“Ci Manca un partito…” è in fondo questo il senso sotteso dell’appello fatto dai tre consiglieri regionali del PD (Piero Marrese, Roberto Cifarelli e Piero Lacorazza) al termine della iniziativa che si è svolta ieri sera a Matera nel salone di un hotel del centro cittadino dinanzi ad una platea composta al 90% di non proprio giovanissimi. Una delle tante messe in campo in diversi comuni della regione “volti a rafforzare il confronto politico, la partecipazione e una visione condivisa per il futuro della Basilicata.” La risposta, ci sembra di capire, ad una esigenza di uscire fuori dalle stanze delle istituzioni, perchè ciò non basta a fronteggiare una destra che -pur incapace e pasticciona- riesce a galleggiare ottimamente, operando in condizioni particolarmente favorevoli (grazie anche al fatto di godere dell’appoggio del governo nazionale), e quindi di “stare nei territori, ascoltare bisogni e proposte, ricostruire un rapporto diretto con la comunità democratica e con i cittadini. ” E rendendo pertanto esplicita, come ha fatto Lacorazza concludendo, una richiesta di aiuto a chi li vive quei territori, perché “noi da soli non possiamo farcela“. Rendendo plastica la “solitudine” degli eletti nell’esercizio del loro ruolo istituzionale, la cui azione per quanto puntuale ed energica, da sola non può bastare a sostanziare un progetto politico che necessita di quel soggetto che “Manca” (giusto per continuare a giocare con le parole), ovvero “il partito“, nel caso specifico il PD. A cui competerebbe tessere quotidianamente nelle varie realtà collegamenti, relazioni e azione politico-culturale che servono a creare comunità, classi dirigenti diffuse e a preparare quel terreno su cui rendere maggiormente fruttuosa l’azione degli eletti. Un soggetto assente oramai da troppo tempo e di cui non si intravede all’orizzonte. E al cui smantellamento, cui si è colpevolmente giunti ad un punto come questo (forse di non ritorno), non è sicuramente questione estranea anche a qualche responsabilità dei tre protagonisti della serata (chi più chi meno). Anche il richiamare l’ultima figura carismatica di “segretario” (che ha unito nella sua vita in un solido filo rosso la vicenda che va dal PCI-PDS-DS-PD) Antonio Luongo, la dice lunga su quanto sia la distanza accumulata da ciò che servirebbe, ma che non c’è, per dare gambe alle proposte e ai pur ottimi ragionamenti sviluppati anche in questa circostanza. In particolar modo sull’approccio da avere rispetto all’orizzonte progettuale partendo dalla drammatica questione demografica per farne il perno intorno a cui costruire proposte e visioni. Ci è parso essere questo il sottostante messaggio che accompagna queste comunque meritorie iniziative in cui, più che sul valore soggettivo dei tre consiglieri dem o sul loro operato nella istituzione (per altro condensato in un corposo dossier di una ventina di pagine), si punta a porre la cruciale questione di come rendere maggiormente efficace un pur così intenso impegno al fine della costruzione di una futura alternativa. E’ evidente che c’è da colmare quanto prima quel vuoto enorme che impedisce di rendere l’azione politica necessariamente corale per giungere allo scopo. Ma riuscire a rianimare quel grande assente (dotandolo di testa, gambe, braccia e cultura politica condivisa in base a cui operare quotidianamente) è un qualcosa sul cui buon esito non sappiamo chi sia disposto a scommettere qualcosa. E non c’è da esserne certamente contenti, comunque la si pensi.

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