mercoledì, 28 Settembre , 2022
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E ORA AL BALLOTTAGGIO: SASSONE O BENNARDI?

Personalmente, ho votato Doria e la sua lista. Non che debba interessare alcuno, ma per dire da che pulpito parte la predica.

Avessero impostato la campagna elettorale anche su un’idea di futuro per la Città e per l’area vasta cui fa riferimento, le forze che si oppongono alla deriva legaiola l’avrebbero sbaragliato quel fronte! Questo è il mio parere.

Ma, chi avrebbe potuto, a buon diritto, denunciare che non è possibile immaginare alcun futuro per la Città e il Mezzogiorno fintanto che le regioni leghiste del Nord (con la complicità sottobanco dell’Emilia rossa di Bonaccini) continuano a ‘scipparci’ oltre 61 miliardi di euro all’anno per ciascuno degli ultimi quindici anni (saliti a 65 miliardi nel 2019)?

Non è certo questa l’occasione per documentare fatti e ‘ragioni’ che portano a questi numeri. Posso rinviare a miei precedenti interventi, alle prese di posizione di quotidiani e autorevoli studiosi, Svimez, Eurispes, Ragioneria generale dello Stato. Un cittadino del Centronord riceve in media come spesa allargata 18.455 euro contro i 13.939 del Mezzogiorno. Ad ogni cittadino materano sono stati sottratti annualmente negli ultimi quindici anni 4.250 euro. Chi è il più assistito? Ma i contendenti al Comune, invece e tutti, hanno impostato la campagna sulle quisquilie!

Ora finalmente e per l’arroganza della Lega, tutti sanno come stanno davvero le cose! E il governo si è affrettato a garantire col bilancio di previsione 2020 almeno un’aliquota del 4% della spesa per investimenti in più da destinare al Sud. Ma è solo una goccia nel mare.

Perché le Regioni meridionali non portano la questione nei tribunali? Perché non la si porta alla Corte Costituzionale, sottraendo il futuro dell’Italia dalle pressioni degli interessi locali troppo forti per operare riforme ordinarie? Dev’esser chiaro che l’intero paese può ripartire davvero se torna ad assegnare al Mezzogiorno il primato degli interventi pubblici e privati diretti a colmare il gap ambientale e se si esce dal circuito perverso di un regionalismo egoista e dissipatore per tornare a contare su una regia tecnica centrale capace di garantire l’effettiva realizzazione delle opere.

Certo, nessuna operazione verità assolverà mai una classe dirigente politica che ha consentito questo: a maggior ragione quella meridionale, spesso corrotta e demagogica, che sopravvive grazie alle guarentigie assicurate da quella nazionale a trazione nordista.

Tanto meno potrà esser assolto un corposo corpo sociale burocratico-clientelare che è tutt’uno con questa politica e penetra in profondità il tessuto civile fino a corroderlo: che è poi il male profondo del Sud, contro cui oggi battersi. Sta qui la ragione profonda di tanto criminale silenzio da parte del ceto politico-amministrativo meridionale – e per la sua parte quello locale, che faceva capo ai maggiorenti del PD e del centro-sinistra come a quelli del centro-destra.

Oggi, il risultato elettorale materano sembra premiare la speranza di un cambiamento; offrendo la chance di un governo civico con le sole forze non compromesse nelle esperienze e nei vecchi metodi del clientelismo assistenziale e subalterno. Bennardi e Doria possono compiere il miracolo! Il voto espresso nei loro confronti è prima di tutto un ‘voto contro!’ quel sistema di potere. Ora dovrebbe trasformarsi, nel ballottaggio, in un ‘voto per’ il progetto di trasformazione della Città e del suo territorio largo, coerente a un’idea produttiva e strategica del Mezzogiorno nel suo Mediterraneo.

Ma, intanto, bisogna scacciare gli avvoltoi che già planano sul risultato elettorale per appropriarsene: che viene a fare Di Maio a Matera, se non perorare la causa di un inciucio Cinquestelle-PD, avendo preventivamente confezionato a Roma le momentanee dimissioni del segretario  artefice della debacle piddina? Hanno riferito a Di Maio che i più suffragati nelle liste PD sono meccanica espressione dei peggiori manutengoli delle passate amministrazioni comunali? Che l’inciucio – magari sottobanco e senza apparentamenti – non può che segnare l’inizio della fine per i 5S che s’immolassero sull’altare del preteso patto col peggio del PD nel Sud? Che tutte le promesse oggi possibili si scioglierebbero come neve al sole al momento del ritorno – nei fatti e nel giro di pochi mesi – della ‘Intesa di salute pubblica’ che da lustri governa i peggiori interessi cittadini e umilia e mortifica la Città?

