Non si dovrebbe sparare sulla Croce Rossa è vero, ma il commento di Antonio Luongo, segretario regionale del Pd di Basilicata, al voto del 31 maggio è a dir poco surreale.

Ed è incredibile come sorvoli su tutti gli schiaffoni-elettorali che il partito di cui è il massimo esponente (quindi lui stesso) ha preso in tanti Comuni, come se nulla fosse accaduto.

E allora, complice il suo nome, ci è venuta in mente la famosa gag di Totò che richiamiamo nel titolo. Con lui però (meno Luongo e più De Curtis) nelle vesti di Totò narratore.

Per chi non la ricordasse consigliamo di rivederla (dura pochissimi minuti) a questo link : https://www.youtube.com/watch?v=PwYdZ0HFHMk , prima di continuare nella lettura.

Ma vediamo cosa ha dichiarato: “Quella appena vissuta è stata una tornata elettorale difficile e complicata, che ci restituisce l’immagine di una geografia politica nazionale non stabilizzata e non scontata. La dimensione preoccupante di un persistentemente diffuso astensionismo e di una deriva populista particolarmente aggressiva evidenzia ancora di più il senso e il valore della battaglia del Pd, unico vero sbocco democratico all’avanzata dell’antipolitica

E’ un quadro politico attraversato da tensioni e contraddizioni che in Basilicata non si riversano contro il Pd, ma dentro il Pd e dentro la sua dialettica interna, creando non poco disorientamento tra i sostenitori e gli elettori del partito.

E tuttavia non può non essere sottolineato il significato politico del successo conseguito nelle consultazioni amministrative più indicative e, al tempo stesso, più contrastanti: a Matera con Salvatore Adduce, ampiamente suffragato al primo turno e proiettato con grande slancio verso il secondo; ad Avigliano, con Vito Summa, la cui leadership locale ha trovato la sua consacrazione nel largo consenso dei suoi concittadini; a Montalbano Jonico con Piero Marrese, giovane e brillante dirigente politico del Metapontino, la cui elezione a Sindaco ha ottenuto un autentico plebiscito popolare, strappando al centrodestra la gestione del Comune.

Il Pd ha ovunque lavorato per tenere alto il profilo del rapporto tra istituzioni e cittadini. Il voto di domenica scorsa ci dice quanto sia miope l’illusione di lucrare sulle divisioni e sui particolarismi e quanto invece decisiva la consapevolezza di recuperare a pieno la funzione dirigente del partito e la sua capacità non surrogabile di formare classi dirigenti e di costruire sintesi politiche.

Rivolgo, infine, i più sinceri auguri di buon lavoro a tutti i Sindaci e consiglieri comunali eletti….”

Insomma, una fiera dell’ovvietà e citazione solo dei risultati ritenuti positivi, “sopravvolando” completamente sulle sonore sberle ricevute un pò dovunque, specie là dove il simbolo del PD era in corsa e per giunta ad opera di liste avversarie promosse e sostenute apertamente da dirigenti e consiglieri regionali del suo stesso partito.

Ma è lui o non è lui? Davvero pensa di cavarsela così? Derubricando a “tensioni e contraddizioni” e a “dialettica interna” questa vera e propria guerra scatenata dalla filiera Pittelliana (più che renziana), con Polese nel potentino e Antezza-Braia-Spada nel materano a far da falange armata, contro l’ala Luonghiana per la supremazia nel PD?

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Anche perché quello andato in scena l’ultima domenica di maggio potrebbe anche rivelarsi come un prologo sanguinolento che potrebbe contemplare persino un “coup the théatre” finale al ballottaggio di Matera per assestare il colpo di grazia all’odiato nemico.

No? E’ troppo? Non si spingerebbero fino a tanto? Sarà,  ma come diceva l’inossidabile Andreotti buonanima: a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!

Perché sarebbe un finale plausibile alla luce di quanto accaduto. Solo sostanziose convenienze e contropartite che al momento sfuggono potrebbero portare queste armate che premono con il coltello fra i denti a sostenere e non affondare Adduce al ballottaggio.

Sarà forse per questo che Luongo (che appare sempre più l’ombra di se stesso) tace e acconsente a ciò che non dovrebbe per ruolo e funzione ricoperta. Vedremo….

Per intanto, al momento come dicevamo, egli appare come Totò che racconta di quell’omaccione che lo copre di improperi, lo prende a schiaffoni e lo malmena, chiamandolo ripetutamente Pasquale senza che lui reagisca (“…perché volevo vedere fin dove voleva arrivare…”), ma soprattutto perchè : “…che me frega a me e che so Pasquale io!

Ed eccolo ad immaginarcelo a raccontare di questi dirigenti e rappresentanti nelle istituzioni del PD che gli  rifilano uno schiaffone a Corleto Perticara, uno scapaccione a Irsina,  un ceffone a Salandra,  una smanacciata a Viggiano, un  manrovescio a Forenza, una sventola a Sant’Arcangelo e uno sganassone a Moliterno! Ma lui fermo e zitto senza reagire! Ed anche ora che sembrano volergli dire come a Totò : “Pasquale togliti il cappello che ti voglio sfondare il cranio”, muto e stecca!

Certo, il nostro Antonio -come Totò- non è sicuramente Pasquale…..ma le sberle le ha prese per davvero e davanti a tutti, mica di nascosto. Per cui a far finta di nulla non è che faccia una bella figura.

Specie rispetto alla moltitudine che l’ha votato nelle primarie, fidandosi del suo precedente buon curriculum nel ruolo, e che ora se ne sta “percossa ed attonita” , “muta pensando all’ultima ora dell’uom fatale”.