Le corporazioni ? Ci sono ancora. Ma il fascismo non può tornare perchè l’Italia è una regione dell’Europa …e quanto a Matera ha avuto slancio e identità con la istituzione della Provincia del 1927′‘ .

Sono le considerazioni e i ricordi che l’artista e fine ceramista,mosaicista, Giuseppe ”Peppino” Mitarotonda contenute in una lunga chiacchierata a 360 gradi, sorseggiando un caffè, su una parte della storia di Matera che riprendiamo volentieri parlandone con il figlio di Francesco Mitarotonda, avvocato, podestà di Matera dal 1940 1943, l’ultimo del ventennio fascista. Prima che l’ Italia dell’armistizio dell’8 settembre portasse il Paese a insurrezioni come quella di Matera del 21 settembre , di Napoli e a una lunga e sanguinosa guerra che coinvolse truppe di occupazione tedesche in ritirata con la lunga scia di rappresaglie, alleati, uomini e donne della Resistenza e alla nascita della Repubblica con il referendum istituzionale.

Quello che venne dopo, con le ricostruzioni storiche e i riconoscimenti postumi sugli eccidi delle Foibe, i periodi della stragi e del terrorismo,fanno parte della memoria del BelPaese che non ha ancora e del tutto fatto i conti – con serenità e obiettività- con il suo passato.

I ricordi e le valutazioni di Peppino Mitarotonda sono un piccolo ma prezioso e volte scomodo contributo, a rileggere quello che si è dimenticato (mal vezzo del BelPaese), quanto accaduto .

Ho vissuto sempre all’ombra di mio padre deceduto enl 1990 – dice Peppino Mitarotonda,che ha 80 anni- e chiaramente questa mia presa di posizione non era dovuta al fatto che mio padre era severo, ma serio. Non perchè avevo idea di come mio padre era stato o era.. Lui si comportava in maniera seria senza nessun esibizionismo, per cui ho vissuto non con il mito ma nel rispetto dovuto al fatto che sono stato educato anche così, perchè ho vissuto in una famiglia grande. Per parecchio tempo siamo stati insieme con i Bronzini, dalla parte di mia madre, e mi sono fatto una idea di quello che doveva essere una vera famiglia’‘.

E la famiglia era il perno dell’ideologia del Ventennio, cosi come quella di un’altra Istituzione riconosciuta dal Concordato con i Patti Lateranensi.
In quei tempi eravamo legati anche da un fattore religiose-dice Peppino. Matera ha una caratteristica la Chiesa si ”sente” ovunque. Per secoli è stata governata dalla Chiesa nel bene e nel male. Siamo stati educati a una morale cattolica che a me non dispiace affatto. Anche confrontandole con altre religioni. Dio e famiglia e Patria? ….Per la verità la ‘Patria’ l’ho vissuta poco. Più l’esperienza del circolo La Scaletta. Sono stato educato a certi valori alla cultura, all’educazione, all’onestà” .

Una premessa per ricordare, per quanto possibile, l’attività del padre podestà. “Poche cose mi ha tramandato papà– continua- perchè chiaramente a fine guerra tutti quelli che erano stati fascisti erano additati come ‘traditori’ e che ”andavano arrestati” .

Papà si trovò in un periodo in cui il leader del Pci Palmiro Togliatti pensò bene di mettere una pietra sul passato e di guardare oltre nell’interesse del Paese, anche per le condizioni internazionali dell’epoca. Subì discriminazioni come tanti. Non fu arrestato ma uno zio sì, come il medico primario Domenico Bronzini. Non si impegnò nel nascente partito di destra, l’Msi , e preferì uscire del tutto dalla politica. Di quell’epoca in cui fu podestà parlò poco. Amministrò in silenzio.

Ricordava quello che fece per l’Ente provinciale del turismo e in particolare a Metaponto, che resse anche nel dopoguerra. Fece fare opere di bonifica e dei piani perchè vedeva sulla costa metapontina delle prospettive di crescita. Su Matera c’erano tante problematiche e il dibattito sul recupero dei rioni Sassi doveva venire nel dopoguerra con la prima legge speciale, anche se la questione sulle condizioni di vita della gente dei Sassi era stata segnalata con le relazioni al Governo fascista.

