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Gramsci e la Massoneria a Matera confronto sulla ”Libertà”

   Senza diritti, libertà di associazione, espressione, partecipazione, confronto, tutele e democrazia scompaiono. E’ un dato oggettivo che ripetiamo da sempre con la libertà e la consapevolezza di non aver portato, come ripete un antico e assennato detto contadino, il cervello all’ammasso da nessuna parte nè nella dimensione reale e nè in quella virtuale. Purtroppo i tentativi liberticidi di avere ”mani libere” da parte di governi di diversa estrazione e formazione di ridurre e soffocare spazi di espressione si moltiplicano un po’ ovunque: dal Centro America al Medio Oriente, dall’Europa all’Africa. Paura? Disegni destabilizzanti e accentratori per gestire meglio risorse e opportunità per pochi, con la nascita di governi autoritari e la comparsa di governanti (perdonate la ridondanza) sempre più arroganti e insofferenti ai principi di libertà e democrazia. Anche il nostro Paese, e lo abbiamo visto in alcuni significativi passaggi nei governi dell’ultimo ventennio non è immune da questo disegno. Sia che si tratti delle leggi bavaglio nei confronti dei giornalisti, con lo spauracchio del carcere sulla libertà di informazione senza le quali – è un dato oggettivo- certe verità e inchieste sarebbero rimaste nella dimensione oscura dell’affarismo e della corruzione della società di mezzo. E sia nei confronti di realtà associative la cui iscrizione e costituzione è garantita dalla ”Carta Costituzionale’ italiana. L’adesione alle logge Massoniche è tra queste. Quanto accaduto nei mesi scorsi nei confronti del Grande Oriente d’Italia nelle Commissioni e in altri contesti istituzionali ha messo in luce contraddizioni, periodiche aggiungiamo, che confermano ancora una volta ignoranza, strumentalizzazioni e un pizzico di malafede delle quali faremmo volentieri a meno. E allora occorre informarsi e studiare, confrontarsi in maniera obiettiva sulla nostra Costituzione, ma senza ignorarla o affossarla come vorrebbero alcuni, dimenticando quali siano stati i soggetti che dal Risorgimento alla Resistenza alla nascita della Repubblica hanno contribuito a una stagione di pace, libertà, democrazia nonostante le stagioni di sofferenza sul piano socio economico, terroristico e di attacco alle libertà individuale. L’iniziativa che il Grande Oriente d’Italia, con la presenza del Gran Maestro Stefano Bisi, terrà il 7 agosto a Matera con la presentazione del volume su “Gramsci e Massoneria” è lodevole sotto questo aspetto. Pubblichiamo di seguito la nota ufficiale del Grande Oriente, l’intervento del leader comunista Antonio Gramsci in Parlamento quel 16 febbraio 1925 alla presenza dei capi della ”rivoluzione”fascista e un contributo e dello storico Santi Fedele, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente che offre utili spunti sul tema.

 

Gramsci e la Massoneria.

Il Gran Maestro Stefano Bisi in un convegno a Matera il 7 agosto

 

A Palazzo Gattini sarà presentato il volume con l’unico discorso parlamentare del leader comunista tenuto contro la legge fascista che voleva abolire la Libera Muratoria

Appuntamento a Matera il 7 agosto alle 18 a Palazzo Gattini in piazza Duomo per la presentazione del libro “Gramsci e la Massoneria”. Il volume, edito da Tipheret, riporta l’intervento che il leader comunista tenne alla Camera durante il dibattito sulla legge contro la Massoneria. Era il 16 maggio del 1925 e fu l’unico da lui tenuto da parlamentare per denunciare la deriva liberticida del governo fascista. La legge, dal titolo lunghissimo, “Regolarizzazione dell’attività delle associazioni e dell’appartenenza alle medesime del personale dipendente dallo stato”, entrò in vigore il il 26 novembre 1925 e fu definita subito dagli stessi giornali fascisti, e così passata alla storia, come la “legge contro la massoneria” sebbene il termine “massoneria” non comparisse una sola volta nel testo varato.

Il Gran Maestro Stefano Bisi sarà tra i protagonisti dell’incontro a Palazzo Gattini per parlare di oggi alla luce della nuova ondata di intolleranza nei confronti della Massoneria. Recentemente sono stati presentati alla Camera due disegni di legge che ricalcano il dettato mussoliniano di quella legge che l’Italia non avrebbe più voluto ricordare. Ed è interessante mettere a confronto i testi, di ieri e di oggi, per capire il tenore del nuovo ostracismo verso l’istituzione massonica.

