L’ennesima trasmissione di Report sulla occasione mancata del vaccino italiano antivirus a corona, tra inconcludenti e strumentali protagonismi burocratici e ministeriali da deprimente leggerezza del non essere Paese Moderno, e la conferma che ci manca l’ossatura dinamica e programmatrice di funzionari, dirigenti, manager che evitino i deragliamenti puntuali della Pubblica Amministrazione. Ma nel BelPaese ed è la prassi avere nei posti chiave teste di legno maneggioni, in grado di lavorare quanto basta (salvo poche eccezioni) per soddisfare esigenze clientelari e misure all’insegna del ‘’ andiamo avanti, poi si vedrà’’. Non meravigliamoci più di tanto se la medicina del territorio è stata tagliata ad arte per favorire l’ospedalizzazione a tutti i costi, tra tagli e disagi, verso i privati come accaduto in Lombardia o con un disegno accentratore nel caso della Basilicata a vantaggio del ‘’pozzo di San Patrizio’’ rappresentato dal San Carlo di Potenza, e senza risolvere (anzi peggiorando) la situazione della migrazione sanitaria, o se l’avvio del servizio di raccolta differenziata a Matera, mostri tutti i limiti di una impostazione superata nel bando e nella gestione. I politici, abituati nella gran parte dei casi a coltivare il proprio particulare di macchiavellica memoria, hanno la loro abbondante dose di responsabilità e di irresponsabilità. Ma i burocrati e funzionari hanno brillato per scarsa lungimiranza operativa. Sorprese? Nemmeno per sogno. Antonio ‘’Nino’’ Gramsci aveva già descritto nel 1918 la burocrazia dell’incompetenza, come ricorda con considerazioni a tutto tondo da ‘’sangue amaro’’ il direttore della Casa Museo della Resistenza e del Comunismo di Matera, Francesco Calculli, che in questo periodo di chiusura obbligata degli spazi culturali (che paradosso!) sta avendo modo di rinfrescare la memoria di quello che il BelPaese poteva essere e continua a non esserlo. E così mentre in Francia esiste da epoca napoleonica una ‘’Ecole de Burocratie’’, che forma l’ossatura dei dirigenti della Pubblica Amministrazione, da noi ci si affida ai concorsi ma senza che gli assunti siano formati nella mentalità e sul piano operativo per operare in Comuni, Regioni, Province (per quello che resta dopo lo sfascio renziano) e Stato. E allora resta tutta, purtroppo, l’amara constatazione di tovarish Francesco Calculli che “In Italia le classi dirigenti cambierebbero tutto pur di non cambiare nulla’’ . Il gattopardesco Tommasi di Lampedusa? No, la pragmatica ‘’consapevolezza censoria’’ di quell’apparato immarcescibile descritto da ‘’Nino’’ fondatore del partito comunista italiano. Buona lettura, attuale ancora oggi dopo un secolo…

LA BUROCRAZIOPOLI DELL’INCOMPETENZA : OVVERO GRAMSCI E IL PROBLEMA STORICO DELLA BUROCRAZIA. di Francesco Calculli
Di fronte al palese caos nella nostra città della raccolta differenziata dei rifiuti, è difficile credere anche a esponenti della nuova amministrazione comunale, i quali si affannano ad annunciare che dopo questa falsa partenza le cose andranno sicuramente meglio. La verità è un’altra: tutte le scelte sbagliate sono già state prese in precedenza, e il modello di una corretta gestione del sistema della raccolta differenziata a Matera è una pura illusione, buono per la propaganda di qualche ambientalista integralista, ma lontano dalla realtà di un vera organizzazione