mercoledì, 28 Settembre , 2022
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Facciamo la Pace? Oggi è la giornata buona….

Caro Vito, ti sto scrivendo dalla Romania, più precisamente dal confine con l’Ucraina.
Non sono solo qui, come puoi vedere dalla foto. Sono con un gruppo formato da colleghi di Save the Children, da Jago, il famoso scultore, e l’attore Cesare Bocci. Siamo venuti qui per testimoniare direttamente quello che sta succedendo, in una giornata simbolica come quella della pace. Stiamo incontrando persone che ci raccontano storie strazianti e credo fermamente che sia necessario continuare a tenere alta l’attenzione su questa guerra. Come Save the Children in questi mesi, quasi 7 ormai, abbiamo cercato di sostenere in ogni modo i bambini ucraini e le loro famiglie. Ma questo non sarà mai sufficiente finché non ci sarà un immediato cessate il fuoco. La fine della guerra è l’unico e solo modo per proteggere i bambini dalla violenza e da altre violazioni dei loro diritti. Bisogna continuare a chiederlo con forza.” E’ il messaggio che diversi di noi avranno ricevuto oggi da questa meritoria associazione da tempo impegnata, come altre, a limitare quelli che i guerrafondai chiamano “danni collaterali”, ovvero le conseguenze nefaste delle guerre per i civili, grandi e piccoli.

Oggi che è anche, per l’appunto, la Giornata Internazionale della Pace, istituita il 30 novembre 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione 36/67  con lo scopo di creare un giorno all’insegna della pace mondiale e della non violenza  (con la risoluzione successiva del 7 settembre 2001 è stato istituito un unico giorno: si celebra il 21 settembre di ogni anno).

Proprio oggi che dalla Russia (discorso di questa mattina di Putin) e dalla sede dell’ONU (vedi discorsi vari tra cui quello di Draghi) in cui ciò sembrerebbe impossibile, soprattutto perché si punta alla sola via dell’annientamento dell’altro, alzando sempre più il livello dello scontro, condannando così altri innocenti al macello e nella peggiore delle ipotesi preparando lo scenario di una guerra mondiale.

Chi lavora per la Pace, allora? Nessuno. In Italia dove è in corso una delle più delicate campagne elettorali della storia repubblicana, l’argomento è espunto o bypassato. C’è qualche timida opposizione all’appiattimento sulle posizioni atlantiste ma non sufficiente a rivendicare una visione autonoma dell’Europa, ad assumere come paradigma una verità oggettiva: che è stato un errore madornale sovrapporre l’atlantismo all’europeismo. Che solo ai partner della NATO (USA in testa) che sono lontani territorialmente dal terreno di battaglia può andare bene una lunga guerra qui in casa nostra (che è quella che si intende fare)  o peggio una escalation.

Lo chiedono i popoli europei. Lo chiede il popolo italiano che da sempre è stato in larga parte contrario all’inasprimento del conflitto. Ancora oggi è stato pubblicato l’ennesimo sondaggio su come la si pensa in Italia. Ed è abbastanza chiaro:

Quando, allora, i governanti si decideranno di fare una politica in sintonia con il proprio popolo? Non è in discussione la solidarietà con il popolo ucraino, ma la banale considerazione che la sospensione o la riduzione delle forniture belliche sono le condizioni basilari per proporsi ad aprire un negoziato. Inviare armi è come gettare benzina sul fuoco, mentre c’è bisogno di pompieri che questo fuoco lo spengano. Più si va avanti è più la situazione diventerà disastrosa. Lo stesso segretario dell’ONU Guterres ha parlato di minaccia per il futuro dell’umanità derivante dalla guerra (crisi alimentari, ritardi nella lotta ai cambiamenti climatici). L’Ucraina è, infatti, solo uno dei fronti di guerra attuali (Yemen, Libia, Siria, Armenia e Azerbaigian…). Bisognerebbe ricostruire la collaborazione internazionale, mentre si spinge verso una distruttiva polarizzazione. Se non oggi la Pace, dunque, quando?

 

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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