Ad Antonio Gramsci, gigante del Novecento italiano ed europeo, nell’ottantesimo anniversario della morte che ricorre quest’anno, il Grande Oriente d’Italia rende il merito di avere compreso, lucidamente, quale possa essere il destino di un paese che non ha a cuore i diritti e le libertà di tutti.

Il convegno a Matera è aperto a tutti.

 

Gramsci e la Massoneria. Era il 16 maggio 1925

Il celebre, e unico, discorso pronunciato alla Camera dal leader comunista contro la legge fascista che voleva abolire la Libera Muratoria non fu un’arringa in difesa dei massoni ma una lucida denuncia contro la deriva liberticida.

Sull’ultimo numero di Erasmo, lo storico Santi Fedele, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, dedica uno spazio ad Antonio Gramsci, “gigante del Novecento italiano ed europeo”, a ottant’anni dalla morte.

“… I funzionari, impiegati ed agenti civili e militari di ogni ordine e grado dello Stato, ed i funzionari, impiegati ed agenti delle Province e dei Comuni, o di istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, che appartengano, anche in qualità di semplice socio, ad Associazioni, Enti od Istituti costituiti nel Regno, o fuori, od operanti, anche solo in parte, in modo clandestino od occulto o i cui soci sono comunque vincolati dal segreto, sono destituiti o rimossi dal grado o dall’impiego o comunque licenziati.

I funzionari, impiegati, agenti civili e militari suddetti, sono tenuti a dichiarare se appartennero o appartengono, anche in qualità di semplici soci ad Associazioni, Enti ed Istituti di qualunque specie costituiti od operanti nel Regno o fuori, al Ministro nel caso di dipendenti dello Stato ed al Prefetto della Provincia in tutti gli altri casi; qualora ne siano specificamente richiesti”.

Così si legge nell’articolo 2 della Legge 26 novembre 1925, n. 2029, sulla “Regolarizzazione dell’attività delle Associazioni e dell’appartenenza alle medesime del personale dipendente dallo Stato”. Legge immediatamente definita dagli stessi giornali fascisti, e così passata alla storia, come la “legge contro la massoneria”; chiaramente finalizzata a infliggere, al culmine di due anni di ininterrotte violenze a uomini e sedi perpetrate dagli squadristi, un colpo mortale e definitivo al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

Legge finalizzata ad estirpare il “cancro massonico” dal corpo sano della nazione rigenerata dal fascismo, salutata con vivo compiacimento non soltanto da fascisti e nazionalisti ma anche dai settori più retrivi dell’organizzazione ecclesiastica, per i quali l’annientamento dell’aborrita “setta satanica” è condizione imprescindibile per l’esito positivo di quel processo di avvicinamento tra fascismo e Vaticano destinato a concludersi con i Patti lateranensi del 1929.

Legge le cui implicazioni liberticide, che vanno ben al di là dell’intenzione che l’ha originata: la lotta senza quartiere alla massoneria, sfuggono allora a molti ma non ad un osservatore dell’acume intellettuale del deputato Antonio Gramsci. Il leder comunista, intervenendo nel dibattito sulla proposta di legge in una Camera ormai quasi del tutto fascistizzata (solo il PCd’I non aderisce alla “secessione aventiniana” messa in atto dalle opposizioni all’indomani del delitto Matteotti), pronuncia il 16 maggio 1925 un intervento rimasto giustamente famoso.

Gramsci nel suo discorso non “difende” la Massoneria, come più di una volta si è scritto erroneamente, né per essa esprime simpatia alcuna. La sua valutazione dell’istituzione massonica è perfettamente in linea, né avrebbe potuto essere altrimenti, con i deliberati con cui l’Internazionale comunista di Mosca sin dai primi anni Venti ha sancito l’assoluta incompatibilità tra un’associazione “borghese” come la massoneria e gli interessi del proletariato rivoluzionario. Ma vi sono almeno due aspetti del suo discorso straordinariamente pregnanti.

http://www.grandeoriente.it/wp-content/uploads/2017/02/Circolare-n.-4-14-aprile-1925.jpgCircolare n. 4 del 14 aprile 1925 del Partito Nazionale Fascista. Anticipa la discussione alla Camera della legge sulle associazioni n. 2209 del 26 novembre 1925

Il primo è la celebre affermazione per cui “dato il modo con cui si è costituita l’Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo”. Enunciazione solo apparentemente paradossale. In realtà, anticipando di molti anni le risultanze cui sarebbe pervenuta la più matura ed accorta riflessione storiografica, egli enuncia in poche, semplici parole, la tesi per cui, in assenza di grandi partiti moderni su scala nazionale (del tipo, per intenderci, di conservatori e liberali in Inghilterra) l’organizzazione massonica assolve all’indomani dell’Unità a un ruolo essenziale di raccordo tra personalità e gruppi anche di diversa estrazione politica ed ideologica e però accomunati non solo dalla solidarietà di classe ma anche dalla convinzione che lo Stato unitario prodotto dal Risorgimento nazionale rappresenti un valore primario da difendere e consolidare.

