Minestra scaldata, rimestata, con le riforme agostane alla legge elettorale e poi il rinvio al 26 maggio in nome di una election day-spending revue che è stata stroncata dalla sentenza definitiva e ‘breve’ contenuta nelle 23 pagine del Tribunale amministrativo regionale di Basilicata, che ha chiesto alla Regione di convocare i comizi elettorali entro 20 giorni, accogliendo il ricorso presentato dagli esponenti del M5S Antonio Mattia, Giovanni Perrino e Gianni Leggieri.E da qui le possibili date del voto 17, 24 e 31 marzo . Nessuna impugnativa o ricorso, come pubbichiamo in altro servizio. E del resto Il tar ha previsto un commissario ad acta, nella persona del prefetto di Potenza , Giovanna Stefania Cagliostro, qualora la Regione fosse stata inadempiente nella scadenza dei 20 giorni fissati per provvedere i comizi per le elezionidel Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale,da tenersi nella data utile più ravvicinata”. E poi c’è la richiesta del presidente del consiglio Vito Santarsiero , lasciando da parte il giudizio sulla sentenza, ha detto “Non commento la sentenza, è chiara. Ho chiesto con una nota ufficiale alla presidente facente funzioni Franconi di procedere senza indugio alla indizione delle elezioni regionali”. Una posizione autorevole di un esponente del Pd contro un’altra parte del Partito democratico, lacerato come non mai, e lo abbiamo constatato in occasione dei funerali del senatore Angelo Ziccardi, con tante strette di mano di circostanza tra esponenti del partito all’arrivo del presidente Marcello Pittella, sospeso dalla carica per gli effetti della Legge Severino a seguito dell’inchiesta ” Suggello” sulla quale, ricordiamo, si è sempre dichiarato estraneo a quanto contestatogli. E il Pd, ed è un dato oggettivo, è in mezzo al guado con una candidatura pronta o auspicata, un congresso nazionale del partito che si terrà a marzo e che potrebbe vedere l’area renziana prendere scelte anche ‘determinate” a seconda di come andrà. Ma questo interessa poco. Quello che è certo è che c’è poco tempo per eventuali soluzioni alternative condivise (all’interno della giunta) e lo stesso valga per il centro destra dove non si segnalano passi in avanti tra Forza Italia e Lega per una alleanza e una candidatura condivisa. Per cui le uniche candidature certe, al momento, sono quelle di Mattia (m5s), Lasorella (Luci) e Bolognetti (Radicali) e per il resto si vedrà. Poco tempo per tutti. Il tempo di commentare la sentenza del Tar e poi l’inevitabile accelerata, che manderà in fibrillazione tutte le giunte comunali a cominciare dai due capoluoghi dove- che piaccia o no- e aldilà dell’ottimismo di facciata il fuoco cova sotto la cenere, con il rischio di esasperare i toni euforici per Matera 2019, che ha avuto – usiamo un eufemismo- un percorso tortuoso per precise responsabilità e irresponsabilità che non vanno dimenticate. Se è così faccettoste, teste di melone, di legno e maneggioni, che restino a casa e lascino gli abitanti culturali della Basilicata a rappresentare – come è giusto che sia – la semplicità di un evento che non va strumentalizzato per finalità elettorali. E del resto la sentenza del Tar, che ha accolto il ricorso del M5S e respinto il ricorso sulla data delle elezioni presentato dal movimento politico Idea, è stata ferma volend “assicurare il più celere ripristino della pienalegittimazione democratica” e “l’ordinaria funzionalità” dellaRegione, rispetto alla previsione di un “election day” con l’accorpamento delle elezioni regionali a quelle europee . Una volontà contenuta nel decreto emesso dal presidente facente funzioni della Regione, Flavia Franconi, che aveva fissato la data della consultazione elettorale al 26 maggio, circa sei mesi dopo la scadenza naturale della legislatura.Una decisione che aveva destato non poche perplessità visto che altre regioni avevano fissato ”date’ singole, e a scadenze ragionevoli, per il rinnovo dei consigli regionali e per la elezioni del Presidente.
“Le norme regionali – come è riportato nella sentenza del Tar- fanno un esplicito riferimento alla legge nazionale del 2004 che si limita a stabilire che “le elezioni non possono avere luogo oltre i 60 giorni successivi al termine del quinquennio o nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori”. A conti fatti si tratterebbe diun “rinvio ricettizio” e diretto della legge regionale a questa norma nazionale – in quanto “legislazione cornice” – ma non a quella che invece contemplerebbe l’election day, e quindi l’accorpamento delle due votazioni.Su questo aspetto i giudici Giuseppe Caruso(presidente), Pasquale Mastrantuono consigliere , Benedetto Nappi referendario primo estensore, hanno precisato che “la legge regionale di riferimento e la legge statale di cornice”, che è la numero 165 del 2004, “noncontemplano alcuna previsione che imponga la celebrazione delle elezioni regionali in concomitanza con quelle europee”, e quindi “risulta preclusa l’eterointegrazione del quadro disciplinare”. Per il resto buona lettura e analisi delle 23 dettagliate pagine della sentenza.