Condivido la ricerca della PATRIA/MATRIA PERDUTA, come nell’amarcord di Michele Pace.
Torniamo quindi a narrare noi stessi, anche se un nodo si stringe alla gola.
Posso tagliare spensieratamente i panni addosso agli altri, come ho fatto..reo confesso, affondando le forbici nella storia degli amici radicali.
Un esercizio di scuola, con poche conseguenze per il nostro agire.
Quanto è arduo invece svegliarsi, a terzo millennio inoltrato, dalla NOTTE DEL PROPRIO OBLIO in cui tutti i gatti sono bigi, e dire no alle giaculatorie dell’eterno presente. Che si auto-alimentano, complice la cattiva memoria. Potrei snocciolare la storia del PCI dal raggio fratto del mio vissuto politico giovanile negli anni 70.
Avrei rilievi da fare e torti da rivendicare, perché non c’è offesa più odiosa di quella di mano “fraterna”.
Ma sono figlio di una storia subalterna, pregna di fatalismo, e so che le mie vicende non possono assurgere alla grande Storia.
Di farsi grandi in quella si occupano i carrieristi dal cuore di amianto, che si sono nutriti di annose speranze e sacrifici dei compagni, per avvolgere indietro il nastro dei conflitti di classe. Hanno incassato i dividendi, anche politici, del neo-capitalismo globalizzato, ormai alla frutta.
Quindi magari sono anche loro in crisi di futuro. Leggo le esternazioni di taluno – ometto il nome perché è poco più di un simbolo per me di abulia del passato – che scrive editoriali su un giornalone, e che rappresenta in Italia la destra della sinistra, filo-israeliana.
Impartisce lezioni di liberalismo e di atlantismo agli EX STALINISTI, ..praticamente a sé stesso.
Con la boria di un prefetto, fu inviato a Matera, ad inizio 80, a commissariare manu militari la nostra FGCI. Noi giovani, a quanto pare, sentivamo un eccessivo bisogno di discutere.
Deja vu: era il Doppelgänger del compagno con cui avevo intrattenuto fraterni dialoghi l’estate prima alle Frattocchie, dove indossava una casacca grigia che sembrava uscita dall’oleografia maoista. Della serie “SDOPPIAMENTO DI PERSONALITÀ”, molto utile in politica.
Ho letto poi, molto tempo dopo, di un esponente PD duro e puro..condannato in via definitiva per associazione alla banda di Buzzi e Carminati.
Prima uno, poi l’altro, erano questi i due eroi di partito che erano venuti a dirci che qui non eravamo “veri comunisti”, quindi dovevamo farci da parte.
Una breve riunione, modi spicci, e la purga fu cotta e mangiata.
Episodio più tipico di uno Stato dell’Est, ma irrituale per la piu dignitosa storia comunista italiana, mi impone di dire un residuo spettro di disciplina di partito, ma forse nutro ancora, incorrigible, le illusioni di allora.
C’era, in clima di incipiente migliorismo, che si sposava bene con la subcultura stalinista; un inizio di sterilizzazione dell’irrisolta PLURALITÀ, che era anche il fascino ed il vanto della sinistra italiana.
Cosa è seguito a Matera negli anni 80 e 90, molti lettori lo sanno meglio di me, che intanto avevo riparato in lidi esteri.
Senza perifrasi per chi non era ancora nato: anche con i sindaci di sinistra, dal 94, un sacco urbanistico, con la cementificazione tra l’altro della collina Macamarda….una riedizione di “MANI SULLA CITTÀ” di Rosi, con la sinistra alla betoniera.
Scomparso Berlinguer nell’84, la diversità comunista, di cui si era fatto paladino, si fece ormai oggetto di scherno.

Gli americani avevano l’edonismo reaganiano (e clintoniano e simili, come dimostrano – se ce ne fosse bisogno – i file Epstein), “noi” la gaudenza del materialismo emilian-romagnolo.
Il capitalismo le 7 sorelle, “noi” le Coop rosse all’arrembaggio della loro quota di appalti pubblici.
E per poco non “avevamo” una banca, come gongolava l’intramontabile Fassino. In realtà più di una, e alleanze trasversali con il capitalismo finanziario, il quale non è stato scalfito anche dopo aver donato all’economia e ai nostri risparmi le traveggole peggiori dalla crisi del ’29.
Oggigiorno un post-, post- partito geme e si dispera per aver PERSO L’ANIMA, tanto che urge allestire un nuovo girone all’Inferno di Dante..
Recentemente, alla presentazione del libro ”Fischiava il vento” di Claudio Caprara, un compagno anziano si è alzato, pregando con voce ferma di non proporre solo aneddoti da “Novella 2000”, come la liaison tra Togliatti e Nilde Iotti, quelli insomma che fanno vendere di più.
Per dire come è sceso il livello anche della propria auto-rappresentazione, offuscate come sono le idee forti.
Utopia, qu’est-ce que c’est?
Piuttosto una utopia al contrario è in atto, secondo Luigi Manconi, l’inveramento della visione della Thatcher: “non esiste la società, esistono gli individui”.
Le catene della solidarietà diventano più corte – troppo piu corte dei vecchi legami familiari.
Sono in divenire nuovi corpi intermedi, legati magari ai social e alle unioni di fatto, ma ciò non basta a compattare il tessuto sociale. Fanno il resto il decrescente potere d’acquisto dei redditi fissi, la distribuzione sempre più iniqua della ricchezza, l’intrusività dell’intermediazione finanziaria e immobiliare, il gap digitale, – in una espressione, il ritorno alla SOCIETÀ DI CLASSE che eravamo partiti per combattere.
E risulta dalle statistiche che il serbatoio di voti dei ceti popolari a sinistra si sta svuotando.
Eccoci tornati dai fantasmi rimossi del passato all’agra realtà presente.


La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue.
Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore.
Con tutta l’ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: “Meglio che lavorare”.
Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni.
Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento.
La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci.
Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.