Il secondo aspetto è la lucida intuizione e la coraggiosa denuncia della deriva liberticida che con la “legge contro la massoneria” si intende innestare. Si prende spunto dalla lotta contro la massoneria, dice apertamente Gramsci, per forgiare gli strumenti giuridici atti a colpire qualunque forma di libero associazionismo sia politico che sindacale, come per l’appunto sarebbe a distanza di poco più di un anno avvenuto con la promulgazione nel novembre del 1926 delle Leggi eccezionali che sopprimevano la stampa d’opposizione, scioglievano tutti i partiti politici diversi dal fascista ed istituivano il Tribunale speciale e il confino di polizia per gli oppositori.

Per statura intellettuale, intelligenza politica, coerenza morale, Gramsci è stato un gigante del Novecento italiano ed europeo, il cui insegnamento, a ottanta anni dalla morte in carcere, vittima della barbarie fascista, continua a fecondare settori importanti della Sinistra mondiale. Sicché non può non destare doloroso stupore che oggi esponenti di un partito, il Pd che al lascito politico ed ideale del grande intellettuale sardo continua ad ispirarsi, possano anche soltanto lontanamente ipotizzare l’adozione di provvedimenti legislativi limitativi della libertà d’associazione. La storia del XX secolo ce lo ha insegnato: dalla persecuzione antimassonica all’eclissi delle libertà civili il passo è sempre stato molto breve.

Santi Fedele, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia

Fonte: Erasmo 2/2017

 

