E’ stata una raffica di schiaffi quella che Conte ha rifilato senza pietà alcuna, nella sua lunga e puntigliosa comunicazione di oggi pomeriggio al Senato sulla crisi di governo, al suo ex vice presidente del Consiglio che ha avuto la malsana idea di andarsi a sedere alla sua destra, forse in un estremo tentativo di condizionarne i toni e/o per un eccesso di sbruffoneria.

Bastava guardare le sue espressioni imbarazzate, il suo agitarsi, il suo cercare di tenere a bada i cori dei suoi senatori che reagivano alle stilettate che il Primo ministro gli assestava a ripetizione nella sua lunga ricostruzione dei fatti.

Un Conte fermo, determinato e pacato -senza soggezione alcuna- che non ha fatto sconti al “caro Matteo” circa la sua scarsa cultura istituzionale, la sua smisurata ambizione personale, il suo abuso di simboli religiosi per il mero consenso.

E’ accaduto quello che il Primo ministro aveva promesso: raccontare in modo chiaro al Parlamento tutto ciò che è successo in queste settimane (“La Lega ha presentato mozione di sfiducia. Siamo al cospetto di una decisione grave che comporta conseguenze rilevanti, per questo merita di essere chiarita. Parlamento unica sede per discussione pubblica“.)

Con la conclusione, prevedibile: “La decisione della Lega posti in essere mi impongono di interrompere qui questa esperienza di governo. Ascolterò gli interventi che seguiranno, ma intendo recarmi dal presidente della repubblica per rassegnare le dimissioni da presidente del consiglio“.

Mentre nel mezzo –prima di rivendicare quanto fatto dal proprio governo- ha praticamente fatto la classica “barba, capelli e shampoo” a Salvini.

A seguire una piccola rassegna di affermazioni estrapolate dal suo intervento:

Avete macchiato 14 mesi di governo”.
“Il ministro dell’Interno ha perseguito interessi personali e di partito…”.
“Da Salvini grave carenza di cultura istituzionale”.
“Decisione annunciata con coincidenza temporale (dopo la promulgazione del decreto di sicurezza bis) che suggerisce opportunismo politico”.
“Se vuoi fare la crisi la Lega avrebbe dovuto ritirare i ministri”.
“Se tu avessi accettato di riferire qui in Senato sulla vicenda russa, vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo presidente del Consiglio di presentarsi al suo posto rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso”
 “Abbiamo bisogno di persone con senso di responsabilità. Se avessi mostrato cultura delle regole il governo ne avrebbe avuto giovamento”.
“Caro Matteo, hai chiesto pieni poteri, mi preoccupa la tua concezione”.
“In coincidenza dei più importanti Consigli Europei cui ho preso parte non sei riuscito a contenere la foga comunicativa creando un controcanto politico che ha generato confusione, non ha giovato al tuo prestigio e all’autorevolezza del Paese”.
“Il ministro dell’interno ha mostrato di perseguire interessi personali e di partito. Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia, sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile”.
“Evitare di accostare ai simboli politici i simboli religiosi. Sono episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e di offuscare il principio di laicità, tratto caratteristico dello stato moderno“.

Sono andati poi in scena a seguire i due Matteo nazionali.

Prima il pluri bastonato Matteo2 che ha chiesto di intervenire subito dopo Conte ma, sebbene evidentemente contrariato, su invito della Presidente del Senato ha dovuto lasciare i banchi di governo e accomodarsi su quelli della Lega.

Nervoso e a disagio (molto più spigliato in spiaggia) ha ripetuto il suo solito repertorio di propaganda senza poter confutare alcunché di quanto contestatogli. Ha provato a rilanciare la logora carta sul taglio dei parlamentari, ha insinuato su un precedente accordo tra M5S con Matteo1, ha ripetuto che lui che vuole andare al voto sarebbe libero.

Matteo1 -evocato- è  intervenuto subito dopo, in verità molto più brillante del suo omonimo, affondando il coltello sui soccombenti, ha declamato le magnifiche sorti del suo governo, ha ironizzato sulla sua personale ascesa e precipitare, ha reiterato la disponibilità ad un governo di responsabilità. Mettendo di fatto il carro davanti ai buoi rispetto alla direzione Dem di domani.

Da segnalare l’intervento del pentastellato Morra che oltre a stigmatizzare lo scarso interesse di Salvini nella lotta alle mafie ha paragonato l’ostentazione del crocifisso in Calabria alle pratiche della Camorra.  “Salvini dopo che l’8 di agosto ha fatto sapere urbi et orbi che bisognava interrompere l’esperienza di governo ha avviato un tour, non un pellegrinaggio, incontrando cittadini, venendo contestato, ma soprattutto ostentando il rosario. Ora in terra di Calabria ostentare il rosario, votarsi alla Madonna, dove c’è il santuario cui la ‘ndrangheta ha deciso di consegnarsi significa mandare messaggi che uomini di Stato, soprattutto ministri degli Interni devono ben guardarsi dal mandare“.   “Ma sicuramente è stato per ignoranza, quindi padre perdonalo perché non sapeva quello che faceva”.

Insomma, c’è molta confusione sotto il cielo.

Le prossime ore ci diranno se vi saranno colpi di scena, sapendo che se prevarrà la scelta di andare a votare sarà una crisi breve, se invece si punterà ad una nuova maggioranza le cose andranno un po per le lunghe.

Come è per altro giusto. Basti pensare ai tempi che ci sono voluti per varare il governo appena caduto.