Matera oggi non è un luogo come un altro: per questo si muove Di Maio e si muoveranno tutti gli stati maggiori delle principali forze politiche. Ma proprio per questo è possibile scrivere un’altra storia. Matera può afferrare i vessilli del riscatto del Sud, di cui geograficamente e storicamente è momento assai significativo: come s’intendono spendere i finanziamenti europei connessi alla pandemia e alla ripresa dalla crisi? Quali idee per la rinascita del Sud?

Perché non chiediamo/pretendiamo progetti industriali di medio termine, capitali pubblici di mercato e competenze finalizzate dell’ex area imprenditoriale dello Stato? Se non si torna a investire nel Mezzogiorno l’Italia tutta verrà spazzata via dal novero dei paesi industrializzati. L’Italia avrebbe ancora una grande opportunità – ce lo ripetono economisti, sociologi industriali, grandi meridionalisti: privilegiare la personalizzazione ex post e avviare una riconfigurazione della struttura produttiva, puntando, nell’ambito dell’industria, sulla meccanica strumentale e, nell’am­bito del terziario, sui trasporti e sulla logistica; nello stesso tempo, fare del Mezzogiorno il luogo d’innesco del nuovo svi­luppo.

I porti di Taranto, Gioia Tauro e Crotone, se fossero ricono­sciuti nel ruolo mondiale che compete loro, sarebbero una leva formidabile per realizzare tale nuova prospettiva. In quanto esclusiva economia esterna, consentirebbero di pro­muovere nel Sud ciò che nel passato non era mai stato possibile realizzare: un ampio processo d’industrializzazione. La cosiddetta Via della seta offertaci dai cinesi e per insipienza dei pentastellati per ora ridotta a minime concessioni che escludono proprio il Mezzogiorno, è l’esemplificazione di tale idea: non solo finanziamenti pubblici, ma anche privati ed esteri per il rilancio del Mezzogiorno e dell’area materana, che del retroporto tarantino è potenzialità straordinaria. Sarebbe però indispensabile creare un bacino di produzione adeguato alle esigenze dei prodotti della personalizzazione ex post, cioè non solo autopropulsivo ma anche autocentrato:: il distretto industriale e il progetto locale di sviluppo! E di conseguenza, un grande piano territoriale che riguardasse il sistema dei trasporti e la difesa del suolo. Non mancano studi e proposte. Ne abbiamo parlato in precedenti interventi su questo blog.

Che fine ha fatto quel Memorandum proposto dal­la Cina (la “via della seta“)? E’ veramente possibile ignorare il ruolo esclusivo e totalizzante che i porti di Taranto, Gioia Tau­ro e Crotone potrebbero assumere nell’emisfero orientale, con­sentendo all’Italia di diventare leader mondiale nel settore dei trasporti e della logistica e attuare un importante ampliamento del mix settoriale della sua struttura produttiva, indispensabile per una più alta produttività?

Dov’è la reazione meridionalista? Dove sono rintanate le nostre popolazioni? Si vuol mostrare ancora una volta la totale incapacità di cogliere, con la via della seta, una storica, irripetibile, occasione: fare del Mezzogior­no il centro di una nuova area economica nel Mediterraneo, in contrasto con l’imperialismo mondializzato e a favore di un nuo­vo quadro geopolitico, più equilibrato, multipolare?

Queste sono le domande che Bennardi dovrebbe porre a Di Maio; che la frastornata base elettorale piddina dovrebbe porre ai suoi vertici; che la città dovrebbe porre sarcasticamente ai legaioli.

Ci vuole un pò di coraggio! Matera l’ha già espresso in passato col sindaco Manfredi. Può rinverdire oggi quella bella pagina di liberazione, aggiungendovi, perché ci sono i fondi, una concreta proposta  per restituire centralità all’area materana e alla Macroregione ‘meridiana’.

Forza, allora! Quel che serve è l’apparentamento tra le liste di Bennardi e di Doria; un programma arioso per tutta l’area materana; la comunicazione immediata della giunta – fuori lista, con il meglio in circolazione delle competenze e delle professionalità -; un solenne impegno alla politica partecipata, per sradicare la mala pianta del clientelismo e del familismo nelle istituzioni locali, le grettezze e le complicità della prenditoria in Città, per indirizzare e assecondare i processi inevitabili di ripensamento del destino della Città e del Mezzogiorno oggi.

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