efficiente di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Lo spettacolo ripugnante dei fior di bidoni gialli, neri, blu, marroni, non ricordo più quanti colori, in bella mostra spesso fino al tardo pomeriggio sui marciapiedi di ogni via dal centro alla periferia della città, di fronte ai portoni condominiali, ai negozi, ai bar, alle pizzerie, persino posizionati vicino alle scale del portone di ingresso alla nostra Casa Museo dai soliti inquilini maleducati che non hanno un briciolo di rispetto e sensibilità per la cultura, forse ha avuto almeno questo merito: ha tracciato una linea di separazione definitiva tra i buoni amministratori e gli improvvisati, cancellando la retorica grillina dell’uno vale uno, dimostrandone l’assoluta inconsistenza quando le decisioni devono essere prese con intelligenza esecutiva e serietà. Non va meglio nel resto del Paese, da qualunque angolazione la si guardi, questa emergenza virale sta mettendo a nudo le vere piaghe della società italiana: l’impreparazione delle classi dirigenti e la burocrazia. Si parli di prenotare una visita specialistica in ospedale, di Inps, di eseguire un piccolo lavoro di ristrutturazione in un palazzo sottoposto a vincolo paesaggistico, e dei funzionari della sanità pubblica lombarda che commettono errori gravi nella distribuzione del materiale sanitario e che si sono persino dimenticati di ordinare i caschi per l’ossigeno indispensabili per salvare le vite dei malati covid, la burocrazia resta per noi italiani un immensa palude dalla quale nessuno ha la forza o la volontà politica di tirarci fuori. Così non è vero che abbiamo gestito la pandemia meglio degli altri Paesi europei. L’Italia si è trovata ad affrontare la peggiore crisi dai tempi della Seconda Guerra Mondiale avendo nei posti di comando esponenti di una classe politica di maggioranza e opposizione incompetente, irresponsabile, quasi sempre inadatta agli incarichi ricoperti. Vari DPCM del Governo contraddittori per cui si chiudono musei, cinema e teatri, ma restano aperte le chiese, perchè non si può fare a meno della religione come sistema di controllo sociale; vengono aperte le discoteche e gli stabilimenti balneari prima delle scuole, e poi quando finalmente si decide di riaprirle, sono di nuovo chiuse appena risale la curva dell’epidemia. Il sistema del trasporto pubblico è al collasso, un piano pandemico nazionale mai aggiornato dal 2006, che è poi stato dimenticato nei cassetti del Ministero della Salute, incapacità di reperire dispositivi medici di protezione, terapie intensive del tutto insufficienti, grave carenza di personale medico e posti letto negli ospedali. Con estrema lucidità, il giovane Antonio Gramsci, in uno stralcio dell’articolo intitolato “Consapevolezza Censoria” riesce a descrivere in modo esemplare il difficile contrasto alla sistemica cattiva amministrazione pubblica e individua nella degenerazione burocratica una delle principali cause dell’arretratezza economica e della profonda crisi etica della società italiana contemporanea. L’articolo di “Nino” da cui prende spunto questa mia riflessione fu pubblicato il 6 Aprile 1918, ma per la sua sconcertante attualità sembra scritto “appena ieri,” e oggi, rileggendolo fa ancora male per l’insopportabile verità che porta: IN ITALIA LE CLASSI DIRIGENTI CAMBIEREBBERO TUTTO PUR DI NON CAMBIARE MAI NULLA.

