Il voto di fiducia del Senato al nuovo governo giallo-rosé guidato ancora da Conte, ha scritto  The End alla crisi più pazza del mondo.

Un Conte che nella sua versione bis ha pronunciato un lungo discorso (quello della Camera, poi riproposto in testo al Senato) di una ampiezza e ambizione smisurata….diciamolo, rispetto al contesto. Insomma, talmente onnicomprensivo,  da evocare un De Filippo (Peppino) d’annata: “Eeh… ho detto tutto!

Molti i contenuti condivisibili, innovativi, promettenti di un cambio di direzione riformista, teso alla fine di un insopportabile clima di odio, più lineare nell’agire rispetto al passato recente del Conte1.

Contenuti e messaggi che aprono aspettative, forse, sproporzionate rispetto al contesto in cui opererà il nuovo esecutivo e soprattutto rispetto agli attori in campo che dovranno (dovrebbero) realizzarle.

Per tutti citiamo alcuni passi dell’intervento di Liliana Segre nel corso del dibattito sulla fiducia al Senato: “Il mio atteggiamento di fronte alla nascita del governo è di preoccupazione e allo stesso tempo di speranza. Ho temuto un inesorabile imbarbarimento della nostra società” e ora “mi attendo che il nuovo governo operi concretamente” per la “difesa della democrazia e dei principi di solidarietà nati dalla Resistenza“.

Come andrà a finire? Sarà vera gloria? O sarà un bluff che si sgonfierà nel giro di qualche mese?

Di sicuro è una grande scommessa ed una occasione irripetibile che metterà a dura prova queste forze allevatesi nell’ostilità più dura sino a qualche settimana fa.  Forze chiamate a riconvertire il proprio approccio culturale ed umano ad una democrazia parlamentare che ritiene, invece, come una “normalità” ciò che sta accadendo.

Uomini e donne che devono cominciare a fidarsi un dell’altro se vogliono costruire qualcosa di buono per il Paese e per loro stessi. A riconvertire concetti propinati a piene mani alle curve, ad esempio il far passare come “inciucio” il normale dialogo e accordo tra forze diverse che pur si sono combattute in campagna elettorale.

Partiti che non devono/non possono far finta che tutto possa andare avanti come prima. Non sarebbero credibili. Ed è proprio la credibilità, il vero valore aggiunto da conquistare.

Il PD, ad esempio, dopo essere stato baciato in fronte da questa insperata sorte ed essere ritornato incredibilmente alla guida del Paese, non è che possa pensare che la batosta delle elezioni politiche non ci sia stata. Non può far finta che tutto va bene, non indagare le ragioni di quella sconfitta. Sarebbe tragico se non cogliesse l’occasione per una seria riflessione, per correggere gli errori e magari -in questa discussione- crescere unitariamente e diventare quel partito vero che non è mai stato. E che ora sarebbe importante lo diventasse.

Ma anche al M5S  toccherebbe fare una seria riflessione sulla esperienza di governo appena fallita, proprio per evitare di ripeterne gli errori, nell’impostazione,  dismettendo atteggiamenti polemici fuori luogo quando si lavora insieme, quella guerriglia-competitiva tra alleati che ha praticato e subito, con gli effetti devastanti che sono sotto gli occhi di tutti. Anche il M5S è indubbiamente maturato, dopo questa esperienza che lo ha così provato e può ambire a mantenere un ruolo centrale per un periodo significativo. Anche lo stesso bistrattato Di Maio, uno che giovanissimo, privo di esperienza si è trovato ad inventarsi dirigente nazionale del primo partito del Paese, vice primo ministro e ministro di due (ora tre) importanti ministeri, andrebbe rivalutato. E dovrebbe essere lui stesso orgoglioso per aver potuto (ed ha rinunciato) fare addirittura il capo del governo. E se non è laureato, se prima ha fatto lavori umili e precari, non è che sia proprio un gap, altrimenti si torna indietro nel tempo. Come ci han ben ricordato la disdicevoli polemiche sulla ministra Bellanova.

Insomma, nel Paese, c’è molta attesa. Perchè alla fine contano i fatti non le “promesse” da una parte o  le polemiche dell’altra. E saranno quelli a segnare il destino futuro delle forze politiche ora alla guida del Paese ed anche di quelle dell’opposizione.

Una opposizione che era li sotto in piazza a protestare contro un governo che dicono -fantasiosamente- sia stato voluto da poteri forti (Merkel, Macron, ecc) esterni alla Nazione,  a reclamare il voto immediato e a bollare come ladri di democrazia chi nel mentre era nel Parlamento a discutere e votare.

Ora uno può inventarsi tutti gli intrighi di questo mondo, e crederci pure, ma a tutta l’Italia (al netto delle curve di destra) è chiaro il fatto incontestabile che è stato Salvini a staccare la spina, improvvisamente, al governo giallo-verde. Salvo poi pentirsene. Ed in piena contraddizione/confusione si è recato in quella stessa piazza che sostanzialmente se la doveva prendere proprio con lui.

Così come tutta l’Italia ha assistito alla contraddizione di una richiesta di democrazia e di voto popolare provenire da parte di chi si accompagna a fascisti che esibivano i saluti romani ed invocavano il Duce. Inneggiare al fascismo e chiedere democrazia  e voto popolare, ci sembra un ossimoro di quelli grossi. Roba da imbroglio grande come una casa.

C’è una grande confusione nel Paese, creata ad arte, ma pericolosissima se non verrà messa in campo una grande opera di alfabetizzazione di massa sulla Costituzione, dei suoi valori, del funzionamento della nostra democrazia parlamentare.

Mai come ora, ci sarebbe bisogno di quei partiti di massa -grandi agenzie di cultura democratica popolare- in grado di far ragionare nei quartieri, nelle case, i cittadini. Oltre gli slogan, oltre la superficiale propaganda delle “bestie” varie che si agitano voraci in rete.