Adottando l’ennesimo termine inglese, cash-back, il governo vara un sistema incentivante per favorire l’uso della moneta elettronica e scoraggiare l’uso del contante. Lo scopo dovrebbe essere quello di indurre commercianti riluttanti ad emettere scontrini, e a ridurre la circolazione del contante, visto che l’economia sommersa, il “nero” ormai ammonterebbe a oltre 200miliardi di €uro all’anno: un Recovery fund ogni anno.

Chiaramente il contante è il presupposto base della circolazione dell’economia al nero e non solo per i mercati di droga armi prostituzione estorsione pizzo contrabbando, ma anche per il pagamento del “fastidio” all’idraulico che non emette fattura, del conto al salumiere che dimentica lo scontrino, dell’onorario al professionista evasore, della tangente al pubblico funzionario, del “caffè” all’intermediario di un affare.

Chi ottiene contante per lavori e servigi di questo genere ha la conseguente necessità di passarlo ad altri in quanto le leggi vigenti non consentono di effettuare acquisti in contanti per somme superiori ai 2.000 €, né lo può apertamente versare sul conto perché la Banca d’Italia gli chiederebbe spiegazioni. Quindi o lo stipa in una cassetta di sicurezza, o lo mura sotto l’impiantito, oppure lo deve spendere.

Chi invece ha solo incassi leciti, non ha particolari motivi di preferire l’uso del contante a quello della carta bancomat che anzi è più comoda, più sicura, mette al riparo da banconote false, da errori nel resto, da smarrimenti, da scippi e da borseggi. Invocare la “libbbbertà” di poter usare il contante, per questo banale tipo di scelta, puzza di pretesto da lontano.

Quindi, l’introduzione di una premialità per chi usa il bancomat al posto del contante, se in qualche modo può consentire un minimo vantaggio a chi già lo usa da sempre, non dà alcun freno a chi traffica col nero.

Per raggiungere, o almeno per avvicinare l’obiettivo, molto più efficace sarebbe invece imporre una penalizzazione a chi usa il contante, applicando una sovrattassa del 5 o meglio del 10% sui pagamenti in contanti superiori ai 10€ e sui prelievi di contante in banca superiori a 100€. Si otterrebbe così un disincentivo all’uso del denaro liquido, e si otterrebbe un gettito non trascurabile per le scassate casse dello Stato che è indebitato ormai ben oltre il collo. In questo modo chi ha solo entrate legali si guarderebbe bene dal fare pagamenti in contanti per non incorrere nella sovrattassa mentre continuerebbe a usare il “liquido” solamente chi deve liberarsi per forza di quel contante che scotta e quindi, obtorto collo, sarebbe infine disposto anche a pagare la sovrattassa, pur di smaltirlo. Insomma: un costo e un bel fastidio per i neristi e l’erario, in attesa di qualcuno che voglia davvero combattere l’evasione fiscale, potrebbe giovarsi di una tassa sul sommerso e risparmiarsi le inutili e costose premialità per chi usa il pago-bancomat. 

Ma, come si diceva una volta, ci vuole la volontà politica. Basti pensare che, accertato che il nero grosso viene trattato con le banconote da 500€, quelle che consentono di nascondere in un pacchetto di sigarette più di 20.000€, la Comunità europea si pose la questione di arginare il fenomeno e assunse la pilatesca decisione di limitarsi a non stampare più quelle banconote, lasciando in circolazione quelle esistenti.

Per un’azione seria contro la illegalità, invece, basterebbe porre una data di scadenza oltre la quale diventino, come fu per le lire, fuori corso. Inevitabilmente chi le detiene nelle cassette di tutto il mondo, nei controsoffitti, nelle scatole delle scarpe, sarebbe costretto a versarle in banca e sottoporsi quindi alle domande della BCE sull’origine dei quella ricchezza, oppure rassegnarsi a perdere quei soldi sporchi. Smettere solo di stamparle, mantenendone il valore legale, è ben diverso che combattere il malaffare, la mafia, i traffici illeciti, il nero, l’evasione fiscale. Dietro i proclami, a conti fatti, c’è pochino.

Da qualche anno i diversi governi (e anche i Municipi!!) si cimentano nel distribuire mance ai cittadini in varie forme, dagli 80€ di Renzi, ai vari bonus bicicletta e amenità varie. In linea con questo andazzo da tardo impero il cashback di oggi introduce dispendiose mancette premio per i “buoni”, ma non dà alcun fastidio ai “cattivi” (occhio alle virgolette) che tranquillamente continueranno a usare il contante per le loro losche operazioni. Per non parlare della cervellotica meccanica della lotteria e dei rimborsi sul conto, si osserva che l’iniziativa è resa ancor meno valida dagli intralci che si frappongono: per accedere a questi benefici occorre superare la gincana a ostacoli della burocrazia elettronica necessaria per riuscire a ottenere – password dopo password e SMS e mail che non arriva, e server intasato e nick name e login, e tante tante maleparole – quello stramaledetto SPID che ci assegna la identità digitale.

Per altro non si riuscirà mai a capire perché lo Stato abbia demandato ai privati la gestione così delicata della identità digitale. invece di farla assegnare ai cittadini dagli uffici anagrafe dei Comuni, assieme alla carta di identità.

Misteri di un paese coperto dai debiti che continua a trasferire ai privati i soldi dei cittadini che pagano le tasse, chiudendo uno e più occhi su quelli che non le pagano.

https://www.repubblica.it/economia/2020/11/27/news/cashback_di_stato_verso_l_avvio_dall_8_dicembre_le_regole_per_il_rimborso_fino_a_3_450_euro_sugli_acquisti-276095820/?fbclid=IwAR0xgwzYNaBDXTJVj_Xh_SqXDsIo2svjGMOTCuoX0OQ8K2oTxmuvJ-Or4i8