Quella proposta dalla ministra Cartabia, ogni giorno che passa, appare sempre più chiaro essere un qualcosa che più che velocizzare i processi (come chiede l’Europa) li cancella (che non è quello che ci chiede la stessa Europa). Ma chi l’avrebbe mai potuto pensare che una cotal giurista, elevata tra i migliori e pronosticata al Quirinale, potesse introdurre questa genialata dell’improcedibilità (ovvero che quel processo non si fa più, pluff, svanisce nel nulla, indipendentemente dalla gravità dei reati, con colpevoli che rimangono impuniti e vittime beffate) nel caso il secondo ed il terzo grado non si svolgano entro due anni e uno? Altro che prescrizione.

Una lesione della sicurezza del sistema democratico” l’ha bollata il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho che ha detto: “Non è per nulla condivisibile che un procedimento per un delitto di mafia o di terrorismo diventi improcedibile, perché nella fase di appello non si è pervenuti a sentenza nei due anni e non è stato prorogato il termine del giudice precedente. L’esigenza della ragionevole durata del processo richiede il superamento degli ostacoli che impediscono alla macchina della giustizia di muoversi velocemente, coprendo o aumentando gli organici dei magistrati e fornendo di assistenza necessaria l’attività giudiziaria. La durata dei gradi di giudizio non può rendere improcedibili i delitti di mafia, di terrorismo e di corruzione, rappresentando essi una lesione alla sicurezza del sistema democratico del Paese.”

Amen! Più chiaro di così si muore. Ed anche da Napoli, dove la ministra dei migliori è stata in visita, la stessa ha ricevuto una sonora bocciatura con il PG Luigi Riello che ha detto: “Mi sembrerebbe davvero triste dover trarre la conclusione che l’unico modo di fare i processi in questo Paese sia non farli, sia offrire ponti d’oro agli imputati per indurli a scegliere, a suon di sconti, liquidazioni e riti alternativi.”

Ma l’elenco è lungo delle critiche che si stanno levando contro una riforma che nemmeno il peggiore Berlusconi aveva sperato di realizzare e che costituirebbe una tutela squilibrata degli imputati di reati (specie quelli danarosi che possono permettersi schiere di avvocati) rispetto alle vittime.

E il procuratore aggiunto di Milano (a capo della DIA) Alessandra Dolci, che a fronte della domanda se “rendere improcedibili i procedimenti che durano più di 2 anni in Appello e 1 in Cassazione” sia “una buona soluzione per rendere più veloci i processi”, risponde: “Forse si, in un mondo ideale. Ma nel nostro mondo, questo diventa il modo migliore non per renderli più veloci, ma per mandarli al macero. E’una sostanziale amnistia.

Insomma, continuiamo a ricordare a chi ciurla nel manico che l’Europa non ci chiede “questa” riforma, ma di farli i processi, rendendoli più brevi del 25%, non di cancellarli.

Ed è evidente anche al più sprovveduto (e non in mala fede) che a questo risultato non si arriva con la proposta ora sul tavolo, ma solo con altre misure tra cui: l’aumento degli organici e la riduzione del numero dei processi anche disincentivando i ricorsi con l’eliminazione dell’impossibilità per il giudice di aumentare la pena in Appello (tutti fanno ricorso, anche i colpevoli, per allungare il brodo e ritardare la pena senza rischiare nulla), con la querela per reati per cui oggi c’è la procedibilità d’ufficio, con la depenalizzazione di reati minori e quant’altro. Solo dopo si può pensare a definire dei tempi processuali definiti.

In questa assurda discussione è commovente notare quanto calore vi sia per la difesa degli interessi dei (presunti) carnefici….ma per nulla di quelli delle vittime a cui verrebbe negata qualsiasi giustizia con questa tagliola alla Cartabia.

L’augurio è che si assumano le decisioni per rimuovere le vere cause -ben note- delle deleterie lungaggini processuali e non si consenta di strumentalizzarle per interessi inconfessabili ma abbastanza palesi.

Mentre stiamo per pubblicare, dal TG1  la Cartabia assicura: “I processi per mafia e terrorismo non andranno in fumo” . Bene, cominciano a fischiarle le orecchie.  Ma nemmeno gli altri reati meritano di rimanere senza processo.