Mario Draghi e Mara Carfagna hanno più volte detto senza troppi giri di parole che il Mezzogiorno è incapace di spendere le risorse che gli vengono assegnate. Pochi giorni fa il premier, nelle sue repliche al Senato in merito al PNRR (che dovrebbe servire a colmare il divario tra territori), ha affermato: ‘Le risorse sono sempre poche, se non le si usa’. La ministra per il Sud, da parte sua, in risposta alle proteste di sindaci e governatori regionali, ha spesso richiamato la necessità di focalizzarsi sulla reale capacità di attuazione dei progetti d’investimento nel Mezzogiorno, di fronte a una storia pluridecennale che racconta invece una estrema debolezza e lentezza. Niente di più falso! E a smentire questa colossale bugia sono i dati ufficiali dell’utilizzo dei fondi strutturali europei della Ragioneria generale dello Stato, che attestano percentuali non troppo diverse tra Sud e Nord”.

E’ quanto dichiarato dal senatore Saverio De Bonis, commentando i dati della Ragioneria generale dello Stato su come vengono impiegati i fondi strutturali.

In Italia – spiega il senatore – le risorse derivanti dai fondi europei SIE (FESR, FSE, FEASR e FEAMP) sono gestite attraverso 83 programmi operativi di cui 15 a titolarità delle amministrazioni centrali e 68 a titolarità delle amministrazioni regionali. Ora, i dati percentuali della Ragioneria mostrano addirittura un Sud più virtuoso: gli impegni delle ‘Regioni Meno sviluppate’, sono pari al 72,3%, risultando superiori a quelli delle ‘Regioni Più sviluppate’, pari al 70,6%. Al contrario, i pagamenti risultano un po’ più alti nelle ‘Regioni Più sviluppate’, pari al 53,0%, rispetto a quelli nelle ‘Regioni Meno sviluppate’, pari al 46,3%.

L’opinione pubblica meridionale non si lascerà disorientare da questo falso pregiudizio, questo è certo. E nemmeno dalle parole vuote di una falsa opposizione che si è allineata a questa propaganda negativa sulle sbugiardate incapacità del Sud”.