Avanti nella ricerca, per la prima missione riuscita verso il pianeta Luna, prima economia a rialzare la testa dopo un anno di quarantena e difficoltà procurata dalla pandemia da coronavirus covid 19, gestita in maniera ferrea, ma quanto a libertà democratiche e di espressione la Repubblica Popolare cinese non ha ancora cominciata la ”Lunga Marcia” come chiamò la sua rivoluzione il grande timoniere ” Mao Tze Tung”. A confermarlo la condanna a quattro anni di reclusione di Zhang Zhan, l’ ex avvocatessa diventata giornalista-cittadina, per aver raccontato quanto accadeva a Vuhan durante la pandemia da covid 19. Così ha deciso il tribunale di Shanghai, che ha motivato la sentenza con il fatto che la cronista aveva “raccolto litigi e provocato problemi” dopo il manifestarsi dei fatti iniziali della pandemia quando a Vuhan, città focolaio del virus, si parlava di “polmonite misteriosa”. Zhang Zhan aveva denunciato la scarsa informazione data sull’argomento e le limitazioni imposte al movimento delle persone. Una cronaca continua fatta sui social che, su scala planetaria, aveva danneggiato l’immagine del Paese,impegnato a uscire (come ha fatto prima degli altri) dalla pandemia e a respingere le accuse venute in particolare dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump di aver contagiato il pianeta, anche in relazione alle richieste di indennizzo delle quali abbiamo letto ma di cui sappiamo poco o nulla.
In Cina non si scherza e chi non rispetta le regole, non è allineato, e manifesta forme di dissenso paga con l’arresto e la propria libertà. E’ accaduto anche per altri. Mentre si attende la sorte dei manifestanti arrestati a Hong Kong, durante le proteste contro provvedimenti liberticidi. Si sta muovendo, intanto, l’opinione pubblica internazionale per la sua liberazione, visto che Zhan Zhan aveva cominciato uno sciopero della fame, poi interrotto con una alimentazione forzata. La Repubblica Popolare Cinese tira dritto sull’economia e nell’ignorare le libertà di espressione, argomento sul quale si è mosso con azioni non violente il segretario dei radicali lucani Maurizio Bolognetti. Ma occorre che si muova anche il nostro Paese, l’Unione europea affinchè sulla via della seta passino oltre alla innovazione tecnologica, le merci anche i diritti civili.