Come ne usciamo anzi, ne usciremo, dalla lunga crisi economica e sociale procurata dalla pandemia da coronavirus? Se lo chiedono in tanti, aldilà delle ottimistiche esortazioni da slogan pubblicitario ‘’ce la faremo’’, dimenticando che ripresa e cambiamento si muovono con volontà, lungimiranza e sacrifici degli uomini e con la spinta o il coordinamento, se preferite, di uomini illuminati. L’esempio del grande statista Alcide De Gasperi è tra questi e segnò, positivamente, l’azione di ripresa dell’Italia nel dopoguerra. Venne anche in Basilicata e, a Matera, in particolare, dove prese atto delle condizioni di vita della popolazione nei malsani rioni Sassi. Venne fuori la Legge speciale di recupero, quella della Riforma Agraria con l’assegnazione di case e terre al Borgo La Martella e tutta una serie di opportunità che riguardarono tutto il Mezzogiorno. A ricordarcelo, nella nota che segue Pasquale Tucciariello, con una organica analisi sul pensiero e l’azione ‘’concreta e solidale’’ dello statista cattolico, democratico e democristiano. Altri tempi, altri uomini per una Italia che lavorò all’unisono, anche dall’opposizione per la ripresa del Paese.

De Gasperi, riforma agraria e legge per il Mezzogiorno

Alcide De Gasperi, Dc, un grande nella storia dell’Italia dopo la guerra.

L’Italia usciva sconfitta nel 1945. Negli ultimi due anni al centro nord (1943/45), tra resistenza e guerra civile, le morti e i conflitti sociali interni erano divenuti esplosivi. Monarchici e repubblicani dividevano pericolosamente la politica italiana. Dal nord est giungevano voci tremende sulle stragi che i comunisti Jugoslavi di Tito compivano ai danni degli italiani (le foibe). Povertà e miseria rendevano pesantissime le condizioni di vita delle fasce più deboli. Al sud disoccupazione e latifondo gravavano sulle plebi meridionali.
Nel 1950 il governo De Gasperi vara due riforme imponenti: riforma agraria e legge per il mezzogiorno. Con la riforma agraria, De Gasperi impegna 750mila ettari di terreno a nuove regole, 200mila tra Basilicata e Puglia, cifre e numeri impressionanti che determinano sviluppo immediato per larghe fasce della popolazione. Da mezzadri a proprietari (la terra ai contadini) che dissodano, che arano, che coltivano: un gran fermento attraversa le campagne, e l’Italia torna a sorridere. La mano d’opera agricola rimane nel territorio, le tensioni sociali si mantengono nei livelli accettabili, lotti poderi quote sono il risultato di espropri ai danni dei latifondi e delle famiglie più blasonate della borghesia meridionale. Ma poi, tra il 1950 e il 1952, De Gasperi va oltre: vara la riforma fiscale, il piano Ina-Casa, il piano forestazione e rimboschimento, il piano di addestramento professionale. E per brevità mi fermo qui.
Perché tanto successo di De Gasperi e della tradizione storica della Democrazia Cristiana? De Gasperi, e il pensiero cattolico in generale, mirava ad una economia civile, a recuperare grandi possibilità di lavoro per tutti, a creare le condizioni del lavoro, a rendere le persone libere dal bisogno, a creare ricchezza e distribuire ricchezza, a includere e non ad escludere dai processi produttivi, ad aggregare e non a separare. In una parola, mirava a realizzare qualcosa che si avvicinasse alla nozione di felicità postulata dal grandi del pensiero teorico secondo cui, per dirla in breve, una persona è felice quando l’attività dell’anima secondo ragione è in esercizio e i bisogni fondamentali vengono soddisfatti. Con questo progetto De Gasperi e la Dc hanno portato l’Italia al miracolo economico e condotta a quarta/quinta potenza economica.

Lavoro e giustizia sociale sembrano oggi essere le maggiori aspettative della maggioranza del popolo. Appena la Federazione popolare dei democratici cristiani, la nostra formazione politica, avrà completato gli aspetti legati al nome, al simbolo, allo statuto e alle regole interne per rendere il Partito luogo di democrazia e di giustizia, di elaborazione di proposte e di progetti, una entità capace di attrarre e non di respingere o peggio ancora sede di rampantismo politico, metteremo mano alle grandi questioni che ci derivano dal nostro essere cristiani: il capitalismo finanziario che disgrega e non unisce, l’Europa dei popoli e della solidarietà e non l’Europa dei Trattati senz’anima, i grandi investimenti in opere e dove e come trovare le risorse finanziarie che li permettono, le risposte concrete ai nostri giovani che devono poter entrare nei sistema produttivo dopo gli studi. E l’elenco delle cose da fare non finisce qui. L’Italia è corpo coeso
Pasquale Tucciariello – Centro Studi Leone XIII –
www.tucciariello.it