Alla fine, e non avevamo dubbi, le contraddizioni vengono al pettine e si acuiscono durante le calamità con fiumi che rompono gli argini e procurano lutti, spazzano via strade e mettendo in forse l’attività didattica nelle scuole. Anche nel Materano, come riporta la cronaca di questi giorni, da Matera a Tursi,la situazione non è delle migliori e il neo presidente dell’Amministrazione provinciale, Piero Marrese, si sta occupando proprio di questi problemi nei primi giorni del mandato. Non è facile intervenire quando si devono trovare in breve tempo soluzioni temporanee e si hanno poche alternative e,sopratutto risorse, per intervenire. Calamità ed emergenze a parte, la situazione è aggravata dalla riforma -rimasta a metà- dell’ex ministro Graziano Del Rio sulla riforma della Pubblica Amministrazione e dalla situazione di stallo creata dalla bocciatura del referendum ‘Costituzionale”, proposta dall’ex governo guidato da Matteo Renzi e respinto a larga maggioranza dal Paese. Fatto sta è che la situazione delle Province è rimasta nel limbo, con tutti i limiti che sappiamo. Tocca al legislatore ( e lo stesso valga per la legge elettorale) intervenire per rimettere le cose a posto. Bene ha fatto il neopresidente della Provincia, Piero Marrese, in occasione dell’incontro istituzionale con il presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, a chiedere un intervento preciso in tale senso parlando delle problematiche legate alla edilizia scolastica. Il neo presidente ha sollecitato la seconda carica dello Stato ad attivare misure a sostegno dell’edilizia scolastica “che – ha evidenziato Marrese- rappresenta un ‘nervo scoperto’ del sistema pubblicoin riferimento soprattutto alle calamità naturali”.
Marrese,inoltre, ha reso noto che ci sono diverse situazioni che stanno mettendo a rischio l’attività didattica e ha annunciato chesensibilizzerà l’Upi, l’Unione nazionale delle Province, sulla necessità “dopo le difficoltà create dalla riforma Delrio, di restituire agli enti provinciali deleghe piene, funzioni e risorse”. La parola al governo e al Parlamento affinchè consentano alle Province di operare in maniera autonoma, anzicchè aspettare procedure e i trasferimenti di risorse regionali, che a loro volta dipendono da quelle ”risicate” dello Stato. E’ il cane che si morde la coda…