CONSAPEVOLEZZA CENSORIA di Antonio Gramsci


Una delle più gravi malattie della società italiana contemporanea è la mancanza assoluta di consapevolezza dei funzionari addetti alle pubbliche amministrazioni. Il novanta per cento delle disgrazie che quotidianamente si rovesciano sull’infelice nostro Paese, sono esclusivamente dovute ai funzionari amministrativi, che non compiono il loro dovere, che non hanno senso di responsabilità, che si son fatti dello Stato una specie di paese di bengodi, dove i grossi stipendi non costano che un pò di callo alle natiche e qualche firma in fondo ai fogli che non si leggono neppure. I burocrati hanno la stessa mentalità del contadino che segna come uno dei più bei giorni della sua vita quello in cui ha introdotto in città una gallina o un pezzo di salame senza pagar dazio; la stessa mentalità antisociale di chi cerca esimersi con ogni mezzo di pagare il biglietto del tram, o, meglio ancora, il biglietto di un lungo viaggio ferroviario. Mentalità prettamente antisociale, egoismo che non è altro che pura animalità che cerca scansare ogni peso, ogni fatica della catena sociale che dovrebbe essere da tutti sopportata. I funzionari, nella stragrande maggioranza, sono stati assunti al loro posto non per meriti intrinseci, per comprovata tecnicità e intelligenza, ma per il raggiro, per la spinta massonica, per la pietà. Molti concepiscono l’amministrazione pubblica non come il più delicato, forse, e importante organo della vita sociale, ma come un rifugio per gli invalidi, per gli ebeti, per i senza energia, che non riuscirebbero nella lotta per la vita a guadagnarsi un tozzo di pane e un giaciglio pulito e coperto. La vita sociale ne soffre, la convivenza civile acuisce i suoi contrasti, il lavoro utile deve spartire i suoi frutti tra una caterva di gente senza utilità, che anzi provoca danni e dispersioni di ricchezza. Non importa. I funzionari hanno costituito una specie di Stato nello Stato, opprimono i cittadini con la tirannia della loro incompetenza irraggiungibile, impersonale, irresponsabile. Arruolati senza neppure l’ombra di una dimostrazione di capacità, con criteri empirici di ” beneficenza sociale”, sono diventati un mostruoso vampiro della vita nazionale, che cerca isterilire le fonti dell’intelligenza, della serietà, della responsabilità. Chi vivo sente il rispetto per la produzione, per il lavoro, qualunque esso sia e di chiunque, comprende questi stati d’animo. E’ un senso di nausea rivoltante, una stanchezza morale che fa tutto veder perso e buio. Se i pochi addetti all’ordine, che specificatamente hanno il dovere della responsabilità e della serietà, il dovere non sentono, e ubbidiscono solo al capriccio, al desiderio di scansare la fatica, alle più basse passioni dell’animo, come si può avere la forza di persuasione per indurre i molti alla disciplina, alla calma , all’ubbidienza, alla ragione e combattere le velleità impulsive, i capricci, il senso di irresponsabilità che qualcuno dei molti può pur manifestare? Coloro che concepiscono la vita come serena lotta per la verità e il bene universale, come dovere immanente in ogni atto di padroneggiare le passioni e gli impulsi – perchè la realtà non effimera, ma avente i caratteri eterni e incoercibili della storicità, si affermi e fluisca – costoro sono sono sempre preda allo scoramento, e uno sforzo immane devono fare su se stessi per non essere travolti nel vortice della irritazione impulsiva, della passionalità irresponsabile. Ma il funzionario non si smentisce. Passa su tutto e tutti, pensoso solo di non procurarsi troppi calli alle natiche e dispersioni di fosforo al cervello. E’ una specie di forza naturale, incoerente e inintelligente. Concludiamo con un’ indicazione alle autorità competenti, affinchè, ottenendo lo stesso servizio, meno carichi infliggano ai contribuenti italiani. Qualche anno fa una combricola di pittori parigini legarono un pennello alla coda di un asino e ottennero, senza sforzo, un quadro che fu accettato a un’esposizione d’avanguardia e lodato opera insigne di futurismo. Tra i censori del «Grido» c’è un ex pittore ( sistema brevettato italiano di arruolare i funzionari): sia sostituito dalla coda di un asino: i bianchi che la matita bleu legata alla semoventesi coda di un asino potranno infliggerci non ci faranno irritare, comprenderemo che si vuole con ciò ottenere una semplificazione della burocrazia, un risparmio per i contribuenti. Avremo pazienza. Coraggio, signori, poche lire di biada invece di centinaia di lire di stipendio. Lo stesso servizio e forse più intelligente; invece di farci masticar fiele, ci farete sorridere; il sorriso è anch’esso affetto da carestia, e non sarà male diffonderne nel mercato una partita nuova. ( «Il Grido del Popolo», 6 Aprile 1918, in Biblioteca Gramsciana – Casa Museo Storia del Comunismo e della Resistenza di Matera)