HomePoliticaElettori materani raggirati. Si cambia casacca? La legge lo consente e lo...

Elettori materani raggirati. Si cambia casacca? La legge lo consente e lo favorisce…

Michele Paterino, con un lungo trascorso (soprattutto) tra i banchi dei consiglio comunale di Matera proprio non ci sto alla prassi ricorrente della transumanza, delle campagna acquisti e dei cambi di casacca da uno schieramento all’altro dell’assemblea, con le motivazioni di ‘’opportunità’’ e del ‘’venir meno delle condizioni’’ per restare in questa o quella lista. Paterino sorride, scuote la testa e commenta con un lapidario: ‘’ …Ma questi un minimo di dignità e di rispetto verso gli elettori che li hanno votati, proprio non ce l’hanno?’’. Risposta scontata, ma l’attuale legislazione consente il trasformismo, radicatosi nel ‘900. Così si susseguono le ‘’schiforme’’, l’ultima del governo Meloni con una premialità spropositata da legge truffa, ma di abolire i comodi cambi di casacca con il passaggio – a volte- nei gruppi misti proprio non se ne parla. Questione morale e con tanta ipocrisia da ‘’che me ne frega…i voti sono miei’’. Non è affatto così, precisa Paterino, gli elettori esistono e non vanno raggirati. Non meravilgiamoci se crescono qualunquismo (sono tutti uguali!) e astensionismo. E quanto al bene e all’interesse per la città c’è tanta ipocrisia. Si predica bene e si razzola male. Dimissioni? Manco per l’anticamera. Si resta in consiglio, nelle commissioni, anche cambiano casacca e politica. Tutto questo nell’interesse personale. Paterino dalla parte degli elettori. Ma quanti hanno volontà e coraggio di esprimere disappunto verso quanti hanno, in buona fede o per vincoli datati, contribuito a fare eleggere? Paterino chiede chiarezza e coerenza. E na’ parola…

Comune di Matera. Il voto degli elettori merita rispetto.
A proposito di quanto sta accadendo al comune di Matera induce a qualche riflessione sul rapporto tra i consiglieri comunali e i cittadini che gli hanno votati.La scelta di un consigliere comunale di cambiare partito è una scelta personale e politica che, nel pieno rispetto delle regole democratiche, ritengo non si possa contestare. Il problema è un altro. È il rapporto tra quella scelta e il mandato ricevuto dagli elettori.Ciò che merita una riflessione è : cambiare appartenenza politica e, contemporaneamente, confermare il sostegno al sindaco Antonio Nicoletti e alla maggioranza che lo sostiene.Ed è proprio qui che nasce la domanda che riguarda non il consigliere, ma gli elettori.Chi ha votato un candidato in una lista che sosteneva il sindaco Nicoletti alle ultime elezioni comunali ha fatto scelta ben precisa, una precisa coalizione e una precisa proposta politica. Oggi quella scelta si trova rappresentata da consiglieri che hanno deciso di collocarsi politicamente altrove.È legittimo? Certamente sì. È politicamente neutrale? No.Perché ogni cambio di appartenenza modifica inevitabilmente il quadro della rappresentanza uscito dalle urne. E allora sarebbe necessario porsi una domanda semplice: quanto conta ancora il voto espresso dagli elettori se, una volta terminate le elezioni, la collocazione politica dei consiglieri può cambiare senza che questo comporti una conseguenza sulla maggioranza e sull’indirizzo amministrativo?Chi cambia partito dovrebbe avere il dovere politico di spiegare anche agli elettori che cosa cambia nella propria azione amministrativa. Se si ritiene che il progetto politico nel quale si è stati eletti sia ormai superato, allora è legittimo cambiare strada. Ma se la nuova strada porta esattamente nello stesso posto, cioè a sostenere lo stesso sindaco, la stessa maggioranza e la stessa amministrazione, è inevitabile chiedersi quale sia la reale portata politica del cambiamento.Perché delle due l’una. O il cambio di appartenenza esprime una diversa visione politica e, quindi, questa diversità dovrebbe emergere anche nelle scelte amministrative. Oppure la collocazione politica cambia, ma il sostegno al sindaco resta intatto.

E in questo secondo caso la domanda diventa ancora più inevitabile: che cosa ha determinato realmente il cambiamento? È una domanda legittima, soprattutto perché l’attuale maggioranza consiliare non è semplicemente quella uscita dalle urne.Nel corso della legislatura si sono infatti modificati gli equilibri politici e consiliari, fino ad arrivare all’attuale configurazione. Questo pone un problema che va oltre il singolo consigliere: il cittadino che ha votato una determinata coalizione può ancora riconoscersi pienamente nella maggioranza che oggi governa la città?La politica può certamente evolvere. I partiti possono cambiare. Le persone possono maturare convinzioni diverse. Ma non dovrebbe mai cambiare il principio fondamentale secondo cui il voto degli elettori merita rispetto e la rappresentanza politica deve essere accompagnata dalla massima trasparenza.Ed è proprio per questo che sarebbe interessante conoscere fino in fondo le motivazioni di queste scelte. Perché restare in maggioranza dopo aver cambiato partito? Perché continuare a sostenere il sindaco Nicoletti se il progetto politico di provenienza viene considerato inadeguato?E soprattutto: quale nuovo equilibrio politico si intende costruire?

Il nuovo posizionamento è esclusivamente una scelta di identità politica oppure potrebbe preludere anche a una maggiore rappresentanza nell’amministrazione, magari attraverso un ingresso in Giunta?Necessario a questo punto fare chiarezza fino in fondo da parte degli interessati per eliminare ogni dubbio.Perché se l’obiettivo è esclusivamente portare avanti il bene della città, sostenendo il sindaco e valutando i provvedimenti nel merito, sarà semplice dirlo. Se invece dietro il nuovo posizionamento esiste una richiesta di maggiore spazio politico e amministrativo, anche questo fa parte della politica e sarebbe altrettanto corretto dichiararlo apertamente.Quello che non può essere chiesto agli elettori è di considerare irrilevante ciò che accade dopo il voto. Il voto non è una delega in bianco. È una scelta politica che dovrebbe conservare un significato anche nel corso della legislatura. Cambiare partito può essere legittimo. Cambiare idea può essere legittimo. Cambiare collocazione può essere legittimo.Ma ogni cambiamento porta con sé una responsabilità: spiegare agli elettori perché è avvenuto e quale conseguenza avrà sulla rappresentanza che hanno affidato con il loro voto.E soprattutto se il rispetto del voto popolare continui ad essere considerato un principio politico oppure soltanto un ricordo della notte elettorale.
Matera, agosto 2026
Michele Paterino

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti