” Ehilà, finita la Quarantena?…Come va? Io ci sono e mi ricandido e tu? Che fai, chi sostieni?” E la sequenza delle interlocuzioni, accompagnate da un sorriso largo quanto l’ipocrisia, delle faccetoste del voto ricorrente che già da un po’-come ha avuto motuto di vivere di persona Antonio Serravezza- ha avuto modo di verificare sul campo, incontrando la filiera dei compari e delle comari della politica locale, pronti a fare il salto della quaglia e a ricandidarsi comunque. Dove? Non fa differenza. Contano i cavalli vincenti, magari annusando aria e ritorni a ridosso della consegna delle liste: ” Porto tot voti, che mi date?” Da quattro lustri a Matera e altrove con la marea di liste civiche di diverso colore e contenuti, parte delle quali pronte ad accogliere tutto e il contrario di tutto e a posizionarsi per un solo obiettivo ” Prima prendiamo il Comune, al resto si pensa”. E i sindaci di turno con la logica del ” Divide et impera” cercano di parare i colpi, attenuare le fibrillazioni continue, i ricatti e gli inevitabili cambi di maggioranza in corso d’opera. Il voto per le comunali di settembre sta ricalcando questo clichè, con le grandi manovre dei maneggioni della ”bassa” politica locale e alcuni con sponda regionale,a conferma che l’autonomia decisionale di Matera e dei materani non c’è. E così non meravigliatevi se rivedremo facce da ”usato garantito” con teste di legno e opportunisti che verranno a bussare alla vostra porta chiedendovi il voto o ricordandovi perchè dovete farlo. Serravezza,che la volta scorsa ha contato per 20 e 20 come si fa con le carte da gioco, auspica che ci siano una missione, un regista e rispetto per Matera, che non può affrontare l’ennesimo quinquennio nella incertezza assoluta. Messaggio ai materani che amano Matera, e sono delusi da quanti continuano a vedere con personaggi e protagonisti di sempre, a rispondere con un ”NO” alle richieste di voto e lusinghe già da ora. Anche se si tratta di compari, comari e della filiera maneggiona da familismo immorale. I nomi e i volti? Guardatevi intorno…Il partito delle faccetoste scalda i motori. Poi sosterranno un sindaco trasversale,designato,scelto sui tavoli del compromesso. Quale? C’è tempo per schierarsi. Ma non aspettatevi grandi novità.

SERVONO UNA MISSIONE E UN REGISTA

C’è un gran fermento in città per le prossime elezioni comunali. Basta fare una vasca da via Ridola a via XX Settembre che ti acchiappano per la manica della giacchetta o si avvicinano quatti quatti e ti salutano con una gomitata ( sistema anti virus a corona) e ti soffiano il messaggio cifrato o di poche lettere. Prima di tutto vogliono accertarsi se ti candidi o sei schierato con chi. Ma loro sono sempre loro quelli che indossavano una giacchetta, che successivamente se la sono cambiata e altri ancora che se la sono fatta rigirare. Attenzione aprite gli occhi ci sono in giro anche i voltagabbana che sono più pericolosi di quelli del club della giacchetta. Stanno lanciando proposte oscene che io cittadino di Matera mi vergognerei solo a sentire i loro nomi. Nomi di personaggi che pensano di avere un nome che conta per essere un imprenditore o perché compagno del compagno di quello che….di che cosa stiamo parlando? Vogliamo smettere con questi minestroni? Forse questi personaggi non hanno capito che ai materani non piacciono più le minestre riscaldate. L’amministrazione uscente è di esempio. Che vengano da esperienze locali, regionali o nazionali non cambia nulla ormai non esistono più i veri partiti di una volta con i loro leader che quando venivano a far un comizio in piazza Vittorio Veneto i materani si presentavano con la giacchetta della festa. Oggi chi sono, che vogliono? Solo visibilità mediatica e tantissimi selfie. Ma quando ritornano a Roma chi rimane al loro posto? Il nulla assoluto e allora iniziano i giochini. No, basta. Questa volta non vogliamo personaggi in giacchetta ma in maniche di camicia e tirate su. Matera ha necessariamente bisogno di un sindaco che sia sempre presente in mezzo al popolo, nelle strade, nelle piazze, nei rioni e con uno staff di donne e uomini disponibili a costruire una città moderna e con programmi semplici che portino beneficio a tutti senza indugi e con velocità. La città è diventata grande ha fatto tante esperienze e non ha voglia di soffrire per altri cinque anni. Se non cambierà nulla vuol dire che i materani non sono cresciuti e che desiderano restare indietro rispetto a quanto si è investito per diventare una città del Sud Italia leader nel turismo, settore primario che se tradotto in una grande azione unita può produrre un Pil importante per tutta la comunità materana.

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