E meno male che Conte, nel primo consiglio dei ministri successivo al giuramento, li aveva redarguiti invitandoli ad evitare di alimentare polemiche sui media, di limitare le dichiarazioni e chinarsi a lavorare.

Ma pesare le parole è qualcosa che sembra non essere alla portata di tutti, tanto meno di chi è chiamato al governo del Paese. Incredibilmente, nemmeno in chi è subentrato da poche ore ad un governo caduto malamente (proprio o in larga parte) per la guerriglia quotidiana tramite dichiarazioni sopra le righe, non ponderate nella loro opportunità.

Senza tenere conto che devono ancora ricevere la fiducia del Parlamento.

C’è una incontinenza da dichiarazione dilagante. E così dopo l’incredibile esordio del non ancora ministro dell’istruzione che (mentre si recava a giurare) dichiarava che si sarebbe dimesso se non gli avessero messo sul tavolo entro dicembre 3 milioni di euro per la scuola, ecco la ministra ai Trasporti De Micheli accendere i primi fuochi.

In una intervista a La Stampa ed in altre televisive,  la neo ministra si è lasciata trasportare (forse un po troppo) in dichiarazioni su TAV, opere e concessioni autostradali che sembrano essere proferite dai suoi predecessori leghisti al governo (la loro linea era infatti: Si Tav, si a tutte le opere a prescindere, no alla revoca ai Benetton) . Sembra non essere cambiato nulla.

Ha, infatti, dichiarato: “ostacoli ai cantieri non ve ne saranno più“. Bene, ma nell’accordo di governo ci sembra di aver letto (punto 12) che ogni opera dovrebbe essere coerente con “Una nuova strategia di crescita fondata sulla sostenibilità richiede investimenti mirati all’ammodernamento delle attuali infrastrutture e alla realizzazione di nuove infrastrutture, al fine di realizzare un sistema moderno, connesso, integrato, più sicuro, che tenga conto degli impatti sociali e ambientali delle opere.”

Li ha già fatti nel suo tinello di casa, questi controlli sulla compatibilità socio-ambientale, la De Micheli?

Più che la svolta green sembra essere una continuazione della cementificazione forever. A prescindere se conviene o meno, sia sul piano della utilità che della compatibilità.

Per intanto la uscita della De Micheli ha fatto incazzare il senatore del M5S Mario Giarrusso che -a proposito delle concessioni autostradali- ha dichiarato senza mezzi termini “La sua è la linea della Lega, la nostra è per la revoca, non daremo la fiducia se si comincia subito a martellare l’accordo di governo“.

Cominciamo bene. Certamente non un buon viatico per il dibattito parlamentare dei prossimi giorni per la fiducia.

Sicuramente non un segno di “discontinuità” con la politica della Lega….il che dovrebbe far riflettere.

Sicuramente una linea ad alta velocita che rischia di far schiantare in fretta lo stesso governo.

Come rileva Tommaso Cerno, senatore del Pd, che ha dichiarato: “Il ministro De Micheli liquida a troppo alta velocità la questione Tav. Le ricordo, perché il suo compito di ministro si svolga al meglio, che la forza culturale e politica di quel tema è stata in grado di fare cadere un governo, pur a fronte di un documento privo di valore concreto. Dimentichiamo per un attimo le inutili parate in piazza che dividono il Paese fra due poli, convinti entrambi di avere la ragione, e chiediamoci piuttosto come sinistra: dove abbiamo sbagliato e cosa possiamo fare? Nell’ottica di un governo rock, capace di innovare e contaminare la sinistra di domani, invito il Pd ad aprire davvero un dibattito interno e nel Paese sull’emergenza ambientale e sul senso delle grandi opere in futuro sostenibile che sarà la vera sfida del pianeta”.

Ecco, riflettere prima di decidere. Riflettere prima di parlare.