Ci furono alcuni interventi di edilizia residenziale tra via Tasso, Piccianello, borgo Venusio e altre opere pubbliche. Papà ricordava, e vi era particolarmente legato, la realizzazione della ”carrozzabile” che collegava lungo via Madonna delle Virtù il Sasso Barisano al Sasso Caveoso. Ricordava i disagi degli allarmi aerei e l’attesa che la guerra finisse.

Un’altra tema che ricordava era la gestione del mercato di Piazza Ascanio Persio, che nel dopoguerra era peggiorata perchè non erano controllati come un tempo. C’èra una guardia municipale annonaria che controllava prodotti, prezzi e produttori e lo stesso per il mattatoio. La presenza dei vigili era capillare…non era possibile nemmeno giocare a pallone in strada”.

Peppino Mitarotonda ricorda poco delle adunate o dei figli della lupa- ci dice- ma esprime rammarico per l’impulso che Matera aveva avuto con la nomina nel 1927 a capoluogo di provincia, grazie all’apporto del parlamentare montese Francesco D’Alessio.

Papà – ricorda Peppino Mitarotonda- ci parlava spesso dei fermenti, delle prospettive e della stagione delle opere pubbliche oltre che della urbanizzazione creata da Matera capoluogo di provincia. Lo sviluppo di Matera comunque è avvenuto, in passato, e questo è il mio modesto parere a opera dei Borbone, della Chiesa e del Fascismo a parte il dopoguerra che è stato sì un momento di ripresa, ma anche di sfascio. Guardate il rione Piccianello con tante contraddizioni urbanistiche e funzionali, che notiamo per esempio nella edificazione di case popolari. Non riesco a capire come con l’Incis la tipologia del costruito e dei servizi prevedeva spazi , cortili per giocare, intrattenersi o parcheggiare mezzi e oggi è il contrario, pur essendoci una esigenza precisa” .

Architettura e urbanistica a parte cosa ne pensava, quale era il rapporto del Podestà Francesco Mitarotonda con il duce, Benito Mussolini? ” Sempre rispettoso – dice ancora Peppino- ma non ha mai commentato sulle scelte politiche e sulla guerra. Del resto era stato oltre che podestà, anche vicefederale e del suo passato non voleva assolutamente trasmettere nulla ai figli perchè riteneva che la perdita della guerra e di certi valori poteva anche danneggiarci’‘.

Di lui restano poche fotografie, tessere, una laurea in studi corporativi . “Non sapevo cosa fossero quegli studi -aggiunge- poi mi sono informato e le corporazioni erano una componente importante del Fascio. Le Corporazioni sono espressioni delle diverse componenti produttive e professionali. Ci sono ancora oggi che difendono entità, identità e interessi. La Camera della Corporazioni c’era ed è giunta a noi con le camere di commercio, dell’industria, dell’agricoltura e dell’artigianato, nonostante l’ente camerale di Matera sia stato soppresso e regionalizzato, come tante altre funzioni della nostra città passate in silenzio-assenso o quasi. Oggi non c’è stato nessun elemento che ha distrutto o ridimensionato le corporazioni. Pensate a quella dei tassisti a Roma. Siamo convinti che certe basi del Fascismo non ci siano più. Restano le corporazioni. Se poi guardiamo allo Stato sociale, previdenziale e assistenziale, principi e strutture sono continuati con la Repubblica. Oggi lo stato sociale, per certi versi, è a rischio. Il Fascismo, comunque, non può tornare perchè è mutato il contesto e perchè l’Italia non è una Nazione ma di fatto una regione dell’Unione europea. Siamo dominati dalle Banche . Quindi certi valori come la Patria sono saltati. Nessuno rimpianto… E’ un fatto storico. Non sono un talebano . I talebani, e lo abbiamo visto distruggono storia, monumenti e memoria. Guardatevi intorno. Quanto a me la gente sa che sono di fede repubblicana e per ideali miei mi sono riconosciuto in quello che ha detto, purtroppo inascoltato, Ugo La Malfa. Togliamo i ”fasci” dai monumenti,dalle Camere delle corporazioni, dallo stadio Luigi Razza, dal Belvedere di via Ridola o piazzetta Pascoli ma restano le opere. Prendiamo appunto il ”Belvedere”. Siamo stati additati nel dopoguerra -citando le condizioni dei Sassi- come vergogna nazionale. Ma se durante il Ventennio hanno realizzato quel punto panoramico con marmo e ferro, panchine, pilastrini e catene poi rimossi, significa che avevano aperto al ” Bel vedere ” sulla città e sulla Murgia.


