Era già un dato oggettivo, acquisito all’epoca. Enrico Letta, allora segretario del PD, offeso per la caduta del governo di Super Mario, rifiutò non solo di formare una coalizione con il M5S di Giuseppe Conte che avrebbe potuto vincere le elezioni, ma anche di fare una accordo di desistenza in una serie di collegi che avrebbe -se non ottenuto lo stesso risultato-, quantomeno reso risicata la vittoria del centro destra. La novità di queste ore è che c’è stata una conferma interna al PD che lo ha esplicitato. Trattasi del governatore della vicina Puglia, Michele Emiliano che lo ha spiegato in una iniziativa pubblica, così come ricostruito nell’articolo che riportiamo a seguire, a firma Antonio Padellaro che era presente a quell’incontro, e pubblicato ieri su Il Fatto quotidiano.it, dal titolo: “Così Letta jr. fece vincere Meloni“.

“Mercoledì 9 luglio, ospite del festival “Il libro possibile” di Polignano, -si legge- Michele Emiliano ha raccontato quanto segue: “Ricordo che eravamo in piena estate alla vigilia delle ultime elezioni politiche e c’era Enrico Letta l’allora segretario del Pd che doveva decidere come costruire la coalizione di centrosinistra. Rendendomi conto che l’alleanza con il Movimento 5 Stelle rischiava di fallire chiamai Giuseppe Conte e Beppe Grillo. Spiegai che con il meccanismo della desistenza, l’accordo che in ogni collegio concentra i voti sul candidato più forte della coalizione, in Puglia avremmo vinto dappertutto. Grillo e Conte mi dissero di andare avanti mentre Letta rispose testualmente: ‘Non facciamo pasticci. Non mi complicare la vita’. Con un’intesa del genere avremmo potuto pareggiare le elezioni con la destra e forse avremmo anche potuto vincerle. Non se ne fece nulla e sono convinto che la volta scorsa abbiamo perso le elezioni perché si è deciso a tavolino di far vincere Giorgia Meloni. Nessuno me lo leva dalla testa”. Così, davanti a una incredula platea (e alla presenza sul palco della collega di Sky Stefania Pinna e di chi scrive) parlò uno dei protagonisti della politica italiana, esponente di primo piano del Pd nonché da un decennio presidente della regione Puglia. Una testimonianza diretta che mette il timbro definitivo sul suicidio politico di cui questo giornale parlò per primo il 28 settembre del 2022, subito dopo la presa del potere da parte di Meloni &C. Era tutto scritto nell’inchiesta a firma Ilaria Proietti dove si elencavano una ventina di casi, uno per uno, che avevano fatto perdere al centrosinistra tutti quei seggi decisivi in Parlamento. Nell’articolo venivano citati distacchi misurabili in percentuali minime, due o tre per cento, e tutti andati a vantaggio dei partiti del centrodestra. Che pur detestandosi quando è il momento fanno squadra e vincono. Se esistesse il Coglione d’oro per il caso più eclatante di autolesionismo elettorale andrebbe assegnato a quel candidato progressista che per effetto della rinuncia alla desistenza da parte del caro leader riuscì a perdere per una trentina di voti il seggio andato invece a una tizia della destra. A questo punto un minimo di onestà intellettuale dovrebbe suggerire a Enrico Letta di spiegare ai poveri elettori di centrosinistra l’interpretazione esatta di quella frase riferita da Emiliano. In che senso non si dovevano “fare pasticci”? E in che modo la soluzione prospettata dal presidente della Puglia per poter pareggiare o addirittura per riuscire a vincere le elezioni avrebbe “complicato la vita” al segretario dem? Perché, come denuncia oggi Emiliano, si decise “a tavolino” di far vincere Giorgia Meloni? Tranquilli, trattandosi di un fatto di una gravità assoluta non lo sapremo mai.” Certo, è una bella domanda quella che si pone ora Emiliano, a cui tanti italiani vorrebbero una risposta che avesse un senso….perchè -come canta Vasco- tutti vorrebbero “…trovare un senso a questa storia/Anche se questa storia un senso non ce l’ha“.

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