Donald Trump al momento non si agita più di tanto, aldilà del problema sanitario, mentre la Cina è alle prese con un triplo problema che tira dentro la diffusione sottovalutata e soffocata del Coronavirus da Vu Han, l’ordine pubblico interno che rischia di aprire varchi alle opposizioni e il calo verticale dell’export ,che ha fatto crollare la borsa e non solo con una rapidità che sembra lasciare ”intatti” i mercati di oltreOceano.

E questo strano silenzio, aldilà di quello che dicono gli economisti o i balbettiii dell’Unione europea, pare dar corpo ai sospetti che dietro all’epidemia da ”coronavirus” ci sia una guerra economica, che segue a quella dei dazi, a un riposizionamento degli effetti nefasti della globalizzazione, che ha fatto delocalizzare in Asia il 90 per cento del manifatturiero con il calo delle economie occidentali.

E allora quando l’epidemia si sarà stabilizzata, con un tributo inevitabile di vittime, il ”dumping”, al tavolo dei padroni del vapore ci si potrà sedere con rapporti di forza diversi. Con Trump pronto a incassare risultati in vista delle elezioni presidenziali, quasi in discesa dopo il momentaccio sull’impeachment.

Fanta politica? Il sospetto c’è tutto. Del resto le sanzioni sulle importazioni hanno smosso poco, la stessa cosa per la crisi dell’occupazione (l’Italia è un caso a sè), per il problema dei flussi migratori ”congelato” nel Mediteraneo e in quella stazione di attesa che è diventata la Turchia. Un Paese sostenuto sia dall’Unione Europea che dalla Russia e in qualche maniera dagli States, anche se gli Stati Uniti e la Nato sono scomparsi dal Mediterraneo altrimenti non si spiegherebbero presenze e guerre di fazione in Libia e in Iraq,naturalmente per accaparrarsi le aree petrolifere.

Quanto tempo ci vorrà per tornare alla normalità? Un mese? Forse. La Cina preme per riprendere i collegamenti internazionali, ma deve rassicurare che l’epidemia da Coronavirus è stata circoscritta, e allo stesso tempo dovrà fare i conti con una borsa che sta guardando ad altro. E gli States di Trump sono diventati un’area sicura con la sponda europea dell’Inghilterra, con quel Boris Johnson, che intende fare del suo Paese una zona franca – ponte tra Usa Europa e Asia.

Fatevi un po’ di conti e guardate ai passi del mercato azionario che sotto sotto, dopo una fase di smarrimento, sta mettendo a punto strategie di riprese a stelle e strisce. La guerra batteriologica, subdola e squallida, già vista in Asia con la Sars e in altri contesti poi rientrati come Ebola ( Africa) o Zika (Sudamerica), è in grado di far saltare il banco creando disagi e riposizionamenti politici ed economici. Con vantaggi anche per il manifatturiero e chimico farmaceutico.

Il vaccino? Ci vorrà del tempo. Tre, sei mesi. Da quanto si sente in giro. E l’Italia che è colpevolmente senza un modello e un piano di crescita da 30 anni, con effetti sul nostro import ed export che si fa sentire? E Matera, che mantiene una deleteria economia dalle mani libere, come dimostrato ampiamente durante il decennio che ha portato a capitale europea della cultura ?

Sono affette entrambe da sindrome di “mascherinite” cronicizzata. Del resto siamo a Carnevale e il mercoledì delle Ceneri è dietro l’angolo, per riflettere e operare attenuando gli allarmismi.

Sarà una Quaresima di riflessione, ma con il sorriso smagliante dello zio d’America…