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Bisogna saper perdere!

…manca l’analisi e poi non c’ho l’elmetto…” cantava Antonello Venditti nella sua famosa “Bomba o non bomba” nell’anno di grazia 1978. A Matera, invece, nel 2015 agli sconfitti alle ultime elezioni comunali manca l’analisi, ma l’elmetto no, quello sembrano averlo indossato eccome.

E’ comprensibile la grande delusione vissuta, figlia di una altrettanto grande  illusione. Ma sarebbe ora di esercitarsi ad elaborare il lutto, respirare forte e praticare quella prassi (certo in disuso ma sempre utilissima) che è l’analisi –o meglio ancora, una circostanziata e spietata autocritica- per provare a capire ciò che non si è capito in tempo utile, ovvero ciò che ha portato alla debacle. Ammesso che si abbia interesse a farlo con annessa disponibilità ad accettarne tutte le consequenzialità.

Se si dovesse giudicare da ciò che si registra sul web e dai toni assunti in Consiglio Comunale sembra, invece, che si preferisca procedere come dei rulli compressori (anche un pò patetici) come se nulla fosse accaduto, come se non ci fosse nulla da rimproverarsi e che questo ritrovarsi dalle “stelle alle stalle” sia esclusivamente colpa “dei traditori” e dei cittadini materani ingrati che non avrebbero capito la grandeur dell’amministrazione uscente e del suo massimo rappresentante.

Per cui la nuova amministrazione sarebbe sostanzialmente abusiva, afflitta dai peggiori mali del poltronismo (di cui quella precedente era ovviamente immune) e pertanto fatalmente destinata a perire ingloriosamente nel breve periodo.

Ed ecco che sul web a taluni non sembra vero poter evidenziare e denunciare “le malefatte” dei nuovi inquilini del Palazzo di città (da quello che ha parcheggiato in centro, ad altre azioni ritenute indiscutibilmente in contrasto con quanto affermato in campagna elettorale) e quindi meritevoli di essere additati al dileggio come la peggiore armata brancaleone.

Non molto dissimile è lo spartito suonato in consiglio comunale, con il ruolo inglorioso di testa di ariete assunto da Salvatore Adduce, con le cronache che ci consegnano lo svolgersi dei lavori in un clima di continuo e stucchevole battibecco da “amarcord” (come lo ha ben definito Franco Martina su questo blog nelle sue cronache) e che rischia di diventare sempre più feroce con il “ripescaggio” dell’odiato Angelo Cotugno.

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Stucchevole anche la polemica sul paventato aumento della TARI e della TASI che se fatta da neofiti dell’amministrazione comunale può essere anche giustificata per la non conoscenza della materia. Ma se a usare l’argomento polemicamente come una clava è un’amministratore uscente la cosa assume uno stridente sapore di strumentalità.

Perché essi ben sanno che la TARI va prevista in entrata (per legge) in misura pari alle spese e la TASI non è altro che una balzello istituito lo scorso anno a fronte di tagli certi operati dal governo sui trasferimenti al Comune. E tutto questo per un bilancio 2015 solo formalmente di previsione essendo già ad agosto e quindi già ampiamente ipotecato da spese sostenute e/o già attivate dalla precedente gestione.

La verità è che questo non sarà il primo vero bilancio della nuova amministrazione se non in parte residuale, ma con l’onere per la stessa di farlo quadrare comunque. Sarà il 2016 il primo banco di prova contabile dell’era DeRuggieri e lì le trombe potranno essergli suonate eventualmente contro.

Sarebbe, invece, opportuno provare ad uscire da questa secca rancorosa, sterile e perfino autolesionistica in cui sembra essersi arenato l’ex sindaco e ciò che ruotava intorno alla vecchia amministrazione.

Ma la precondizione sarebbe quella di prendere atto della realtà per davvero e non solo per modo di dire. E la verità, amara quanto si vuole, è che la Città ha bocciato l’esperienza amministrativa di Salvatore Adduce ed ha scelto di affidarsi a Raffaello De Ruggieri ed alla sua compagine elettorale, composita quanto si vuole, ma certamente non meno legittima della precedente.

Sembrerebbe il suggerimento dell’acqua calda eppure solo da qui si può partire per definire  e gestire al meglio un  punto di vista “critico quanto si vuole” ma teso ad essere costruttivo per la Città, per consentirle di cogliere al meglio le opportunità dei prossimi anni.

Opportunità che discendono certamente anche dal lavoro della precedente amministrazione  ma che ora spetta ad altri (per decisione del cittadino sovrano) portare avanti e a compimento.

Si vuole agevolare questa nuova fase o passare il tempo a fare le pulci alla nuova amministrazione, sperando che cada su qualche buccia di banana e si faccia male, o persino perire?

Non è certo l’invito a non fare opposizione, piuttosto ad esercitare fino in fondo questo ruolo, ma nel modo più utile alla Città e non alle proprie frustrazioni e rancori.

E’ la bellezza della democrazia quella di ritrovarsi a volte al governo e a volte all’opposizione.  Bisognerebbe accettarlo senza drammi riposizionando la propria azione nel nuovo scenario e magari affidando a figure nuove (abbiamo visto giovani promettenti affacciarsi sulla scena) questa diversa fase, preparandole così sul campo al futuro che non potrà che essere loro.

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Sarebbe utile ricordare che la Città non meritava la lacerazione che si è consumata, questa guerriglia, questo spreco di energie che avrebbero dovuto essere invece tutte coalizzate al servizio dei suoi obiettivi. Sarebbe bastata più modestia, inclusione e analisi corretta della situazione per evitarlo. Non se ne è stati capaci. Sbagliare è umano, perseverare sarebbe un delitto.

Ora chi ha vinto ha il diritto-dovere di amministrare … e non sarà certamente una passeggiata.

Chi ha perso, piuttosto che aspettare sulla riva del fiume di vedere passare il cadavere del nemico,  potrebbe-dovrebbe applicarsi alle due questioni richiamate per poter guardare lontano ed oltre la contingenza.

L’assunzione di un atteggiamento severo ma costruttivo nella sede istituzionale è l’avvio di una analisi seria delle cause della clamorosa sconfitta che ci sembra non fosse per nulla contemplata a monte della scelta perseguita della ricandidatura di Adduce ad ogni costo. E da qui ripartire per un nuovo inizio.

Memori di una vecchia regola generale che molti hanno smarrito: la campagna elettorale è solo il momento della raccolta di quanto hai seminato negli anni precedenti. La campagna elettorale, in genere, non muove granché perché il grosso dell’orientamento dei cittadini è già maturato nel tempo che la precede. L’urna è solo il momento in cui esso si manifesta, esplode.

Le sorprese si hanno quando nel tempo non si è saputo comprendere la situazione o, pur avendone sentore, non si è avuta l’accortezza anche solo “di far sfogare” eventuali rimostranze su proprie azioni che altrimenti si sedimentano e diventano grumi non più recuperabili.

Ma erano regole e prassi in voga tanto tempo fa, quando si cantava anche spassionatamente un mitico successo dei Rokes : “Bisogna saper perdere”!

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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