Si raccoglie quello che si semina e l’Italia quando c’è da dare una mano, in caso di calamità, è sempre pronta con uomini, mezzi e attrezzature ad aiutare per quanti soffrono, da Haiti all’Iran alla Palestina, all’India, alla Cina al Sahel. E la conferma è venuta dall’arrivo in Italia di aiuti (mascherine, camici, attrezzature e personale medico) in prevalenza da Paesi di tradizione comunista come Repubblica popolare cinese, Russia e Cuba. Un apporto sentito e ricambiato per quello che l’Italia ha fatto in passato . Italia Paese non allineato, come accadeva per vari motivi, per quanti prima del crollo del muro di Berlino non stavano nè con la Nato e nè con il Patto di Varsavia? E del resto l’Unione europea non c’è da un po’, bloccata in vecchi schemi che hanno accresciuto diffidenze e malcontento, e continua a essere evanescente nelle politiche continentali e internazionali.

L’unica certezza, aldilà della contingenza -ma in ritardo- dell’epidemia da Covid 19- è la difesa dell’asse franco tedesco, dopo la infelice presa di posizione della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. Francese, non lo dimentichiamo, e sponda naturale per l’azione opportunista che il suo Paese sta portando avanti nei confronti dell’Italia e nel Mediterraneo, con un ruolo preciso per ritagliarsi fette di territorio e di pozzi petroliferi in Libia o in Iraq. Tutto questo mentre la politica isolazionista di Donald Trump lascia fare a Turchia, che tiene a freno i profughi siriani, con un ingente flusso di danaro dell’Unione europea. E poi c’è la Russia, l’Iran paesi sotto embargo. L’Italia, ricordiamo, ha avuto una posizione più possibilista per rivedere il muro contro muro. Ma è sola sia in Europa che nei confronti degli Stati Uniti che, insieme alla Francia e in parte con la Germania, ha messo sempre in guardia sul ”5G” con la cinese Huawei e con la disponibilità dei porti italiani con l’accordo per la via della seta. Un colpo basso e concorrenziale per i porti franco tedeschi.

E allora? Gli aiuti non potevano che venire dai Paesi ”comunisti” quelli della bandiera rossa, dell’Internazionale e della rivoluzione sempre o siempre come si dice a Cuba, che ha una sanità di prim’ordine. Da parte le ideologie contano i fatti, memori degli ostacoli ai confini europei, per ricevere mascherine e attrezzature dall’Est.. Le attrezzature sono arrivate e a Crema, presso gli ospedali (civile e militare) anche i festosi medici e tecnici dalla Cuba di Fidel che, dalle interviste rilasciate, hanno confermato – come ha detto il capo delegazione , Carlos Ricardo Perez Diaz- di essere qui per dare una mano. Hasta siempre la victoria contra el corona virus. E per la cronaca ricordiamo che anche la Germania, in maniera tardiva, ci ha inviato alcune forniture, e disponibilità ad accogliere i nostri ammalati. Un caso isolato. Ma l’Europa non c’è, sperando che non ci siano colpi bassi su finanze ed ecoonomia e lo zio Sam nemmeno, concentrato sulle evoluzioni della Borsa e sull’economia interna e sulle elezioni, alle prese con una pandemia senza precedenti. La mano dagli Stati Uniti è venuta, come ha ricordato il ministro degli Esteri Luigi di Maio, con la realizzazione di un ospedale da campo in Lombardia,a Cremona, grazie alla onlus Samaritans Purs. Solidarietà necessaria. Ma lo fanno Paesi come l’Italia che, nonostante, i limiti, le derisioni e le accuse strumentali da ‘’untore’’ internazionale della prima ora, va avanti in attesa che passi la nottata non solo per noi, saremmo egoisti, ma anche per gli altri. Gli Stati Uniti , se continua così, sono destinati a diventare il maggior epicentro del contagio. Del resto non è l’ Italia, perchè lì i servizi sanitari sono a pagamento. Ricordiamocene nel BelPaese, che ha subito troppi tagli ‘lineari’ alla spesa e in Basilicata, anche per motivi di opportunismo politico. E a pagare è sempre la gente…