Voglio andare al voto ora e subito, dice Capitan Gradasso, nel mentre girovaga tra le spiagge del sud -in una campagna elettorale mai interrotta- tra fans plaudenti e proteste sempre più crescenti.

Sembra che gli sia dovuto, ancor prima di ricevere i “pieni poteri” agognati,  in questo tourbillon di “politica ad orecchio” in cui è precipitato il Paese e dove comandano i sondaggi sulla realtà, sulle esigenze delle istituzioni e dell’interesse pubblico.

E chi obietta a questa deriva imposta dalla arroganza di una parte è inevitabilmente accusato di inciucio. Una parolaccia oramai usata come clava contro chi osa mettersi contro i desiderata del bullo di turno.

Ma è la democrazia parlamentare bellezza. Ricordiamocelo ogni tanto!

E fino a quando non ce ne saremo disfatti, i governi si formano, cadono e si riformano in  Parlamento.

Tenuto conto che nessuna forza politica ha ricevuto il 51% (fortunatamente),  a partire dal partito di maggioranza relativa, le singole rappresentanze parlamentari devono confrontarsi per formare un governo, mediando tra i propri programmi. Se ci riescono, bene. Solo in caso contrario, a fronte di una impossibilità conclamata, il Presidente della Repubblica (e non un capetto qualsiasi) indice nuove elezioni.

Dopo il voto di poco più di un anno fa è nato, così, con un inedito contratto, il governo giallo-verde che ora,  per decisione di uno dei due stipulanti è fallito.

Punto e a capo. Si torna in Parlamento e si ridiscute alla ricerca di una nuova maggioranza. Elementare Watson.

Questa è la normalità non la pretesa di chi, con il suo misero 17% in Parlamento, vorrebbe imporre nuove elezioni al restante 83% e al Paese.

Accettare questo diktat, rendendosene complice nella sua realizzazione, sarebbe una sconfitta per la democrazia e per tutte le altre forze politiche presenti in Parlamento in  quanto incapaci di esercitare il ruolo assegnatogli in quel consesso.

Ma c’è una tale incapacità al ragionamento politico nell’interesse generale che se ne cominciano a vedere delle belle.

E’ il caso del PD, la principale forza che potrebbe dare un grande dispiacere al Capitan Gradasso e alle sue pretese, che però non perde l’occasione per incartarsi ancora, con posizioni al suo interno che addirittura si invertono, pur di continuare a divergere. Proprio nel mentre si avrebbe l’occasione storica di riparare all’errore di inizio legislatura quando si rese inevitabile la nascita del governo ora in crisi.

Ed ecco Zingaretti (che fin’ora non ha fatto nulla per derenzizzare il partito) far proprie le posizioni renziane di inizio legislatura (mai con i grillini, pop corn), appoggiando di fatto le velleità salviniane del voto subito, nel mentre proprio Renzi, lesto, fa uno scatto in avanti ed apre ad una ipotesi di governo anche con gli odiati nemici di ieri.

Insomma, sembrano destinati a non incontrarsi mai, in questo improbabile partito. Ognuno andrà per la sua strada? Partito (zingarettiano) al voto al voto e gruppi parlamentari (renziani) che trattano per un nuovo governo?  Staremo a vedere.

Tutti dichiarano di avere piena fiducia nel Presidente Mattarella. Bene. Ma è evidente che egli non ha la bacchetta magica e non potrà che prendere atto della volontà esistente – o meno-  in Parlamento di costituire una nuova maggioranza.

Magari non di pochi mesi. Magari di qualche anno. Perchè no, di legislatura.

Trovando un accordo trasparente su un programma a base di un nuovo governo pienamente legittimo tra i partiti che attualmente possono costituire la maggioranza nelle camere.

Questo significherebbe fare sino in fondo il proprio mestiere nell’interesse del Paese.

Oltre che tornare comodo ai tantissimi neo eletti e alla sterilizzazione (quanto maggiore è il tempo di vita di un eventuale nuovo governo) forse definitiva del rischio per il nostro Paese  di precipitare in una avventura oscurantista.

Non è tempo di alta politica, lo sappiamo, ma taluni segnali che stanno emergendo, pur nella loro contraddittorietà utilitaristica, potrebbero essere utilmente usati per creare un mix costruttivo.

Vedremo come andrà a finire.