E’ un po inquietante che tutti i media, con la sola eccezione de “Il Fatto quotidiano”, siano schierati per il NO a questo referendum confermativo della legge approvata dal parlamento che riduce i componenti della Camera (da 630 a 400) e del Senato (da 315 a 200). Tutti uniti per ribaltare una decisione assunta con il voto della maggioranza e dell’opposizione, proprio come è auspicabile avvenga quando si tocca qualche articolo della Costituzione (in questo caso solo tre).

Una fronte ampio che non si era manifestata all’atto di approvazione e che ora si scatena per ribaltare in extremis, grazie non ad un referendum promosso da una raccolta delle canoniche 500 mila firme tra i cittadini (chi ci ha provato non ci è riuscito), ma perchè richiesto da un pugno senatori (molti dei quali avevano votato la legge) che non ce l’avrebbero nemmeno fatto a raggiungere il numero richiesto di 71, senza l’aiutino in extremis di Lega e FI.

Una potenza di fuoco sospetta che si pone a fianco di sinceri sostenitori del NO timorosi che questa riduzione intacchi in qualche modo l’impianto della Costituzione e che fa il paio con la pallida o nessuna difesa della legge da parte dei partiti che pur l’hanno votata (PD, FI, Lega FdI, Leu), ad eccezione del M5S.

Ma “La coerenza e la connessa fiducia non alberga nelle stanze della politica” come ha ricordato oggi in una intervista il professor Gustavo Zagrebelsky.

E’ evidente come l’arrivo dei 209 milioni del recovery fund stia facendo maturare pensieri nemmeno tanto nascosti tra gli “editori impuri” (tutti) che dominano i media italiani e i potentati correlati che, insieme alle forze politiche di riferimento, puntano ad utilizzare questa carta per annientare l’odiato nemico che costituisce una anomalia intollerabile, ovvero il M5S. E con esso trascinare giù Conte e il suo governo, punendo anche un PD spostatosi un po troppo oltre quel territorio centrista in cui l’aveva impantanato il renzismo. E’ la linea dell’ex stopper del Milan Billy Costacurta: “Voto NO perchè non voglio più vedere i cinquestelle“.

In effetti i cinquestelle sono spesso antipatici, urticanti e sopra le righe, ma non ci sembra un buon motivo per votare contro una riforma da sempre attesa, che non altera la Carta e che, se bocciata delegittimerebbe la istituzione più importante della nostra Costituzione: il Parlamento che l’ha votata quasi all’unanimità. Ed, inoltre, nessuno ha valutato l’effetto boomerang di tale azzardo.

E allora, nel nostro piccolo -che sin dall’inizio abbiamo ritenuto l’utilità del SI (https://giornalemio.it/politica/al-referendum-un-si-da-sinistra/?fbclid=IwAR0f_wE2v66HyaEGVqPlCi_DstXU5_SuA4GbAZZB-it1TpckovTsKAkM_lc)- ritorniamo un’ultima volta a sostenerne le ragioni.

Perchè non c’è un numero giusto e fisso di parlamentari da difendere! E non lo è quello che si va ora a ridurre (630 alla Camera e 315 al Senato). I costituenti eletti nel 1946 erano 556 in tutto e stabilirono nella Carta non un numero fisso ideale, ma una convenzione che poteva essere oggetto di modifica.  Nelle prime tre legislature il numero dei parlamentari cambiò tre volte in base alla popolazione: nella 1^ (1948-’53) i deputati furono 574 e i senatori 237; nella 2^ (1953-’58) 590 e 237; nella 3^ (1958-’63) 596 e 246. Fu nel 1963 che il governo Fanfani (Dc, Psdi e Pri con l’appoggio esterno del Psi) a maggioranza, modificò gli articoli della Carta scritti dai costituenti e stabilì  il numero  degli eletti (che andava oltre il rapporto parlamentari/popolazione) oggi difeso come un totem da chi voterà NO. 

Perchè tutti (destra e sinistra) a partire dagli anni 80 hanno sempre provato a ridurli? Perchè da allora il Parlamento perse l’esclusiva del potere legislativo: nel 1970, arrivarono le Regioni e poi nel 1979 il Parlamento europeo, con i legislatori elettivi che balzarono da quasi 945 a 1.918 (945 parlamentari, 897 consiglieri regionali, 76 eurodeputati), quasi il doppio. Poco in linea con le Camere elettive delle altre democrazie, tutte meno numerose. Andavano ridotte, dunque, ma negli anni si è fatto come per la tela di Penelope: si faceva balenare il taglio per poi litigare e lasciare tutto come prima. Quando fu fatto, a colpi di maggioranza, nel 2005 da Berlusconi-Bossi  e nel 2015 da Renzi, furono bocciate dagli elettori perché usato a pretesto per ampi stravolgimento della Carta. In questa legislatura, invece, la riduzione è avvenuta rispettando tutti i crismi costituzionali.

