” Sì, sì, sì. rivogliamo la Dc…” Qualcuno l’ha tirata fuori contento di aver rivisto tanti amici del vecchio partito nazione, finito nelle anime del Pd, di Forza Italia dell’Ncc, Udc e via elencando. Ma non si può tornare indietro e lo ha confermato la Messa in suffragio del presidente Emilio Colombo, celebrata a Matera nella Chiesa di Sant’Agostino, nei rioni Sassi. Quel luogo, patrimonio dell’ Umanità, oggetto di interventi e di leggi speciali che videro il ‘Presidente’ tra i più impegnati per passare dai buoni propositi ai fatti. E’ bene ricordarlo, aldilà delle polemiche sulla intitolazione del belvedere, e della Messa che ha visto – e non possiamo non citarlo tra gli ‘Amici del Presidente’- il devoto,martellante organizzatore Nino Liontantonio gestire l’evento in tutte le fasi: dalle telefonate anche in provincia di Potenza( tutti i leader hanno dato forfait e del resto era sabato), al materiale promozionale , alla foto ricordo al rinfresco al Dedalo. E lui ha voluto ricordarlo in Chiesa con un pizzico di comprensibile emozione, dopo l’intervento di Vincenzo Viti che ne ha ricordato impegno e figura. E all’invito per la messa si sono presentati in pochi: dal sindaco Raffaello de Ruggieri a Saverio Acito a Cosimo Latronico a Carlo Chiurazzi, da Enzo Ianaro ad Achille Spada , da Carmine Nigro a Nino Carelli , da Angelo Tosto ad Angelo Matteo a Luciano Campanaro, agli amici della moschea di Franco Schiuma al “cuore di Matera” Franceschino Santantonio. E la sua è stata un po’ una voce fuori dal coro, evidenziando come molti si siano dimenticati del Presidente tra ipocrisie e ingratitudine, dopo quanto ”Lui” aveva fatto per la città” e per tanti delfini (alcuni assenti) che “hanno fatto dell’opportunismo “la loro ragione di vita. ”Emilio Colombo che piaccia o no – dice Santantonio- ha fatto tanto per Matera, per la Basilicata e per tanti democristiani enon ,la gran parte dei quali ha dimenticato quanto ha fatto per loro e alcuni sono stati aiutati e tanto. Guardate quanta gente è venuta e chi c’è. Poteva esserci continuità,identità e invece è stato svenduto tutto . Aveva ragione Totò quando diceva che siamo tutti figli di Gesù, ma i politici alla fine sono tutti figli di… Vergogna!Vedete come è finita Matera. Il Presidente Colombo vede e provvederà e di certo si ricorderà di quelli, che si sono voltati dall’altra parte per continuare a farsi i fatti propri. Comunque- conclude- ha fatto del bene per la comunità e il suo spessore culturale e politico non si discute. Bisogna fare di più per ricordarlo”. Vedremo, aldilà delle targhe e delle foto ricordo. La Balena bianca ormai è diventata come ”Giuliana” non nuota più nei mari, nei laghi e nei fiumi finiti in secca, finita tra i fossili delle casse di legno della politica, tra svendite e spaccature politiche, questione morale mai risolta ed eredità finite nei repentini cambi di identità di tanti suoi protagonisti, anche a livello locale. Bianco fiore…rinsecchito. Ma per il presidente Emilio Colombo gli ”Amici”, quelli veri, sono disposti a impegnarsi. Quando, come? Nino Liantonio rinvia al ”dopo l’estate”.

L’INTERVENTO DI VINCENZO VITI

 

“Nella Chiesa di S Agostino,officiante don Tarasco,gli “amici” di Emilio Colombo si sono ritrovati per un ricordo ed una promessa. A due passi dalla piazzetta e dalla finestra che affacciano su uno straordinario squarcio dei Sassi che il Comune di Matera ha deciso di intitolare allo Statista lucano,personalità europea e protagonista nella storia del dopoguerra fino al 2013,anno della scomparsa il 24 di giugno appunto.

È stata l’occasione  per rinnovare un impegno che non si lega solo al valore straordinario di una impresa storica e umana, ma alla missione  propria della politica che,come ho ricordato nel mio breve richiamo a Colombo,non vive oggi ad altezze siderali ed ha bisogno di ritrovare guide e  radici etiche ed ideali per far fronte alle sfide inedite e incombenti cui siamo chiamati,ognuno per il ruolo,a raccogliere e possibilmente a vincere. Erano presenti a S Agostino esponenti di ogni generazione : amministratori,politici in servizio e in quiescenza attiva,uomini della economia e delle professioni. Un ristretto ma significativo ritratto di famiglia che le vicende della storia e della politica hanno disperso ma che rivela una volta di più quanto abbia contato, tuttora conti, il valore di una matrice che ha saputo seminare e definirsi in un progetto che ha unito la regione e servito il Paese. Sono stato felice di aver testimoniato e interpretato un sentimento comune,una emozione intensa e condivisa in un tempo barbarico che consente purtroppo giudizi irrevocabili, figli di una ignoranza profonda,malevola e rancorosa. Un costume incapace di misurarsi con le grandezze (e con i limiti che pure le esaltano) iscritte in una storia davvero impossibile da rimuovere. E che stanno lì a ricordarci il dovere di qualche superstite coerenza : un bene purtroppo introvabile al triste mercato dell’usato nel quale ormai operiamo ”