Ma perchè quello che ha detto Fedez  da banalmente ordinario (non si è inventato nulla, infatti, tutto vero e risaputo), diventa straordinario, un caso addirittura? La scontata polemica di Salvini? Le “opportunità” di un “contesto” e l’invito ad adegurasi al “sistema” di una RAI lottizzata? No. O non solo.

Quello che ha fatto il popolare Fedez è stato quello di mettere a nudo l’inadeguatezza di quella parte della politica, cosiddetta progressista e persino con qualche venatura di sinistra, incapace culturalmente di portare fino in fondo le proprie battaglie di civiltà.

Impantanata com’è nelle sue “opportunità” e convenienze, incapace da tempo di esercitare una sua chiara politica ancorata ad un substrato politico altrettanto chiaro e definito. Sempre lì a galleggiare e ad annacquarsi  al fine di non urtare troppo il cosiddetto “elettorato moderato” da cui spera ovviamente di attingere. Fino a diventare essa stessa “moderata” tout court.

E proprio quando si affrontano temi delicati e di civiltà come quelli toccati dal disegno di legge Zan che si registra una “tiepidezza” intollerabile e un laissez faire agli eventi avversi, specie quando tolgono/ritardano fastidiose  castagne dal fuoco.

Ma una politica degna di questo nome dovrebbe assumersi la responsabilità di combattere con decisione la deriva  intollerabile di omofobia che circola contro il disegno di legge Zan e spingere con determinazione per una sua approvazione in tempi rapidi anche al Senato, considerato che è stato presentato il 2 maggio 2018 ed approvato dalla Camera il 4 novembre 2020. Un lasso di tempo che rischia di dilatarsi a dismisura per l’azione ostruzionistica del presidente leghista della commissione, Andrea Ostellari, alla sua calendarizzazione.

Il merito di Fedez è di fare ciò che questa classe politica “de sinistra“, come la definisce sguaiatamente Salvini, non riesce più a fare: far diventare popolare la sua politica, specie quando riguarda questi temi di grande impatto sociale e portarli avanti con decisione.

Ma cosa dice il disegno di legge Zan?  Con essa si persegue il contrasto alle discriminazioni basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità (aspetto quest’ultimo inserito in corso d’opera). In pratica, questa legge aggiunge ai passaggi del codice penale (articolo 604-bis) che già puniscono, con il carcere fino a un anno e sei mesi, le discriminazioni a sfondo razziale, etnico o religioso anche quelle di stampo omofobo. Prevede pene, fino a 4 anni (art. 604-ter), per chi istiga a commettere discriminazioni o violenze per motivi di sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità così come oggi è previsto per razza, etnia o religione. E punisce anche chi organizza o partecipa ad associazioni che, per gli stessi motivi, istigano alla discriminazione e alla violenza. Esso «aggiunge» non solo il reato di discriminazione omofoba, ma anche l’aggravante (oggi l’aggravante dell’odio razziale può far aumentare la pena di un reato fino a una metà in più, lo stesso potrebbe valere per aggressioni a omosessuali o transessuali). Inoltre si istituisce per il 17 maggio una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.