E’ in pensione, ma come ” Cincinnato” va dietro all’aratro ma senza perdere di vista gli orizzonti della politica e le tradizioni materane. E così, Angelo Cotugno, che scorazza in bici a pedalata progressiva, mette in guardia sulle derive e i protagonismi in corso nella ”cosa pubblica” cittadina e rilancia sul seminato ma non raccolto del suo ”campo democratico”.

Per spiegare come stanno le cose nonostante il ronzio riecheggiante di un assessorato qualora si dovesse andare a un rimpasto, nel governo cittadino guidato da Domenico Bennardi, ricorre a un antico detto popolare materano. Colorito ma efficace : ” F(i)gn’ a mmè s(i)m p’set p’ la pogghijfinora abbiamo mietuto per la paglia, che naturalmente non ha peso.”

Noi di Campo democratico – dice Cotugno- abbiamo partecipato e contribuito, riteniamo, alla elezione del sindaco Bennardi con due consiglieri eletti nella lista di Volt. Ma finora non abbiamo raccolto nulla, tranne la paglia. Vogliamo mietere ma raccogliendo il grano e dare una mano ad arare, tirando i solchi giusti nell’interesse della città, perchè abbiamo esperienza e con un quadro preciso delle cose da fare e degli errori da non fare”.

Di più Angelo Cotugno non dice, anche se in passato dentro e fuori il consiglio comunale i consiglieri Michele Paterino e Francesco Di Lecce, pur confermando fedeltà alla maggioranza e al sindaco, hanno espresso pareri e posizioni su questo o quell’argomento ricevendo commenti positivi e dissensi. A conferma che la cabina di regia di maggioranza mostra limiti di confronto e di rappresentatività, come già visto – ma con altro contesto e cambi di maggioranza- nella precedente Amministrazione guidata da Raffaello De Ruggieri.


Cotugno teme che, dopo le prese di posizione nei confronti delle consigliere Milena Tosti (m5s) e Cinzia Scarciolla (Matera 3.0) la situazione possa prendere una brutta piega e invita il sindaco a riannodare le fila.

Occorre fare attenzione – dice Cotugno – a non far precipitare la situazione. La città ha bisogno di risposte e occorre rafforzare la maggioranza, con un maggiore confronto interno, evitando protagonismi che alla fine possono diventare deleteri per la stessa maggioranza. Non vorrei che si faccia come ricorda un detto popolare, con le porte di Santa Chiara, che furono rinforzate e chiuse dopo che gli armenti erano fuggiti. Tocca al sindaco che la situazione precipiti e che la maggioranza che ha contribuito ad eleggerlo non perda pezzi via via, con conseguenze negative per la città”.

Cotugno, intanto, continua a zappare nel ”campo democratico” in attesa del raccolto…e a riflettere sul termine dialettale ”psè” che significa anche prenderle o darle di santa ragione.

Anche quello è grano. Senatore Cappelli, immaginiamo.