Un muggito davanti al Municipio e nella sala consiliare Pier Paolo Pasolini per ricordare a tutti(sindaco, amministratori, consiglieri e via elencando) che Matera va amministrata se ci sono volontà e,soprattutto, condizioni per farlo. Se si deve tirare a campare meglio restituire la parola al Bue, simbolo della pazienza del popolo materano che, quando non sopporta più silenzi, attese, polemiche e inconcludenze, sbotta e dice basta. Così il Bos Furens, che è sceso dall’arma dello stendardo per dire la sua. Bisogna vedere se aldilà della staccionata di via Aldo Moro sono in ascolto… Del resto nessuno al momento è pronto per andare al voto, da una parte e dall’altra. Del resto l’anno prossimo ci sono le politiche. E il governo di Matera è ”allineato e coperto”, salvo cataclismi.

LE RIFLESSIONI DI SERRAVEZZA
Bos lassus firmius figit pedem – Il risveglio del bue
Le notti autunnali creano un’atmosfera magica nei Sassi. La pietra umida riflette le luci calde, la nebbia sale dalla Gravina, il silenzio è profondo. È in quelle notti che Matera ti parla.
E in questi giorni, Matera ci sta dicendo che è stanca.
Il nostro stemma, riconosciuto con Decreto del 1939, è di una semplicità disarmante: “D’azzurro, al bue fermo d’argento, con tre spighe in bocca e sulle corna una corona gigliata, sormontata in capo dalla lettera M, il tutto d’oro.”
Sotto, il motto: Bos lassus firmius figit pedem.
Non è una frase aggressiva. È la descrizione della nostra tempra. Come spiega la storia ufficiale dello stemma, quel motto indica “come un popolo pacifico ma stanco dei soprusi può ribellarsi al giogo, rappresenta la morale dell’episodio che vide il popolo materano ribellarsi ed assassinare il conte Giovan Carlo Tramontano.
Noi siamo quel bue. Un popolo pacifico, laborioso, che tiene in bocca il frutto del suo lavoro (le spighe). Ma quando il giogo è troppo pesante, il bue stanco non scappa. Affonda lo zoccolo. Pianta i piedi. Dice basta.
Ma oggi l’immobilismo del Comune, un Sindaco senza maggioranza che non riesce più a governare, ha fatto ricadere i problemi sulla pelle di tutti noi in maniera esponenziale. Negozi, servizi, strade, decoro. È sotto gli occhi di tutti.
Non è più una questione di destra o sinistra. È una questione di dignità.
Il bue si è stancato.
E quando il bue materano si stanca, non chiede vendetta. Chiede una cosa sola, semplice, democratica: ridateci la parola.
Andate a casa, dimettetevi, e lasciate che siano i materani a decidere il futuro di Matera.Perché chi ama davvero questa città, oggi non può girarsi dall’altra parte.