ORIGINI E SCOPI DELLA LEGGE SULLE ASSOCIAZIONI SEGRETE*

Discorso di Gramsci alla Camera [16 maggio 1925] contro il disegno di legge Mussolini-Rocco. [Dall’inserto storico della rivista “Il Futuro” di aprile-maggio 2005.] … Questa pubblicazione vuole essere anche un contributo concreto al dibattito ed alla ricerca storica, politica e culturale, che in questi tempi si sta sviluppando attraverso la “Campagna nazionale contro il 270 e tutti i reati associativi” … Segue il contraddittorio condotto da Gramsci in Parlamento, a nome del PCd’I, in merito alla promulgazione da parte del fascismo di leggi contro le associazioni segrete, che però nella realtà avevano come obiettivo le organizzazioni antifasciste e di opposizione. Presidente. Ha facoltà di parlare l’onorevole Gramsci. Gramsci. Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria. Noi siamo tra i pochi che abbiano preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava fosse solamente una farsa sanguinosa, quando intorno al fascismo si ripetevano solo i luoghi comuni sulla “psicosi di guerra”, quando tutti i partiti cercavano di addormentare la popolazione lavoratrice presentando il fascismo come un fenomeno superficiale, di brevissima durata. Nel novembre 1920 abbiamo previsto che il fascismo sarebbe andato al potere – cosa allora inconcepibile per i fascisti stessi – se la classe operaia non avesse fatto a tempo ad frenare, con le armi, la sua avanzata sanguinosa**. Il fascismo, dunque, afferma oggi praticamente di voler “conquistare lo Stato”. Cosa significa questa espressione ormai diventata luogo comune? E che significato ha, in questo senso, la lotta contro la massoneria? Poiché noi pensiamo che questa fase della “conquista fascista” sia una delle più importanti attraversate dallo Stato italiano, e per ciò che riguarda noi che sappiamo di rappresentare gli interessi della grande maggioranza del popolo italiano, gli operai e i contadini, così crediamo necessaria un’analisi, anche se affrettata, della questione. Che cos’è la massoneria? Voi avete detto molte parole sul significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta, ecc.; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo. La massoneria, dato il modo con cui si è costituita l’Italia in unità, data la debolezza iniziale della borghesia capitalistica italiana, la massoneria è stata l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. Non bisogna dimenticare che poco meno che venti anni dopo l’entrata a Roma dei piemontesi, il Parlamento è stato sciolto e il corpo elettorale da circa 3 milioni di elettori è stato ridotto ad 800mila. È stata questa la confessione esplicita da parte della borghesia di essere un’infima minoranza della popolazione, se dopo venti anni di unità essa è stata costretta a ricorrere ai mezzi più estremi di dittatura per mantenersi al potere, per schiacciare i suoi nemici di classe, che erano i nemici dello Stato unitario. Quali erano questi nemici? Era prevalentemente il Vaticano, erano i gesuiti, e bisogna ricordare all’onorevole Martire come, accanto ai gesuiti che vestono l’abito talare, esistono i gesuiti laici, i quali non hanno nessuna speciale uniforme che indichi il loro ordine religioso. Nei primi anni dopo la fondazione del regno i gesuiti hanno dichiarato espressamente in tutta una serie di articoli pubblicati da “Civiltà cattolica” quale fosse il programma politico del Vaticano e delle classi che allora erano rappresentanti del Vaticano, cioè delle vecchie classi semifeudali, tendenzialmente borboniche nel meridione, o tendenzialmente austriacanti nel Lombardo-Veneto, forze sociali numerosissime che la borghesia capitalistica non è riuscita mai a contenere, quantunque nel periodo del Risorgimento essa rappresentasse un progresso, e un principio rivoluzionario. I gesuiti della “Civiltà cattolica”, e cioè il Vaticano, ponevano a scopo della loro politica come primo punto il sabotaggio dello Stato unitario, attraverso l’astensione parlamentare, il frenamento dello Stato liberale per tutte quelle sue attività che potevano corrompere e distruggere il vecchio ordine; come secondo punto, la creazione di un’armata di riserva rurale da porre contro l’avanzata del proletariato, poiché fin dal ’71 i gesuiti prevedevano che sul terreno della democrazia liberale sarebbe nato il movimento proletario, che si sarebbe sviluppato un movimento rivoluzionario. L’onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della massoneria, l’unità spirituale della nazione italiana. Poiché la massoneria in Italia ha rappresentato l’ideologia e l’organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. Le classi rurali che erano rappresentate nel passato dal Vaticano, sono rappresentate oggi prevalentemente dal fascismo; è logico pertanto che il fascismo abbia sostituito il Vaticano e i gesuiti nel compito storico, per cui le classi più arretrate della popolazione mettono sotto il loro controllo la classe che è stata progressiva nello sviluppo della civiltà; ecco il significato della raggiunta unità spirituale della nazione italiana, che sarebbe stato un fenomeno