“Contadino…scarpa grossa e cervello fino” ripete un antico detto del passato, per evidenziare il senso pratico di quanti con zappa alla mano ragionavano prima di dissodare il terreno…Ed è quanto hanno fatto Saverio Buono e Gianmbattista Dimatteo, referenti dell’Unione coltivatori della provincia di Matera, che in una nota rivolta all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Fanelli osservano come, alcune indicazioni avanzate a sostegno del mondo agricolo, sono inopportune . E indicano le disposizioni in materia di Politica agricola comunitaria, che impongono alle Regioni di programmare le risorse , per le prossime annualità e nella definizione di un Piano di sviluppo rurale. E poi c’è la necessità della semplificazione amministrativa che è la palla al piede ,da sempre, dello scarso dinamismo dell’economia in genere e dell’agricoltura in particolare, aggravatasi con la pandemia da virus a corona.

LA NOTA DELL’UCI

Apprendiamo, dagli Organi di informazione, degli esiti dell’audizione, in seconda commissione consiliare,
dell’assessore regionale all’agricoltura Fanelli e dell’autorità di gestione del PSR 2014-2020 Restaino.
Nel corso dell’incontro, l’AdG Restaino avrebbe avanzato alcune proposte operative nell’intento di venire
incontro al mondo agricolo regionale, gravemente danneggiato dalle vicende del Covid 19. In buona
sostanza, tra le altre proposte come la riallocazione di fondi Feasr non ancora spesi per impegnarli a favore
di interventi per fronteggiare gli effetti dell’emergenza coronavirus, chiederebbe alla Commissione europea
di “semplificare” le procedure previste al fine di consentire modifiche al vigente PSR regionale, la cui
programmazione, come è forse noto, scade questo anno. E tanto, anche al fine di anticipare talune voci di
spesa che dovrebbero essere incluse nella prossima programmazione 2021-2027. In altri termini, se
abbiamo ben compreso, la Regione Basilicata vorrebbe emettere già nel corso del corrente anno bandi per
misure, contemplate nella attuale programmazione ovvero da inserirsi, da remunerarsi con i fondi della
nuova.

Ora, per stare al resoconto delle notizie di stampa, l’autorità di gestione disporrebbe di ben 57 meuro per
misure da mettere a bando. E’ indubbio che con quelle risorse potrebbe essere attuato un programma di
ristoro a favore del mondo agricolo regionale. A noi dell’UCI, ma riteniamo non solo a noi, ci piacerebbe,
per il ruolo di stakeholder che rivestiamo, avere maggiori informazioni in proposito dall’assessore, oltre che
dall’autorità di gestione prima di esprimere giudizi.
Diversamente, invece, non ci persuade l’idea di impegnare le risorse della nuova programmazione già oggi
per una serie di ragioni. Alcune anche elementari. Intanto la Regione dispone già (a giugno 2020) di una
dotazione significativa di 57 meuro, sopra richiamati, che potrebbe essere utilmente utilizzata. Inoltre,
limitatamente alle misure cosiddette a superficie dispone ancora di somme per un significativo arretrato da
azzerare che si devono sommare con la spesa delle domande 2020, che saranno presentate nei prossimi
giorni. In altri termini, già oggi il Dipartimento è in grado di far affluire al mondo agricolo regionale risorse
finanziarie della vigente programmazione. Ancora, anche la Commissione europea intende mettere a
disposizione delle agricolture comunitarie fondi dello sviluppo rurale. Non se ne vede l’utilità di drenare
risorse del nuovo PSR.
Ma vi sono, a parere dell’UCI anche altre ragioni che dovrebbero indurre ad una più attenta riflessione. I
regolamenti comunitari che presiedono alla nuova Politica agricola comunitaria introducono significative
novità rispetto al passato, che meritano di essere attentamente valutate. Ne evidenziamo due. La prima è
rappresentata dal cosiddetto “piano strategico della PAC” (Titolo V). In altre termini, la programmazione
vedrà l’attivo coinvolgimento delle Regioni nella scrittura di un unico Piano di sviluppo rurale che senza
voler azzerare le prerogative e le scelte regionali in materia in ambito territoriale (forse) eviterà agli
agricoltori con aziende transfrontaliere di dover di dover seguire regole ed obblighi diversi per la medesima
misura (biologico, integrato, semina su sodo etc.)
L’altro aspetto importante è il nuovo approccio comunitario ad una riduzione dei controlli burocratici, che
spesso risultano asfissianti, da ostacolooltre che improduttivi. Nel precipuo interesse degli agricoltori ma, a
nostro parere, anchedei funzionari regionali. Infatti. La relazione di accompagnamento al regolamento
precisa che il nuovo modello di attuazione determinerà una riduzione della burocrazia per i beneficiari ed
un passaggio ad una politica basata sui risultati. Più oltre, meglio specifica che la Commissione vuole un
passaggio: “dalla garanzia della legittimità e della regolarità delle operazioni sottostanti alla garanzia dei
risultati”.
Di fronte ad un cambiamento epocale, come si preannuncia, ci domandiamo se valga veramente la pena
anticipare importi della nuova programmazione da gestire con le regole di quella in essere?
Regole che vedono UECA ancora in difficoltà.

Saverio Buono
Gianbattista Dimatteo