogno.”

Dieci punti in  tutti che non sono “comandamenti” bensì una base di partenza del dialogo da avviare con chi si vorrà associarsi nella prossima campagna elettorale regionale.

Ecco a seguire il seguito del documento:

“Con il voto del 4 marzo, i lucani hanno chiesto un cambiamento radicale nella gestione della cosa pubblica, per un governo che si caratterizzi per trasparenza, etica e valorizzazione delle competenze e della professionalità. Tocca a noi intercettare questa domanda e tessere un nuovo sentire comune, partendo dalla partecipazione più larga delle diverse sensibilità culturali, associative e di movimenti che la Basilicata esprime, superando gli attuali steccati esistenti nella società e nel rapporto fra i corpi intermedi e i partiti politici.

Vogliamo rimettere al centro della politica regionale il perseguimento del bene comune.
Dobbiamo riscoprire le virtù dell’ascolto, della gentilezza e del rispetto di ogni individuo e delle proprie idee, pur se lontane dalle nostre.
Non ci sono persone da rottamare. Non basta dire “cambiamento”. Bisogna avere un progetto con al centro l’uguaglianza, la solidarietà, la difesa dei diritti nei luoghi di lavoro e nella società, e ripristinare sedi di confronto ed elaborazione sui temi principali che riguardano la vita quotidiana dei lucani.
Non basta cambiare politici, serve cambiare politica. Serve un nuovo modello di governance della Regione, quindi innanzitutto un cambio di cultura e di metodo. C’è bisogno di una politica che non cerchi di controllare e determinare tutto per garantirsi il consenso ma che crei e liberi opportunità.
Ogni anno 3.000 di noi vanno via. Sono 30.000 quelli alla disperata ricerca di lavoro e, quelli che lo hanno, vivono con la costante paura di perderlo. I nostri giovani, il futuro della nostra comunità, sono intrappolati nella malsana convinzione che sia meglio conoscere qualcuno piuttosto che essere bravi in qualcosa per trovare lavoro.

D’altronde le opportunità scarseggiano e la meritocrazia, per tanti, sembra essere solo una
parola vuota. Così, alla fine, i nostri giovani, portano altrove le loro competenze e le loro vite mentre i nostri anziani rimangono sempre più soli.

Per troppi anni è mancato un indirizzo, una visione strategica capace di guidare la crescita della
competitività del sistema economico, del benessere dei cittadini, della vivibilità e della salvaguardia della salute, dell’ambiente e del territorio. Una visione che consentisse di tenere assieme le funzioni della Regione con le esigenze diffuse dei cittadini lucani.

Dobbiamo condividere il modo in cui è possibile trasformare il molto che abbiamo, non in semplice consenso elettorale, ma in capacità di rendere migliore la nostra terra e di competere oltre i confini regionali. Non per promettere tutto a tutti, ma per fornire strumenti, individuare le priorità, compensare gli squilibri sociali e territoriali e dimostrare in modo credibile che è possibile ridare slancio alla nostra regione.

La credibilità di un nuovo progetto si costruisce, però, a partire dalla capacità di fornire proposte concrete e compatibili con la realtà.

Ai cittadini va detta la verità e non vanno fatte promesse impossibili da mantenere.

Dobbiamo cambiare, quindi. E con urgenza. Ripensare il rapporto tra politica e cittadini e costruire, insieme, la Basilicata del futuro.

Il punto di partenza nella costruzione di questo nuovo percorso, è l’apertura di una stagione improntata all’ascolto, per definire insieme ai cittadini le priorità e le proposte da mettere in campo.

Abbiamo individuato 10 punti che rappresentano la base sui intendiamo chiedere alle forze vive della nostra comunità di darci il loro punto di vista sulla situazione del nostro territorio e il loro contributo di idee.

Riteniamo essenziale, inoltre, incentivare il protagonismo dei territori delle province al di là di Matera e Potenza. Per questo, abbiamo intenzione di promuovere assemblee di ascolto in tutta la Basilicata, coinvolgendo gli iscritti, i liberi cittadini, le associazioni e le imprese, ma anche le amministrazioni e gli enti locali, ricavandone spunti e progetti da mettere in campo.