di progresso 50 anni fa; ed è oggi invece il fenomeno più grande di regressione … La borghesia industriale non è stata capace di frenare il movimento operaio, non è stata capace di controllare né il movimento operaio, né quello rurale rivoluzionario. La prima istintiva e spontanea parola d’ordine del fascismo, dopo l’occupazione delle fabbriche è stata perciò questa : “I rurali controlleranno la borghesia urbana, che non sa essere forte contro gli operai”. Se non m’inganno, allora, onorevole Mussolini, non era questa la vostra tesi, e tra il fascismo rurale e il fascismo urbano dicevate di preferire il fascismo urbano … [Interruzioni]. Mussolini. Bisogna che la interrompa per ricordarle un mio articolo di alto elogio del fascismo rurale del 1921-22. Gramsci. Ma questo non è un fenomeno puramente italiano, quantunque in Italia, per la più grande debolezza del capitalismo abbia avuto il massimo di sviluppo; è un fenomeno europeo e mondiale, di estrema importanza per comprendere la crisi generale del dopoguerra, sia nel dominio dell’attività pratica che nel dominio delle idee e della cultura. L’elezione di Hindenburg in Germania, la vittoria dei conservatori in Inghilterra, con la liquidazione dei rispettivi partiti liberali democratici, sono il corrispettivo del movimento fascista italiano; le vecchie forze sociali, ma non assorbite completamente da esso, hanno preso il sopravvento nell’organizzazione degli Stati, portando nell’attività reazionaria tutto il fondo di ferocia e di spietata decisione che è stata sempre loro propria; ma in sostanza noi abbiamo un fenomeno di regressione storica che non è e non sarà senza risultanza per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Esaminata su questo terreno, l’attuale legge contro le associazioni sarà una forza o è invece destinata ad essere completamente irrita e vana? Corrisponderà essa alla realtà, potrà essere il mezzo per una stabilizzazione del regime capitalistico o sarà solo un nuovo perfezionato strumento dato alla polizia per arrestare Tizio, Caio e Sempronio? … Il problema pertanto è questo: la situazione del capitalismo in Italia si è rafforzata o si è indebolita dopo la guerra, col fascismo? Quali erano le debolezze della borghesia capitalistica italiana prima della guerra, debolezze che hanno portato alla creazione di quel determinato sistema politico massonico che esisteva in Italia, che ha avuto il suo massimo sviluppo nel giolittismo? Le debolezze massime della vita nazionale italiana erano in primo luogo la mancanza di materie prime, cioè l’impossibilità della borghesia di creare in Italia una industria che avesse una sua radice profonda nel paese e che potesse progressivamente svilupparsi, assorbendo la mano d’opera esuberante. In secondo luogo, la mancanza di colonie legate alla madre patria, quindi l’impossibilità per la borghesia di creare una aristocrazia operaia che permanentemente potesse essere alleata della borghesia stessa. Terzo la questione meridionale, cioè la questione dei contadini, legata strettamente al problema dell’emigrazione, che è la prova della incapacità della borghesia italiana di mantenere … Interruzioni. Mussolini. Anche i tedeschi sono emigrati a milioni. Gramsci. Il significato dell’emigrazione in massa dei lavoratori è questo: il sistema capitalistico, che è il sistema predominante, non è in grado di dare il vitto, l’alloggio e i vestiti alla popolazione, e una parte non piccola di questa popolazione è costretta ad emigrare … Rossoni. Quindi la nazione si deve espandere nell’interesse del proletariato. Gramsci. Noi abbiamo una nostra concezione dell’imperialismo e del fenomeno coloniale, secondo la quale essi sono prima di tutto una esportazione di capitale finanziario. Finora l'”imperialismo” italiano è consistito solo in questo: che l’operaio italiano emigrato lavora per il profitto dei capitalisti degli altri paesi, cioè finora l’Italia è solo stata un mezzo dell’espansione del capitale finanziario non italiano. Voi vi sciacquate sempre la bocca con le affermazioni più puerili di una pretesa superiorità demografica dell’Italia sugli altri paesi; voi dite sempre, per esempio, che l’Italia demograficamente è superiore alla Francia. È una questione questa che solo le statistiche possono risolvere perentoriamente, ed io qualche volta mi occupo di statistiche; ora una statistica pubblicata nel dopoguerra, mai smentita, e che non può essere smentita, afferma che l’Italia di prima della guerra dal punto di vista demografico, si trovava già nella stessa situazione della Francia dopo la guerra; ciò è determinato dal fatto che l’emigrazione allontana dal territorio nazionale una tal massa di popolazione maschile, produttivamente attiva, che i rapporti demografici diventano catastrofici. Nel territorio nazionale rimangono vecchi, donne, bambini, invalidi, cioè la parte della popolazione passiva, che grava sulla popolazione lavoratrice in una misura superiore a qualsiasi altro paese, anche alla Francia. È questa la debolezza fondamentale del sistema capitalistico italiano, per cui il capitalismo italiano è