Verrebbe da ricordare solo la famosa barzelletta di Gigi Proietti: diciotto, diciotto, diciotto, diciotto….. a commento della ennesima uscita di Angelino Alfano e della sua impellente necessità di abolire ad horas l’art.18 dello Statuto del lavoratori. Entro agosto addirittura.

E dire che non ha fatto mica così caldo per addebitare ad un colpo di sole tanto stupidario, considerata anche l’altra infelice uscita sui “vu cumprà” che infastidirebbero i bagnanti sulle spiagge.

Polemiche antiche resuscitate al solo scopo di recuperare visibilità in una destra spappolata e nonostante tutto ancora monopolizzata dal suo ex datore di lavoro e d ex cavaliere di Arcore? Sembrerebbe proprio di si. E ciò rende la cosa molto più miserabile ed odiosa.

Perché banalizzare in tale modo due questioni importanti come i diritti dei lavoratori e la drammatica vicenda umana degli immigrati, al solo scopo di conquistare le prime pagine di questo ferragosto e qualche punto in più nei sondaggi è davvero mortificante. E ci da la cifra (ma non cera certo bisogno di ulteriori conferme) della pessima qualità delle classi dirigenti italiche e in questo specifico caso, quelle cresciute e pasciute nel brodo di coltura del berlusconismo.

Eppure, per quanto riguarda la strumentalità dell’uscita sull’art. 18 basterebbe citare la dichiarazione di una ex collega dello stesso Alfano, Renata Polverini, deputata di Forza Italia, Vice Presidente della Commissione Lavoro, che dichiarato tranchant: “Stupisce che ancora ci sia qualcuno che possa ritenere l’articolo 18 come un’inibizione alle assunzioni e un limite alla flessibilità”. Ed ha concluso con un ancora più esplicito: “Il problema della disoccupazione non si può attribuire ai diritti conquistati dai lavoratori bensì ad un sistema economico asfittico incapace di creare nuova offerta di lavoro”. Come dire che quando le cose sono di buon senso non conoscono ostacoli cerebrali di colore politico. A volerle guardare per quelle che sono, ovviamente,  e non in base ad altri poco nobili scopi.

Ma sono i dati statistici di questi lunghi anni a dominazione di Alfano & C. a dimostrare che nonostante si sia già messo mano all’art. 18 (perché in qualche modo esso è già stato rivisto) la disoccupazione è aumentata in modo esponenziale insieme ai licenziamenti. E che quindi il problema non è quello di facilitare i licenziamenti anche quando non c’è una “giusta causa” (che ci sembra debba essere il minimo di civiltà e di garanzia di equità e dignità per un lavoratore in un paese che si voglia ancora reputare civile), ma quello di facilitare le assunzioni magari concentrandosi a livello di governo più su misure tipo Piano industriale (di cui non vi è traccia da qualche decennio) o altre per rilanciare l’economia come accade in altre realtà d’Europa.

Pertanto c’è da augurarsi che (come già da talune dichiarazioni di esponenti PD emergerebbe) la sparata estiva alfaniana venga fatta cadere dal Premier nella pattumiera politica, così come merita, evitando di aggiungere benzina ad un autunno che ha già tanti tizzoni accesi pronti ad infuocarlo.

Infine, Alfano non pretenda di parlare a nome degli italiani tutti che, secondo lui si sentirebbero infastiditi sotto l’ombrellone dai tanti venditori ambulanti che propongono (viaggiando su e giù per chilometri ogni giorno a piedi) ai bagnanti i prodotti del proprio facsimile negozio ambulante. Non in nostro nome, come si diceva una volta. Verrebbe da dirgli #alfanostaisereno, perché in tanti quel “fastidio” figlio di pregiudizio su questo sventurato pezzo di umanità in diaspora nel mondo non lo provano affatto. Pensi semmai, da Ministro dell’Interno, a combattere seriamente la malavita organizzata che sfrutta loro e tanti altri sventurati italiani. E da ministro della Repubblica ai tanti che sotto l’ombrellone non ci possono andare. Invece di fare solo propaganda inutile.