Per allargare la partecipazione a questo percorso, renderlo accessibile a tutti, compresi i tanti lucani che oggi vivono fuori regione, parallelamente alle assemblee territoriali sarà online il sito
www.labasilicataditutti.it, dove raccoglieremo idee e i contributi di singoli cittadini.

1 – Tutelare l’ambiente, usare bene le risorse naturali
Se le Regioni del Nord hanno fatto un referendum sul fisco, la Basilicata, che tanto ha dato all’Italia in un’ottica di federalismo solidale, può e deve rivendicare un nuovo patto con lo Stato per una gestione autonomista delle sue risorse naturali. Prima si costruiscono le condizioni per la tutela dell’ambiente e della salute, poi si programma l’ultima fase delle attività petrolifere. Con una strategia che guardi al domani, quando dovremo uscire dal petrolio. E le royalties vanno finalmente usate bene, per pochi progetti di sviluppo al servizio del bene comune e delle generazioni che verranno.

2 – Riprendere le politiche industriali e di sviluppo
Il governo e la Basilicata devono mettere in campo politiche sulla mobilità capaci di sostenere e favorire il processo di innovazione e trasformazione del settore auto motive.
Bisogna diversificare i prodotti e puntare sulle nuove tecnologie a basso impatto ambientale.
In questo ambito, a nostro parere, si colloca il futuro dello stabilimento di San Nicola di Melfi e dell’indotto, ma anche delle altre aree industriali lucane, dove, superando le incertezze di questi anni, va realizzato un grande piano di disinquinamento e di riconversione industriale.
Occorre disegnare e costruire un contesto capace di stimolare la nascita di nuove iniziative, di sostenere le aziende locali ad aprirsi ai mercati internazionali e di richiamare nuovi investimenti verso il nostro territorio.
Questo è possibile solo attraverso un disegno strategico di sviluppo industriale moderno che favorisca il rafforzamento delle filiere settoriali e di territorio e l’utilizzo di più strumenti di partenariato e misure di sostegno attraverso modelli automatici a supporto del sistema produttivo esistente e delle nuove iniziative imprenditoriali.
Vanno rilanciate le politiche di sviluppo del turismo e dei servizi e rafforzato il sistema delle PMI radicate sul territorio, aiutandole ad uscire dalla loro condizione di nanismo e proiettandole oltre le attuali aree di mercato prevalentemente ristretto alla regione e all’Italia.

3 – Politiche di sostegno all’Agricoltura
Pensiamo che l’agricoltura della Basilicata abbia bisogno di buone politiche pubbliche: per semplificare e velocizzare l’accesso ai contributi regionali, per incentivare il rapporto con il mondo della ricerca e favorire l’introduzione di tecniche agricole innovative, per far crescere l’export dei prodotti lucani di eccellenza, per spingere le imprese ad aggregarsi, condividere strategie, infrastrutture e politiche di mercato.

4 – Superare la fragilità del territorio e favorire l’accessibilità della regione
Riteniamo urgente mettere in campo un serio programma di interventi per difendere il territorio da frane e alluvioni, combattere il dissesto idrogeologico, completare le reti di collegamento e migliorare i servizi di mobilità e accessibilità, collaborando con il Governo al fine di rivedere i programmi di Anas e Rete ferroviaria italiana per la Basilicata. È la priorità per garantire la sopravvivenza di tante comunità e in primo luogo delle aree interne.

5 – Diritto allo studio e alla formazione per lo sviluppo economico e sociale della Basilicata
È nostra responsabilità fare tutto il possibile per superare la cosiddetta “Buona Scuola”, bloccando l’esodo dei docenti e tutelando le scuole nelle aree a rischio spopolamento, ridiscutere la ripartizione del fondo di finanziamento ordinario delle università, ripensare completamente l’alternanza scuola-lavoro, investire sul diritto allo studio e sulla progressiva gratuità dell’accesso all’istruzione: sono le politiche necessarie per difendere la scuola e l’università della Basilicata. La cultura, con la valorizzazione dei centri storici e dei beni culturali anche a fini turistici, è il principale investimento per il futuro.