destinato a scomparire tanto più rapidamente quanto più il sistema capitalistico mondiale non funziona più per assorbire l’emigrazione italiana, per sfruttare il lavoro italiano, che il capitalismo nostrale è impotente a inquadrare. I partiti borghesi, la massoneria, come hanno cercato di risolvere questi problemi? Conosciamo nella storia italiana degli ultimi tempi due piani politici della borghesia per risolvere la questione del governo del popolo italiano. Abbiamo avuto la pratica giolittiana, il collaborazionismo del socialismo italiano con il giolittismo, cioè il tentativo di stabilire una alleanza della borghesia industriale con una certa aristocrazia operaia settentrionale per opprimere, per soggiogare a questa formazione borghese-proletaria la massa dei contadini italiani, specialmente nel Mezzogiorno. Il programma non ha avuto successo. Nell’Italia settentrionale si costituisce difatti una coalizione borghese-proletaria attraverso la collaborazione parlamentare e la politica dei lavori pubblici alle cooperative; nell’Italia meridionale si corrompe il ceto dirigente e si domina la massa coi mazzieri … (Interruzioni del deputato Greco) Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l’aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia. Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal “Corriere della Sera”, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch’essi un partito. Voci. Meno … Mussolini. La metà! E poi i lettori dei giornali non contano. Non hanno mai fatto una rivoluzione. I lettori dei giornali hanno regolarmente torto! Gramsci. Il “Corriere della Sera” non vuole fare la rivoluzione. Farinacci. Neanche “l’Unità”! Gramsci. Il “Corriere della Sera” ha sostenuto sistematicamente tutti gli uomini politici del Mezzogiorno, da Salandra ad Orlando, a Nitti, a Amendola; di fronte alla soluzione giolittiana, oppressiva non solo di classi, ma addirittura di interi territori, come il Mezzogiorno e le isole, e perciò altrettanto pericolosa che l’attuale fascismo per la stessa unità materiale dello Stato italiano, il “Corriere della Sera” ha sostenuto sempre un’alleanza tra gli industriali del Nord e una certa vaga democrazia rurale prevalentemente meridionale sul terreno del libero scambio. L’una e l’altra soluzione tendevano essenzialmente a dare allo Stato italiano una più larga base di quella originaria, tendevano a sviluppare le “conquiste” del Risorgimento. Che cosa oppongono i fascisti a queste soluzioni? Essi oppongono oggi la legge cosiddetta contro la massoneria; essi dicono di volere cosi conquistare lo Stato. In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nella occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari. La “rivoluzione” fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale. Mussolini. Di una classe ad un’altra, come è avvenuto in Russia, come avviene normalmente in tutte le rivoluzioni, come noi faremo metodicamente! [Approvazioni]. Gramsci. È rivoluzione solo quella che si basa su una nuova classe. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere … Mussolini. Ma se gran parte dei capitalisti ci sono contro, ma se vi cito dei grandissimi capitalisti che ci votano contro, che sono all’opposizione: i Motta, i Conti … Farinacci. E sussidiano i giornali sovversivi! [Commenti]. Mussolini. L’alta banca non è fascista, voi lo sapete! Gramsci. La realtà dunque è che la legge contro la massoneria non è prevalentemente contro la massoneria; coi massoni il fascismo arriverà facilmente ad un compromesso. Mussolini. I fascisti hanno bruciato le logge dei massoni prima di fare la legge! Quindi non c’è bisogno di accomodamenti. Gramsci. Verso la massoneria il fascismo applica, intensificandola, la stessa tattica che ha applicata a tutti i partiti borghesi non fascisti: in un primo tempo ha creato un nucleo fascista in questi partiti; in un secondo periodo ha cercato di esprimere dagli altri partiti le forze migliori che gli convenivano, non essendo riuscito ad ottenere il monopolio come si proponeva … Farinacci. E ci chiamate sciocchi? Gramsci. Non sareste sciocchi solo se foste capaci di risolvere i problemi della situazione italiana … Mussolini. Li risolveremo. Ne abbiamo già risolti parecchi. Gramsci. Il fascismo non è riuscito completamente ad attuare l’assorbimento di tutti i partiti nella sua organizzazione. Con la massoneria ha impiegato la tattica politica del noyautage, poi il sistema terroristico dell’incendio delle logge, e infine impiega oggi l’azione legislativa, per cui determinate personalità dell’alta banca e dell’alta burocrazia finiranno per l’accodarsi ai dominatori per non perdere il loro posto, ma con la massoneria il governo fascista dovrà venire ad un compromesso. Come si fa quando un nemico è forte? Prima gli si rompono le gambe, poi si fa il compromesso in condizioni di evidente superiorità. Mussolini. Prima gli si rompono le costole, poi lo si fa prigioniero, come voi avete fatto in Russia! Voi avete fatto i vostri prigionieri e poi li tenete, e vi servono! [Commenti]. Gramsci. Far prigionieri significa appunto fare il