Nel lavoro dell’architetto Luigi Acito “Matera architetture del Novecento” è indicato il progetto dell’ingegner Vincenzo Corazza,che aveva disegnato l’affaccio sui Sassi da piazza Vittorio Veneto e questo è un aspetto importante”. Certo se quell’affaccio fosse stato realizzato nell’anno XV dell’Era o negli Trenta e Quaranta se preferite il dibattito sui Sassi avrebbe subito una accelerazione.

Ma non ci fu tempo o non erano maturate le condizioni per farlo. Ma resta un aspetto che continua a caratterizzare la storia della vita di Matera, città di frontiera che non ha mai reciso il cordone ombelicale con la Terra d’Otranto e che prima e dopo Matera 2019 continua ad avere forti legami con la Puglia. I Mitarotonda vengano da lì e da Grumo Appula in particolare.

Mio nonno – ricorda – e del quale porto il nome -si chiamava Giuseppe Mitarotonda, primario medico di Grumo Appula, la nonna si chiamava Margherita. Ebbero due figli Rosa ‘Rosetta” e mio padre Francesco. Rosa si sposò con il medico Domenico Bronzini e mio padre con la sorella dello stesso . Quindi un incrocio tra le due famiglie. Nella nostra eravamo tre figli: due femmine Margherita e Agata e io Giuseppe. Papà si muoveva a piedi. La prima auto la comprammo nel dopoguerra era una fiat 1100, avevo 20 anni. Canzoni ? C’è una canzone che ho riletto con attenzione dopo anni aldilà dei luoghi comuni e della disinformazione. Si cantava ” Faccetta nera, e non negra, bella abissina” e quindi fu un apprezzamento alla razza. E gli Ascari? E la cosa mi fa pensare anche su un altro aspetto. Perchè la città di Asmara è diventata patrimonio dell’Unesco? Per l’architettura, che chiamano italiana ma è fascista, neoclassica, basasta sul classicismo romano . Il sogno di Mussolini si rifaceva a una storia nostra, che era l’Impero romano e il suo sogno era rinverdire quell’epoca. Guardatevi in giro oggi anglicisimi, francesismi , orientalismi ovunque e cultura tedesca’‘ .

E un pezzo di quella germanica Peppino Mitarotonda c’e l’ha in casa, avendo sposato una donna tedesca Gisella Lirches. ” Mio padre e suo padre Paulche vissero le esperienze di due regimi- non volevano assolutamente parlare del passato, come se fossero stati traditi. E per questo che lo rimuovevano. Spingevo per sapere cosa era stato. Un giorno mio suocero Paul disse qualcosa. Lui era un maggiore paracadutista del battaglione Herman Goering, che sono quelli che hanno tenuto Cassino. Ricordava della conquista dell’isola di Creta. Furono paracadutati di notte e avevano l’obbligo di aprire il paracadute a 300 metri, se lo avessero fatto prima gli inglesi avrebbero sparato e se dopo sarebbero caduti. Molti sono morti cadendo. Poi sono stati in Sicilia, quindi a Cassino e sono passati da Matera. Ma non sono stati ma nella vicina Altamura . Alle Matinelle c’erano le panzerdivisionen con gli ultracorazzati e potenti carri Tigre. Andarono via in quel settembre del 1943. Immagino cosa sarebbe accaduto di Matera se fossero stati in città. A Matera c’erano solo una divisione di genieri. Vedi come va la storia… con il rischio di essere distrutti e da truppe con un soldato, che con mia moglie sarebbe entrato a far parte della nostra famiglia’‘. Ma questa è un’altra storia.

E Peppino continuerebbe a raccontare per ore, ma preferisce guardare all’arte e alla cultura di una città millenaria alla quale è legato e che ha rappresentato e continua a farlo su tante istoriate opere d’arte.