6 – Sanità e welfare con servizi di civiltà
Non è brigando sui primari, commissariando le Asl e penalizzando i medici della continuità assistenziale che si migliora la sanità pubblica. Per tutelare la salute dei cittadini bisogna garantire un servizio di emergenza urgenza efficace e diffuso in tutta la regione, che garantisca il diritto alla salute in tutti i territori, a prescindere dalla distanza dagli ospedali, ben collegato alla rete ospedaliera. E’ necessario rafforzare la medicina del territorio, la prevenzione al fine di ridurre il ricorso alla ospedalizzazione.
E’ inoltre essenziale rafforzare i servizi sanitari e sociali e rivedere in profondità la politica dei ticket, che ha
indotto tante persone a rinunciare alle cure.

7 – Innovazione, volano di crescita e antidoto contro l’isolamento
La Basilicata si rilancia se sapremo disegnare traiettorie di sviluppo economico in armonia con i nuovi paradigmi digitali. Come già successo in passato le strade telematiche possono accorciare le distanze fisiche, creare occasioni di sviluppo e aiutare la comunità lucana ad uscire dall’isolamento. Abbiamo i numeri giusti per avviare un grande progetto che faccia della Basilicata una comunità laboratorio dell’economia digitale, un centro di ricerca diffuso per i servizi avanzati da erogare ai cittadini. Sono tanti gli ambiti: gestione degli Open Data, trasporti, ambiente, sicurezza ecc. Dobbiamo fare della Basilicata un solo territorio interconnesso, una “smart land” competitiva e accogliente, capace di attrarre chi fa impresa nell’economia digitale.

8 – Meritocrazia e Trasparenza
Per troppo tempo le nomine ai vari livelli sono state utilizzate come una camera di compensazione degli equilibri politici. Tutto ciò non può proseguire. Meritocrazia e competenza devono essere l’unico faro a guidare le nostre scelte. Per questo è necessario lavorare a protocolli di intesa con gli ordini professionali lucani per affidare incarichi e consulenze a professionisti che garantiscano competenza ed indipendenza nell’esercizio di funzioni strategiche negli enti.Nell’era di internet, poi, la trasparenza deve essere totale.
Oggi la Regione Basilicata non è sufficientemente trasparente. Poiché la tecnologia ci mette nelle condizioni di farlo, non ci sono scuse: ogni dato sull’attività della pubblica amministrazione deve essere a portata di clic.

9 – Immigrazione: Accoglienza ed Inclusione
Non basta condannare le politiche di questo governo sui temi dell’Immigrazione. Serve altro.
Per sconfiggere la paura dei cittadini verso tale fenomeno e battere l’idea dell’insicurezza e della
sottrazione del lavoro da parte degli stranieri é necessario che la Regione si occupi di potenziare le politiche finalizzate all’ integrazione e l’inclusione dei richiedenti asilo.
Occorre progettare nuovi piani territoriali di intervento, partendo da un’accurata analisi del fenomeno migratorio sul territorio regionale e riorganizzando il sistema dei servizi disponibili in materia di lavoro, integrazione e inclusione sociale. É fondamentale, inoltre, stimolare ed incentivare la contaminazione culturale finanziando iniziative imprenditoriali tra italiani e stranieri utili a rilanciare settori dell’economia locale che attualmente hanno difficoltà a rigenerarsi.

10 – Basilicata dei Diritti e delle Pari Opportunitá
Al centro della nostra azione politica deve esserci l’affermazione della centralità e della dignità di ogni essere umano. La lotta contro le disuguaglianze deve accompagnarsi al riconoscimento delle differenze culturali, religiose, di genere e di orientamento sessuale. Garantire uguaglianza nelle opportunità di affermarsi e veder riconosciuti i propri diritti. Tutelare la diversità nello sviluppo di identità e progetti di vita individuali e collettivi: queste devono diventare le nostre bandiere.

Da questi dieci punti vogliamo partire per costruire il cambiamento di cui la Basilicata ha bisogno.

Cambiamento che non sarà il frutto del lavoro di un singolo o di una ristretta cerchia di eletti, ma il risultato di uno sforzo comune, il prodotto di un’intelligenza collettiva, la stessa che quel cambiamento dovrà farlo vivere.”