compromesso: perciò noi diciamo che in realtà la legge è fatta specialmente contro le organizzazioni operaie. Domandiamo perché da parecchi mesi a questa parte senza che il Partito comunista sia stato dichiarato associazione a delinquere, i carabinieri arrestano i nostri compagni ogni qualvolta li trovano riuniti in numero di almeno tre … Mussolini. Facciamo quello che fate in Russia … Gramsci. In Russia ci sono delle leggi che vengono osservate: voi avete le vostre leggi … Mussolini. Voi fate delle retate formidabili. Fate benissimo! [Si ride]. Gramsci. In realtà l’apparecchio poliziesco dello Stato considera già il Partito comunista come un’organizzazione segreta. Mussolini. Non è vero! Gramsci. Intanto si arresta senza nessuna imputazione specifica chiunque sia trovato in una riunione di tre persone, soltanto perché comunista, e lo si butta in carcere. Mussolini. Ma vengono presto scarcerati. Quanti sono in carcere? Li peschiamo semplicemente per conoscerli! Gramsci. È una forma di persecuzione sistematica che anticipa e giustificherà l’applicazione della nuova legge. Il fascismo adotta gli stessi sistemi del governo Giolitti. Fate come facevano nel Mezzogiorno i mazzieri giolittiani che arrestavano gli elettori di opposizione … per conoscerli. Una voce. C’è stato un caso solo. Lei non conosce il meridione. Gramsci. Sono meridionale! Mussolini. A proposito di violenze elettorali io le ricordo un articolo di Bordiga che le giustifica a pieno! Greco Paolo. Lei, onorevole Gramsci, non lo ha letto quell’articolo. Gramsci. Non le violenze fasciste, le nostre. Noi siamo sicuri di rappresentare la maggioranza della popolazione, di rappresentare gli interessi più essenziali della maggioranza del popolo italiano; la violenza proletaria è perciò progressiva e non può essere sistematica. La vostra violenza è sistematica e sistematicamente arbitraria perché voi rappresentate una minoranza destinata a scomparire. Noi dobbiamo dire alla popolazione lavoratrice che cosa è il vostro governo, come si comporta il vostro governo, per organizzarla contro di voi, per metterla in condizioni di vincervi. È molto probabile che anche noi ci troveremo costretti ad usare gli stessi vostri sistemi, ma come transizione, saltuariamente. [Rumori, interruzioni}. Sicuro: ad adottare gli stessi vostri metodi, con la differenza che voi rappresentate la minoranza della popolazione, mentre noi rappresentiamo la maggioranza. [Interruzioni, rumori]. Farinacci. Ma allora, perchè non fate la rivoluzione? Lei è destinato a fare la fine di Bombacci! La manderanno via dal partito! Gramsci. La borghesia italiana quando ha fatto l’unità era una minoranza della popolazione, ma siccome rappresentava gli interessi della maggioranza anche se questa non la seguiva, così ha potuto mantenersi al potere. Voi avete vinto con le armi, ma non avete nessun programma, non rappresentate niente di nuovo e di progressivo. Avete solo insegnato all’avanguardia rivoluzionaria come solo le armi, in ultima analisi, determinano il successo dei programmi e dei non programmi … [Interruzioni, commenti}. Presidente. Non interrompete? Gramsci. Questa legge non varrà affatto a frenare il movimento che voi stessi preparate nel paese. Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine. Questo è il valore reale, il vero significato della legge. Qualche fascista ricorda ancora nebulosamente gli insegnamenti dei suoi vecchi maestri, di quando era rivoluzionario e socialista, e crede che una classe non possa rimanere tale permanentemente e svilupparsi fino alla conquista del potere senza che essa abbia un partito ed una organizzazione che ne riassuma la parte migliore e più cosciente. C’è qualcosa di vero in questa torbida perversione reazionaria degli insegnamenti marxisti. È certo molto difficile che una classe possa giungere alla soluzione dei suoi problemi e al raggiungimento di quei fini che sono insiti nella sua esistenza e nella forza generale della società, senza che un’avanguardia si costituisca e conduca questa classe fino al raggiungimento di tali fini. Ma non è detto che questa enunciazione sia sempre vera, nella sua meccanicità esteriore ad uso della reazione! Questa è una legge che serve per l’Italia, che dovrà essere applicata in Italia, dove la borghesia non è riuscita in nessun modo e non riuscirà mai a risolvere in primo luogo la questione dei contadini italiani, a risolvere la questione dell’Italia meridionale. Non per nulla questa legge viene presentata contemporaneamente ad alcuni progetti concernenti il risanamento del Mezzogiorno. Una voce. Parli della massoneria. Gramsci. Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale. In Italia il capitalismo si è potuto sviluppare in quanto lo Stato ha premuto sulle popolazioni contadine, specialmente nel Sud. Voi oggi sentite l’urgenza di tali problemi, perciò promettete un miliardo per la Sardegna, promettete lavori pubblici e centinaia di milioni a tutto il Mezzogiorno; ma per fare opera seria e concreta dovreste cominciare col restituire alla Sardegna i 100-150 milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione sarda! Dovreste restituire al Mezzogiorno le centinaia di milioni di imposte che ogni anno estorcete alla popolazione meridionale. Mussolini. Voi non fate pagare le tasse in Russia!