 Per mantenere aperta la strada ad una nuova legge elettorale. Infatti, un testo base concordato c’è già e pochi giorni dopo il voto arriverà alla Camera (un proporzionale con soglia di sbarramento al 5%) che sarà l’occasione per reintrodurre la scelta dei parlamentari da parte degli elettori. E si annunciano a Palazzo Madama due correttivi (di LeU): uno per il superamento della base regionale del Senato e l’altro per la riduzione dei delegati regionali per eleggere il Capo dello Stato. Senato che ha già approvato che i diciottenni potranno votare anche per i senatori. Una vittoria del SI spingerebbe avanti questo processo riformatore, tenuto conto che bisognerà comunque ridisegnare i collegi. Se prevalesse il NO, lasciando  intatto il numero degli eletti e dei collegi, non obbligherebbe ad intervenire sulle regole del voto e metterebbe una pietra tombale su ogni riforma.

Perchè questa riduzione in sostanza prende atto degli attuali assenteisti. Secondo i dati Openpolis, infatti, tra il 2013 e il 2018, “il 40% dei deputati e il 30% dei senatori ha disertato più di un terzo delle votazioni”. E in questa legislatura ci sono record clamorosi: alla Camera la forzista Michela Brambilla 99% di assenze, Antonio Angelucci, sempre FI e dominus della sanità laziale, è oltre il 94%. Mentre al Senato Tommaso Cerno Eiletto PD ed ora IV) è stato assente all’84% delle votazioni e l’avvocato dell’ex cavaliere Niccolò Ghedini al 69%. Insomma, già centinaia di eletti non rispettano il loro mandato in ogni legislatura. Sarebbe una presa d’atto e smetteremo di pagarli.

Ma, si obietta, a proposito di soldi: “perchè non ridurre lo stipendio invece delle poltrone”?  In verità una cosa non esclude l’altra.  Tra l’altro per farlo basterà una semplice delibera dell’Ufficio di presidenza di ciascuna Camera. Ma è evidente che questo ulteriore obiettivo sarebbe più perseguibile in caso di vittoria del Sì.

Per un Parlamento più efficiente, e non solo perché già lo sosteneva durante l’Assemblea Sostituente Luigi Einaudi: “Quanto più è grande il numero dei componenti di un’Assemblea, tanto più essa diventa incapace ad attendere all’opera legislativa che le è demandata”, ma perchè i parlamentari saranno tenuti a lavorare di più e meglio. Con la loro attività  (proposte di legge, emendamenti, interventi in aula, interrogazioni) che risulterà più incisiva perché avranno più peso e responsabilità, quindi, maggiore autorevolezza.

Perché per battere i sentimenti antipolitici e antiparlamentari presenti nel Paese  non serve arroccarsi in difesa dello status quo, sulla “quantità” della rappresentanza, ma puntare ad elevare la “qualità” della stessa che è la vera causa scatenante di questo sentimento pericoloso per la democrazia parlamentare.

Un sentimento che non è nato con il M5S (fondato nell’ottobre del 2009) ma ha radici ancora più antiche, tant’è che nel 2007 fu oggetto di un bestseller “La Casta” di Rizzo & Stella in cui si leggeva “Tra i grandi paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti” con 200 pagine intrise di scandali e sprechi. Con larga parte dei  media che si scatenarono allora su questa strada. Tutti quelli che ora tifano per il NO. Coerenza, coerenza.

E’ evidente che votando SI si difende l’autorevolezza del Parlamento, si spinge verso altre riforme necessarie, si difende un quadro politico che è il più avanzato possibile.

Ma non si risolve il problema di fondo, ovviamente. Per quello . bisognerebbe impegnarsi a realizzare l’art.49 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”). 

Ricostruire e regolamentare quei corpi intermedi previsti dai costituenti per farli tornare ad essere soggetti veri, insostituibili (come stiamo drammaticamente verificando) luoghi di partecipazione e palestre di formazione di classi dirigenti.

Tutto il resto e conseguenziale. O no?