Giuro che non mi ero messo d’accordo con Conte prima di scrivere l’altro ieri l’articolo “Aiutiamoci se vogliamo farcela a sopravvivere…” (https://giornalemio.it/cronaca/aiutiamoci-se-vogliamo-farcela-a-sopravvivere/) o quello di oggi “E facciamola finita con questo MES, i soldi ci sono…” (https://giornalemio.it/politica/e-finiamola-con-questo-mes-i-soldi-ci-sono/).

Scherzi a parte ci ha fatto piacere rilevare come il tema che avevamo sollevato di una collaborazione collettiva (mascherine, distanziamento, lavaggio mani) per cercare di convivere con il covid19 fino a quando non sarà trovata una cura o un vaccino quale arma principale, al di là delle misure che possono essere assunte dal governo o da altri livelli istituzionali, per resistere in questa battaglia, è considerata anche da Conte l’arma principale. Tenuto conto che la situazione è preoccupante ma non è paragonabile alla precedente fase in cui si è giunti completamente impreparati (non avevamo mascherine in Italia, poche rianimazioni, ecc.), mentre ora si producono milioni di mascherine al giorno, sono stati acquistati migliaia di nuovi respiratori, sono stati assunti migliaia di addetti nel servizio sanitario.

Certo -ha riconosciuto Conte- ci sono ancora criticità (“Siamo consapevoli che ci sono ancora diverse criticità: facciamo 600mila tamponi al giorno ma certo non possiamo tollerare le file di ore“) ma in questi mesi abbiamo lavorato per superarle e si lavora ancora incessantemente in questa direzione.

Così come alla solita, immancabile domanda di un giornalista sul MES ha detto “Il Mes non è la panacea come viene rappresentato. I soldi del Mes sono prestiti, non possono finanziare spese aggiuntive, si possono coprire spese già fatte in cambio di un risparmio d’interessi. Vista la nostra situazione economica che è positiva, anche il vantaggio in termini di interesse diventa molto contenuto. Se avremo fabbisogni di cassa, sicuramente dobbiamo considerare anche il Mes, ma se non accade prendere il Mes non ha senso“. Esattamente ciò che avevamo scritto qualche ora prima nel nostro articolo sopra ricordato.

Tornando ai provvedimenti, Giuseppe Conte ha detto che una stretta necessaria per “affrontare la nuova ondata di contagi” che sta colpendo “severamente non solo l’Italia, ma anche l’Europa” e per “scongiurare un nuovo lockdown generalizzato“.  “Non possiamo perdere tempo”, ha spiegato “Il Paese non può permettersi una nuova battuta d’arresto”.

Dunque l’esecutivo ha deciso di dare nuovi poteri ai sindaci, che ora potranno disporre localmente chiusure, a partire dalle ore 21,00- della circolazione in vie e piazze dove si verificano assembramenti.  “I sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private“.

Per quanto riguarda i bar e i ristoranti, invece, è stata confermata la chiusura alle 24,00 e massimo sei persone per tavolo, mentre è vietata la consumazione in piedi a partire dalle 18,00.  Confermato l’obbligo di massimo sei persone per tavolo, l’ok alla consegna a domicilio e l’asporto fino alle 24. Vietato dalle 18, invece, consumare alcol e cibo in piedi. Tutti i ristoratori, inoltre, “dovranno affiggere un cartello” su cui è indicato il numero massimo di persone ammesse. Nessuna limitazione negli ospedali, negli aeroporti, lungo le autostrade.

Sale slot, bingo e scommesse consentite solo dalle 8,00 alle 2100.

Un eventuale stop alle palestre, invece, verrà deciso fra una settimana: “Diamo una settimana di tempo alle palestre per allinearsi ai protocolli di sicurezza“, ha detto il presidente del Consiglio, “Qualora non venga applicato, saremo costretti a chiuderle”.

Sospese fiere e sagre locali, mentre si potranno svolgere quelle nazionali. “Sono vietate le sagre e le fiere di comunità” mentre “restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale ed i congressi, previa adozione di protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro”. Sospesi i convegni, “a eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza“.

La scuola non si chiude: “Continuerà in presenza, ma permetteremo orari flessibili per le scuole superiori, specificando che l’ingresso in aula sarà a partire dalle 9,00″ ( possibilità -dunque- di modulare “ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9″). Via libera quindi a didattica alternata e turni pomeridiani. Con la possibilità di ricorrere alla didattica a distanza per i ragazzi più grandi e in università, ma a patto che sia alternata con le lezioni in presenza. Le autorità regionali e locali potranno disporla solo a fronte di “situazioni critiche e di particolare rischio riferito ai specifici contesti territoriali”, previa “comunicazione al ministero dell’Istruzione”. Un modo per evitare nuovi scontri tra Stato e Regioni come è accaduto in Campania. .

Insomma, l’obiettivo dichiarato delle misure è quello di tutelare sia la salute che l’economia “nel segno dell’adeguatezza e proporzionalità”, perchè i nuovi contagi registrati nelle ultime ore, sopra quota 10mila, “sono preoccupanti” e “C’era l’urgenza di intervenire.”

Ma ha sottolineato Conte “la misura più efficace resta la precauzione“ , ” Ora facciamo attenzione nelle situazioni in cui abbassiamo la guardia, con parenti ed amici“.

A seguire il video integrale della conferenza stampa: