Il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo indagato, con l’accusa di induzione indebita, nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata (accusa già verso l’archiviazione) e la cosa non aveva fatto che alimentare voci e commenti di una ennesima instabilità nel governo Renzi e di contraccolpi sugli equilibri nel Pd regionale, dove lo stesso parlamentare sembra il candidato più autorevole alla segreteria del partito insieme a Salvatore Margiotta, dopo la dipartita di Antonio Luongo.

Radio Fante ha,pertanto, commentato con un lapidario ‘’meno uno’’ per la prossima legislatura qualora dovesse passare la riforma parlamentare, con il referendum del prossimo autunno. Al Senato la Basilicata, nel caso del disco verde alla riforma, eleggerebbe due parlamentari anzicchè sette e questa condizione finirebbe con lo sparigliare equilibri, alleanze e posizionamenti dando spazio agli opportunismi e ai movimenti aggiranti.

Alle politiche del 2013 la Basilicata aveva eletto per il Pd Emma Fattorini (chi l’ha più vista?) Filippo Bubbico(viceministro all’Interno) e Salvatore Margiotta. Per la Sel Giovanni Barozzino, e Guido Viceconte (Ncd), Salvatore Di Maggio (oggi Cor), Vito Petrocelli (Movimento cinque stelle). Alla Camera furono eletti per il Pd Roberto Speranza, Vincenzo Folino(oggi Sinistra italiana) e Maria Antezza. Per Sel Antonio Placido, Cosimo Latronico (Cor) e Mirella Liuzzi per il Movimento cinque stelle.

Tralasciamo percentuali di votanti e consistenza dei partiti con l’aumento dell’astensionismo e di una riduzione costante dell’elettorato, a causa della emigrazione di giovani e non solo e del calo demografico e alla nascita di nuove formazioni e coalizioni, che hanno aumentato il disorientamento, come accaduto a Matera e a Potenza dove l’eterogeneità e il voto di protesta hanno inquinato identità e rappresentatività. Dove prendere allora i voti per assicurarsi un consenso, legato al bisogno più che alla programmazione e alla valorizzazione delle risorse territoriali e umane? E questi sono i paradossi con i quali dobbiamo confrontarci, insieme alla periodica comparazione dei dati su quanto abbiamo incassato dalle royalties, dove e come le abbiamo spese e con quali risultati, visto che la Basilicata continua a vivere in una situazione di crisi strutturale.

E allora la sparuta pattuglia lucana che andrà al Senato (sui criteri di individuazione dei candidati abbiamo molte perplessità) dovrà essere necessariamente battagliera. Con un Senato ‘’depotenziato’’ (usiamo un eufemismo) la possibilità di farci sentire sarà limitata al ‘’presente !’’ , alle proposte e alle ratifiche. E la cosa fa il paio con l’immagine del Parlamento semivuoto, per l’assenza delle opposizioni, che ha visto il passaggio della sesta lettura di una parte consistente della Riforma costituzionale che metterà fine – se la volontà popolare coinciderà con quella del governo guidato da Matteo Renzi- al bicameralismo perfetto. E con il Senato che avrà funzioni diverse dalla Camera, ma che sarà eletto con altre procedure. La Basilicata, con la riduzione del numero dei parlamentari, sarà rappresentata – come abbiamo ricordato- da appena due senatori.

Per i partiti, o per quello che resta dalla rete del consenso legato purtroppo al bisogno, sarà una scelta difficile con inevitabile corsa allo ”smarcamento” di quelli che, con il sentore di una mancata riconferma, cercheranno di accasarsi altrove o di passare alla Camera. L’obiettivo è lavorare in vista delle politiche 2018, scadenza del mandato di Renzi, salvo anticipazioni legate a un possibile voto contrario o solenne bocciatura (se preferite) della Riforma parlamentare (ma c’è anche altro) al referendum del prossimo autunno, che indurrebbe il presidente del consiglio e segretario del Pd a ritirarsi dalla politica. Annunci, strategie, mettere le mani avanti? Mah, pensatela come vi pare.

Al centro come in periferia i movimenti sono alle prime battute e si sta un po’ alla finestra, con equilibri da costruire. Non sarà mica semplice decidere chi e perchè candidare al Parlamento, senza dimenticare che in Basilicata sono in tanti che attendono dopo qualche lustro di anticamera di concludere degnamente la carriera politica da Vito Santarsiero a Piero Lacorazza. E con loro ci potrebbe essere il presidente della giunta regionale, Marcello Pittella, ma che potrebbe ricandidarsi per un secondo mandato alla guida della Regione a meno che per una logica della alternanza non scritta, ma attesa, tale incarico non dovesse toccare alla provincia di Matera. Scelta in salita anche questa.

Non dimentichiamo le quote rosa. La senatrice Maria Antezza è in pole position e con un patrimonio di voti da preservare. Discorso autonomo nel Movimento cinque stelle dove le candidature si fanno sul web. Per le altre formazioni possibili riconferme e con possibili new entry. Ma c’è tempo per bruciare nomi o per scendere a compromessi. La lotteria delle candidature è appena cominciata. Elettori cercasi, però… Bei tempi quando in Basilicata c’erano alte percentuali di votanti e maggioranze bulgare, che consentivano di candidare personaggi e parlamentari imposti da Roma o di far posto a Matera o nel Metapontino a quelli che non trovavano posto nei collegi di Potenza.

Già i collegi. Una riforma mai attuata che ha penalizzato, a cominciare dal consiglio regionale, i candidati del Materano.

Ma forse sarà il caso di soppesare credibilità ed efficacia dell’Italicum. Altro Referendum ?