Il ”sistema” Palamara c’era , ma la politica che ha di che rimproverarsi e riflettere ha fatto ben poco per bloccarlo. Per cui non meravigliamoci…ed evitiamo di chiedere riforme che possono portare a soluzioni – come quelle proposte dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati- che potrebbero essere peggiori dei mali che si intendono curare. Una affermazione e con tanto di analisi e domande precise che l’avvocato Leonardo Pinto del Foro di Matera rivolge alla seconda carica dello Stato, già componente del Consiglio superiore della Magistratura, allargando l’orizzonte a diverse problematiche senza dimenticare che le regole ci sono e che vanno fatto rispettare. Nel BelPaese si legifera e tanto con la riforma di turno, che dovrebbe essere la panacea per tutti i mali. E chiede, piuttosto, se non sia il caso di procedere al trasferimento di magistrati in altra sede e che abbiano fruito del metodo attuato – e non da solo- dall’ex presidente del Csm. Sarebbe un passo avanti, dice Pinto. Ci sarà? La politica che dice? Applica le regole che ci sono rinvia tutto a una riforma?

LA CASELLATI E LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
NO ALLA OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE

La Presidente del Senato, in una intervista pubblicata oggi sul quotidiano La Stampa, afferma che non c’è un caso Palamara, ma il caso grave della giustizia italiana da risolvere in fretta perché i cittadini hanno bisogno della certezza del diritto. Precisa: “Quello che è successo al Csm dimostra che è urgente intervenire sulle riforme, sulla separazione delle carriere, sulla non obbligatorietà dell’azione penale, sulla durata dei processi.” Così da “Agenzia Nova” delle 9,55.
Personalmente, avrei preferito che la Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, per garantire la sua terzietà nel dibattito politico, avesse evitato di spingersi in simili affermazioni. E’ come se il Presidente Mattarella si spingesse a sollecitare una riforma della giustizia che prevedesse la separazione delle carriere dei magistrati e l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Dissento fortemente dalla Casellati e la invito, quale cittadino della Repubblica Italiana, a mantenere il profilo istituzionale di terzietà proprio del Presidente del Senato che può certo sollecitare riforme, ma non suggerire scelte politiche riformatrici, soprattutto in un settore così delicato qual è quello della giustizia.
In ogni caso, le soluzioni proposte della Casellati sono peggiori dei mali che si intendono curare.
Prima di approfondire, avverto l’esigenza di porre alcune domande.
Sen.Casellati, lei è stata componente del CSM dal 2014 al 2018, possibile che non si sia accorta del “sistema Palamara”? Cosa ha fatto per stroncare quel sistema dal quale oggi prende le distanze? Secondo lei il “sistema Palamara” ha riguardato solo i posti di dirigenti di magistrati requirenti o anche di Presidenti di Tribunali, di Corti di Appello ecc.? Purtroppo, ha riguardato anche questi ultimi.
Dunque, perché separare le carriere? Questo darebbe vita ad un altro organo o CSM per i magistrati requirenti.
Sen.Casellati, personalmente ritengo, più semplicemente, che la madre di tutte le riforme, peraltro a costo zero, sia quella di far rispettare le regole che già esistono nell’attuale ordinamento giudiziario, che spesso per distrazioni (per usare un eufemismo) vengono del tutto trascurate con l’acquiescenza, a volte, anche degli avvocati. Che dire della politica sempre distratta verso l’inefficienza ovvero a gestioni “domestiche” di Uffici Giudiziari.
Palamara ha spiegato a chiare lettere di non aver agito da solo ma di concerto con la politica.
Sen.Casellati, anzi Presidente del Senato, non ritiene che -alla luce di tale sconcertante ed allarmante “scoperta”- si debba procedere per motivi di opportunità a trasferire urgentemente i magistrati coinvolti nelle “trattative Palamara”, peggio, mediazioni (incredibile!), in sedi diverse da quelle loro assegnate con il metodo Palamara? Questo sarebbe un provvedimento molto salutare per la giustizia italiana è un modo per dimostrare finalmente agli Italiani che si intende fare sul serio per rigenerare il sistema giustizia.
Da avvocato, come posso essere sereno nello svolgere la mia delicata funzione se a conoscenza che un dirigente di Ufficio Giudiziario copre il posto non per meriti, ma in virtù di trattative e mediazioni?
Il trasferimento di magistrati che si trovano in simili condizioni lo dovrebbero chiedere, a mio avviso, soprattutto gli avvocati che hanno il primario interesse di confrontarsi con magistrati che fanno carriere per meriti e non per bieche spartizioni.
Infine, sulla prospettata soluzione della soppressione dell’obbligatorietà dell’azione penale.
In Italia il tasso di infedeltà all’interno delle istituzioni pubbliche è molto alto, come lo è quello della corruzione caratterizzata, spesso, da modalità mafiose.
Nel caso fosse soppressa l’obbligatorietà dell’azione penale, come suggerisce la Presidente del Senato, quanti delle vittime di reati contro la pubblicazione amministrazione, il patrimonio, l’ordine pubblico, la persona, sarebbero disposte a presentare denuncia?
La cronaca giudiziaria quotidiana ci insegna che la forza intimidatrice e il potere economico dei mafiosi crea condizioni di omertà impenetrabile, anche attraverso vendette trasversali.
Ritengo, quindi, che i suggerimenti della Presidente del Senato, Sen.Casellati, eletta nelle liste di FI, non siano da prendere in considerazioni, tranne che la medesima non chiarisca e specifichi meglio le sue proposte.
Una battuta finale sulla durata dei processi. Se i processi devono essere celebrati con le garanzie dei diritti di difesa va aumentato il numero dei magistrati e dei cancellieri, oltre che informatizzare il sistema per garantire la massima trasparenza che ad alcuni non piace.