Quell’intercalare scontato di auscultazione con tanto di stetoscopio, che ci ricorda il buon dottor Tersili impersonato dall’Albertone nazionale nel noto film ” Il medico della mutua”, ci sta tutto per sintetizzare lo stato di salute della Sanità lucana. Tra liste di attesa insostenibili, organici carenti, ritardi negli investimenti e deleterie politiche accentratrici di gestione e funzioni che hanno finito con il demotivare quanti tutti i giorni fanno il loro dovere, tanto da alimentare la migrazione sanitaria verso presidi extraregionali. E così Giovanni Vizziello, medico ginecologo e Mariella Arpaia, medico di emergenza territoriale di Basilicata, entrambi candidati per Fratelli d’Italia per le elezioni regionali e a sostegno del candidato presidente Vito Bardi, nel corso di un incontro sul tema ” Sanità in Basilicata e Tutela della salute dei Lucani” hanno elencato tutto quello che non va e che occorrerebbe fare per voltare pagina. Il come sta nel rovesciare la piramide delle priorità e delle attenzioni con la centralità dell’ammalato, della persona,creando le condizioni per ristabilire fiducia con i cittadini e il territorio e tra gli operatori che sono in prima fila per servizi delicati come quelli sanitari. Ma per farlo occorre abbattere una gestione che Vizziello ha definito ‘pachidermica’ , con tutte quelle incrostazioni consolidate e clientelari legati ai primariati ereditari, alla gestione centralizzata dei servizi e a quell’intreccio fatto di interessi tra politica e cooperative. Poi la questione delle guardie mediche costrette a restituire indennità pregresse, gli atti sulle progressioni verticali contestati dai sindacati come Fials e altri aspetti che hanno contribuito a ridimensionare la medicina del territorio e a favorire la migrazione sanitaria. Per Vizziello e Arpaia serve una terapia d’urto.