Dicono che la nuova Stazione centrale FAL sia un’opera d’arte. Solo perché è progettata da un archistar? E’ invece una bestemmia, a parer mio!

Intanto, cos’è in fondo l’archistar, se non “Il fenomeno tipico di una società che ha fatto dello spettacolo uno dei centri culturali e mezzi di produzione”? E i suoi successi, non sono forse dipesi dalla nascita e dall’affermazione dell’uomo-massa, ormai capace di inglobare e assimilare, al pari della distrazione che caratterizza la sua ricezione, l’opera tecnologica?

Queste archistar, ormai, studiano la vita quotidiana come fosse una rappresentazione e ripropongono un antico modello politico-sociale nonché estetico-architettonico, secondo proporzioni che addomesticano la percezione alle moderne condizioni di produzione.

Nell’età delle masse il tipo di uomo rappresentativo non replica i comportamenti di sempre di fronte al fenomeno artistico, quest’uomo nuovo sembra partecipare in “forme screditate” allo spettacolo  ricercando in esso passatempo, distrazione, assenza di pensieri, un atteggiamento difforme dalla contemplazione dell’arte che ha sempre richiesto, invece, il raccoglimento. L’architettura ne è un esempio come forma d’arte “la cui ricezione avviene nella distrazione e da parte della collettività”, permettendo che i compiti sempre nuovi che vengono posti alla nostra capacità percettiva, possano essere assolti con la gradualità prevista dalla ricezione tattile quale si sedimenta nell’abitudine.

Paradossalmente, ne troviamo una grottesca conferma proprio sul piazzale della Stazione: tutti noi (tanto più vero quanto più anziani!), abbiamo imparato a convivere dapprima e apprezzare poi la vecchia ‘stazione centrale’ come architettura familiare e ‘d’arte’, man mano che la costruzione andava riammagliandosi al contesto urbano nel frattempo divenuto sempre più denso in tutte le direzioni. E solo, ad esempio, allora abbiamo anche colto l’uniformità di stile con il Palazzo ex INCIS di Piazza Matteotti.

Oggi, quella palazzina è tornata ‘periferica’, secondaria, quasi insignificante, oscurata così com’è ormai, situata al fianco di quel vero e proprio Mausoleo rappresentato dalla ‘pensilina’ della nuova Stazione; sproporzionata e arrogante dinanzi a tutto l’intorno!

Mi si dirà: col tempo, diventerà familiare anch’essa! Ma perché? E perché distruggere il senso racchiuso nella vecchia Stazione? Io – in un precedente intervento su questo Giornalemio.it – me la sono fatta un’idea e la ripropongo:  per “ristrutturare la stazione delle FAL ci si è affidati a un archistar per by-passare la fatica di ripensare un luogo, quale dovrebbe essere propriamente piazza della Visitazione. Sarebbe forse invece il caso di trasformarlo quel progetto, tradurlo e reinterpretarlo, dandogli meglio il significato che ancor più dovrebbe assumere, come “luogo”, “cerniera di intermodalità e fulcro di funzioni e attività urbane”. In altri termini un sistema di spazi dove prevalga l’interesse del bene comune di migliorare il quotidiano della vita cittadina fatta di attività, divertimenti, riposo, ma comunque di movimenti.” Ma, è andata com’è andata!

E segnalavo che il disagio civico era tale da invocare ormai un “Comitato di salute pubblica degli ex sindaci materani per sperare di uscire dall’inerzia, se non dalla rinuncia ad amministrare con sguardo lungo questa Città.”

Certo, a me pare ancora che la scommessa sia altra: “restituire alla società locale responsabile e alla sua cultura civica tradizionalmente alta un futuro ‘condiviso’ di Matera. Non foss’altro che per resistere alla furia nichilista di pseudo tecnici e avventurieri che devastano il patrimonio comune, dal verde urbano agli spazi collettivi.”