… Una voce. Rubano in Russia, non pagano le tasse ! Gramsci. Non è questa la questione, egregio collega, che dovrebbe conoscere almeno le relazioni parlamentari che su tali questioni esistono nelle biblioteche. Non si tratta del meccanismo normale borghese delle imposte: si tratta del fatto che ogni anno lo Stato estorce alle regioni meridionali una somma di imposte che non restituisce in nessun modo, ne con servizi di nessun genere … Mussolini. Non è vero. Gramsci. … somme che lo Stato estorce alle popolazioni contadine meridionali per dare una base al capitalismo dell’Italia settentrionale. [Interruzioni, commenti]. Su questo terreno delle contraddizioni del sistema capitalistico italiano si formerà necessariamente, nonostante la difficoltà di costituire grandi organizzazioni, l’unione degli operai e dei contadini contro il comune nemico. Voi fascisti, voi governo fascista, nonostante tutta la demagogia dei vostri discorsi, non avete superato questa contraddizione che era già radicale; voi l’avete anzi fatta sentire più duramente alle classi e alle masse popolari. Voi avete operato in questa situazione, per le necessità di questa situazione. Voi avete aggiunto nuove polveri a quelle già accumulate dallo sviluppo della società capitalistica e credete di sopprimere con una legge contro le organizzazioni gli effetti più micidiali della vostra attività stessa. [Interruzioni]. Questa è la questione più importante nella discussione di questa legge! Voi potete “conquistare lo Stato”, potete modificare i codici, voi potete cercare di impedire alle organizzazioni di esistere nella forma in cui sono esistite fino adesso; non potete prevalere sulle condizioni obiettive in cui siete costretti a muovervi. Voi non farete che costringere il proletariato a ricercare un indirizzo diverso da quello fino ad oggi più diffuso nel campo dell’organizzazione di massa. Ciò noi vogliamo dire al proletariato e alle masse contadine italiane da questa tribuna: che le forze rivoluzionarie italiane non si lasceranno schiantare, che il vostro torbido sogno non riuscirà a realizzarsi [interruzioni]. È molto difficile applicare ad una popolazione di 40 milioni di abitanti i sistemi di governo di Zankof . In Bulgaria vi sono pochi milioni di abitanti e tuttavia, nonostante gli aiuti dall’estero, il governo non riesce a prevalere sulla coalizione del Partito comunista e delle forze contadine rivoluzionarie, e in Italia ci sono 40 milioni di abitanti. Mussolini. Il Partito comunista ha meno iscritti di quello che abbia il Partito fascista italiano! Gramsci. Ma rappresenta la classe operaia. Mussolini. Non la rappresenta? Farinacci. La tradisce, non la rappresenta. Gramsci. Il vostro è un consenso ottenuto col bastone. Farinacci. Parla di Miglieli! Gramsci. Precisamente. Il fenomeno Miglieli ha una grande importanza appunto nel senso di ciò che ho detto prima: che le masse contadine anche cattoliche si indirizzano verso la lotta rivoluzionaria. Né i giornali fascisti avrebbero protestato contro Miglieli se il fenomeno “Miglieli” non avesse questa grande importanza dell’indicare un nuovo orientamento delle forme rivoluzionarie in dipendenza della vostra pressione sulle classi lavoratrici. Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la mercé reazionaria antiproletaria! Non è la massoneria che vi importa? La massoneria diventerà un’ala del fascismo. La legge deve servire per gli operai e per i contadini, i quali comprenderanno ciò molto bene dall’applicazione che ne verrà fatta. A queste masse noi vogliamo dire che voi non riuscirete a soffocare le manifestazioni organizzative della loro vita di classe, perché contro di voi sta tutto lo sviluppo della società italiana. [Interruzioni]. Presidente. Ma non interrompano? Lascino parlare. Lei, però, onorevole Gramsci, non ha parlato della legge! Rossoni. La legge non è contro le organizzazioni! Gramsci. Onorevole Rossoni, ella stesso è un comma della legge contro le organizzazioni. Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete ad impedire che il movimento rivoluzionario si rafforzi e si radicalizzi. [Interruzioni, rumori]. Perché esso solo rappresenta oggi la situazione del nostro paese … [Interruzioni]. Presidente. Onorevole Gramsci, questo concetto lo ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose! Gramsci. Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea. Il movimento rivoluzionario vincerà il fascismo. [Commenti]. * Con questo discorso, pronunciato alla Camera il 16 maggio 1925, Gramsci intervenne contro il disegno di legge Mussolini-Rocco rivolto contro la massoneria e indirettamente contro i partiti antifascisti. ** Va sottolineato come in questo passaggio Gramsci si riferisce all’uso delle armi da parte della classe operaia in pieno regime borghese democratico parlamentare, ossia quello vigente nel 1920

 

 

 

 

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