E così Napolitano ha posto fine alla sua “quasi prigione”. Costretto a fare i tempi supplementari al Quirinale dopo che nel 2013 il Parlamento (questo stesso Parlamento) fu incapace di eleggere un suo successore al termine del settennato.

Si erano incartati tra veti e contro veti. Con i renziani che si posero di traverso per primi contro l’elezione di Franco Marini e i famigerati 101 (rimasti sconosciuti o quasi) franchi tiratori del “piccione” Prodi. Allora scrivemmo in un nostro editoriale (Il Quotidiano della Basilicata del 21-4-2013) rivolti al PD che stava franando :”non rimane che implorare Napolitano di ritornare sulle sue decisioni”, dopo che lui aveva decisamente escluso una ricandidatura. E fu proprio così che andò.

Napolitano ha svolto la sua alta funzione di garanzia in un’epoca difficile, con una politica estremamente leaderistica che ha sminuito il ruolo collettivo dei corpi intermedi, strumento utile ed indispensabile a far maturare posizioni politiche solide, condivise e collettive.  Senza il filtro dei “partiti veri” il ruolo di garante della Costituzione riservato in primis al Presidente della Repubblica è risultato essere più difficile. Spesso tirato per la giacchetta da una parte e dall’altra. E ognuno di questi dispiaciuto e adirato perché in quella determinata situazione non aveva compiuto il gesto desiderato dalla propria posizione di parte, che non poteva -però- essere quella del Presidente della Repubblica.

Napolitano ha attraversato la stagione del berlusconismo, poi dei tecnici ed ora del renzismo. E’ stato (ed è) oggetto di attacchi sguaiati da parte dei berluscones, del grillismo e del leghismo più becero. Ma, come è nel suo stile, non ha mai perso l’aplomb che lo ha sempre contraddistinto.

Le sue scelte, spesso assunte su un crinale in cui erano necessari saggezza e massimo equilibrio, lo hanno reso inviso alle parti più estreme del panorama politico. Ma ciò non ne ha minato la popolarità e il favore della stragrande parte degli Italiani. Proprio in questi ultimi giorni un sondaggio lo dava ancora in testa al gradimento generale rispetto a tutte le altre istituzioni della Repubblica.

Il Presidente che ci lascia appartiene ad una generazione di dirigenti politici che è cresciuto a “pane e Costituzione”, proveniente dalla cultura antifascista e che aveva quindi nel proprio DNA l’essenza e la sostanza della storia e della Carta fondante della nostra nazione. Che ha fatto della sobrietà lo stile di vita. Lo ricordiamo ancora in fila davanti a noi ad uno stand-ristorante di una Festa nazionale dell’Unità di Napoli quando era un influente dirigente del PCI.

Ora chi lo seguira? Potremmo rispondere con il tweet di un nostro amico follower che abbiamo condiviso: “Prima che inizi totonomi, non ve ne uscite con Strada, Fò, Gabanelli e nomi così. #Quirinale non è opposizione al Governo. E’ una cosa seria”(Rocco Piliero).

Ecco, la elezione del Presidente della Repubblica è una cosa dannatamente seria che non può essere affidata al sondaggio di turno con tanti conigli che escono dal cilindro di ognuno.

Come tutte le scelte che ci riguardano, riguardano il funzionamento delle Istituzione e della vita democratica del Paese in cui viviamo vanno approcciate con serietà e sguardo rivolto lontano. Alla ricerca di una figura altrettanto autorevole, con i piedi ben piantati nei valori della nostra Costituzione ed in grado di essere punto di riferimento il più vasto possibile oltre che per i cittadini, anche per le forze politiche che (fino a quando non torneranno ad essere affare collettivo e non leaderistico) avranno sempre maggiori difficoltà a svolgere la propria funzione di governo del Paese.

E allora il nostro augurio è che a Napolitano segua (a dispetto di Salvini & C.) un altro “vecchio rottame di sinistra” come Napolitano o qualcuno che gli somigli molto. Che tenga dritta la barra sulla prima parte della Carta, soprattutto. Magari ce ne fossero in circolazione tanti Napolitano spendibili ora.

Il dramma e che più si scende di età e più e difficile trovare spessore culturale-politico e levatura tipica di una scuola che non c’è più. Non che non ce ne siano anche di più giovani che abbiano la stessa formazione. Ma la “rottamazione” (notate il simil linguaggio tra opposti schieramenti) avviata negli anni scorsi ha reso più ristretto il recinto delle figure che rispondono a tali requisiti. Ha messo all’indice e alla berlina personalità di spessore della vita politica italiana come se fossero degli appestati.

Vedremo alla (ri)prova lo stesso Parlamento, che tanta incapacità dimostrò nel 2013. Come procederà ora? Avrà imparato la lezione e, soprattutto, sarà all’altezza di dotare la nazione di un Presidente della Repubblica adeguato al compito che lo aspetta?

Lo dobbiamo sperare. Possiamo solo sperarlo, non abbiamo altra scelta. Possiamo persino sperare che sia femmina.