Come previsto, ecco servita la coalizione Letta-Calenda & altri

E dopo tanto battibecchi e rincorrersi vari, ecco che si è concretizzato il fatidico accordo tra “Calenda chi?” e il PD di Letta, con il primo che ottiene dal secondo tutto ciò che aveva chiesto per concedersi a questo matrimonio di interesse. In primis il 30% delle candidature nei collegi uninominali (il resto al PD e qualcuno a Sinistra italiana ed Europa verde). L’accordo tra Pd e Azione/+Europa, infatti contempla un no alle candidature nei collegi uninominali dei personaggi evidentemente ritenuti impresentabili come agli ex 5 stelle, i provenienti da FI e persino i leader di SI e Verdi, il sì all’agenda Draghi, ai rigassificatori,  modifica del reddito di cittadinanza e bonus 110%. Insomma, un trionfo per l’ex ministro dello Sviluppo economico, ipervalutato da sondaggi che gli attribuiscono tra il 6% e il 7% dei voti, anche se altri non lo stimano oltre il 3,6%. Vedremo.

Quindi, sulla scheda elettorale ci sarà una coalizione monstre formata da Pd, +Europa/Azione, Impegno civico/Centro democratico (il nuovo soggetto lanciato da Luigi Di Maio e Bruno Tabacci) e Sinistra italiana/Europa verde. Con due “front-runner“ principali: Letta e Calenda, il resto a fare da comparse.

Nel sintetico documento sottoscritto si legge: “Le prossime elezioni sono uno spartiacque che determinerà la storia prossima del nostro Paese e dell’Europa. Partito democratico e Azione/+Europa siglano questo patto perché considerano un dovere costruire una proposta vincente di governo“. E poi, gli alleati “si impegnano a mettere in campo le politiche pubbliche più idonee per garantire l’autonomia del Paese” anche attraverso “la realizzazione di impianti di rigassificazione“, seppure “nel quadro di una strategia nazionale di transizione ecologica virtuosa e sostenibile”. Le parti s’impegnano a “realizzare il salario minimo nel quadro della direttiva Ue” e  “una riduzione consistente del cuneo fiscale a tutela in particolare dei lavoratori”.

Le parti condividono e si riconoscono nel metodo e nell’azione del governo guidato da Mario Draghi“, quindi tra le riforme “da completare e/o emendare”,  l’impegno a “correggere lo strumento del reddito di cittadinanza e il bonus 110% in linea con gli intendimenti tracciati dal governo Draghi”, nonchè “dare assoluta priorità all’approvazione delle leggi in materia di diritti civili e ius scholae”. Non manca l’impegno a “non aumentare il carico fiscale complessivo”, con buona pace della proposta di Letta di utilizzare un aumenta della tassa di successione ai super-ricchi per finanziare una “dote” ai neo diciottenni.

Quindi il “patto elettorale” con cui “Le parti si impegnano a non candidare personalità che possano risultare divisive per i rispettivi elettorati nei collegi uninominali, per aumentare le possibilità di vittoria dell’alleanza. Conseguentemente, nei collegi uninominali non saranno candidati i leader delle forze politiche che costituiranno l’alleanza, gli ex parlamentari del M5s (usciti nell’ultima legislatura), gli ex parlamentari di Forza Italia (usciti nell’ultima legislatura)”.

Esclusi, quindi, sia Letta, Calenda, Della Vedova, ma anche Fratoianni, Speranza e Bonelli? Sicuramente le ex ministre di FI Gelmini e Carfagna, ma anche Di Maio.

Per essi posti altrettanto sicuri (?) saranno garantiti nelle teste di lista nel proporzionale.

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