Per non parlare dello sperpero del denaro pubblico (sì anche i 380 mila euro spesi per la progettazione della Stazione – vale a dire gli oltre 734 milioni di vecchie lire, per intenderci almeno noi anziani! – sono soldi dei contribuenti gestiti attraverso le FAL; e gli oltre 5,5 milioni di euro per la sua realizzazione). Siamo proprio sicuri che sono stati spesi bene per una gigantesca pensilina (copia impressionante, tra l’altro, della foto che illustra  questo articolo, ma fatta alla pensilina realizzata dalla ArchitettiValle a via Grossotto a Milano oltre dieci anni fa!), in un’area vasta e ancora irrisolta e di cui l’istituzione locale non solo non ha ancora nessuna idea progettuale, ma volutamente ignora i contributi d’idee e progettuali che le sono pervenuti?

Purtroppo, nell’ottuso silenzio festaiolo e schizoide in cui è caduta la Città, dobbiamo registrare, ancora una volta e per consolarci, almeno l’ulteriore e dura presa di posizione di tutti gli ex Sindaci materani viventi – da Franco Gallo fino al terzultimo, Nicolino Buccico (il penultimo, Adduce – che pure aveva firmato il precedente Manifesto – al momento è in Giunta!) – contro questa vera e propria “opera del regime”.

Se non avete ancora avuto occasione di leggerla, vi prego, fatelo. E’ riprodotta fedelmente qui sotto.

 

Al sig. Sindaco del Comune di Matera

Avv. Raffaello de Ruggieri

 

 

Piazza della Visitazione: un disastro annunciato

 

Caro Sindaco,

nonostante le interlocuzioni avute con Lei nei tre anni trascorsi, e le assicurazioni da Lei fornite sul destino urbanistico di Piazza della Visitazione, assistiamo all’inaugurazione della nuova Stazione FAL collocata nel cuore di quella piazza!

Spazzata via ogni interlocuzione con noi, ma soprattutto con la città e gli stessi suoi rappresentanti, tenuti accuratamente all’oscuro da qualsiasi progettualità urbanistica a riguardo delle scelte riservatamente operate, prendiamo ufficialmente atto che il peggio si è purtroppo verificato: si sarà così consumato il più deleterio errore urbanistico della città del secondo dopoguerra.

In un luogo che, dopo essere stato “liberato”, negli anni ’70 del novecento, con l’interramento della ferrovia FAL, segno concreto di modernizzazione della città (e di una possibile  ricucitura urbanistica tra la città “storica” e le nuove aree di espansione), viene “ufficialmente” riconsegnato alle stesse FAL, che lo rioccuperà con una mastodontica ed invadente opera architettonica, fuori scala e fuori luogo, che compromette definitivamente la realizzazione del tanto auspicato centro civico della città del terzo millennio, oggetto negli ultimi decenni di Concorsi internazionali, Piani Esecutivi, dibattiti, confronti, ecc.

Una vera e propria “opera del regime”, questa volta, quello spensierato e festivaliero delle “emergenze” della Capitale Europea della Cultura, realizzata in piena e cinica deresponsabilizzazione degli organi amministrativi della città e con procedure amministrative ardite.

Il danno è ormai fatto, l’errore irreversibilmente compiuto.

Ed è un danno di notevole impatto anche ecologico sulla città, che (paradossalmente) aumenterà in misura direttamente proporzionale all’incremento dell’utilizzo della tranvia metropolitana, attesa la permanenza della trazione diesel per i vettori FAL: si annuncia un “parco intergenerazionale” ad alto tasso di emissioni di anidride carbonica (CO2): un bel primato, non c’è che dire, per la nostra città, nell’epoca della decarbonizzazione!

Ma, forse, in un futuro non troppo lontano, sarà proprio quest’ultima, ed il patetico “scartamento ridotto”, a fornire la soluzione alla questione; e si potrà pensare di “smontare” le architetture (neanche tanto “originali”) della nuova stazione, e ritornare (underground) alla vecchia stazioncina immortalata da Carlo Levi nel suo “Cristo”, fulcro della Piazza della Visitazione, finalmente nuova Piazza Civica!

In fondo, Punta Perotti è stata spazzata via per molto meno!

Gli ex Sindaci

Francesco Gallo

Francesco Di Caro

Alfonso Pontrandolfi

Saverio Acito

Mario Manfredi

Angelo Minieri

Michele Porcari

Emilio Nicola Buccico

 

 

Matera, 11 novembre 2019