Siamo oramai all’ultimo miglio in cui si saprà, come ci chiedevamo in un nostro articolo di qualche giorno fa dove elencavamo le opportunità e le problematiche connesse all’impresa, se  “CE LA FARANNO PD E M5S A DARE UN NUOVO GOVERNO ALL’ITALIA?” (https://giornalemio.it/politica/ce-la-faranno-pd-e-m5s-a-dare-un-nuovo-governo-allitalia/) , con Salvini che come un pugile suonato lavora ai fianchi l’ex alleato grillino cercando di farlo tornare indietro tra le sue braccia.

Intorno a questo nuovo esperimento della decotta politica nazionale che si muove su un filo da equilibrista si levano dubbi, speranze e critiche.

Tutti speriamo in un risultato che sebbene non sarà sicuramente all’altezza di ciò che richiede la situazione, quanto meno sia la meno peggio rispetto alla situazione data.

Nel mentre continua il cammino, tra sospetti e mosse più o meno azzardate, per una nuova maggioranza “giallo-rosè” (per favore non chiamatela “giallo-rossa”, prima perchè servirebbe Totti e poi perchè di rosso non se ne vede proprio), raccogliamo e pubblichiamo a seguire una riflessione sul tema di Giovanni Petruzzi -Presidente dell’Associazione Culturale “L’Alternativa”- a cui, con tutta la simpatia che provo per lui, consiglierei di evitare paragoni storici così azzardati (considerata la levatura degli attori in campo davvero spropositata in tale confronto).

Mi auguro che l’intransigenza di Zingaretti nel no al bis di Conte rappresenti una modalità tattica essenziale in un negoziato complicato per elevare la posta in palio ed ottenere le doverose compensazioni nella ripartizione degli incarichi governativi.

Sarebbe politicamente suicida far svanire la possibilità di formare un governo di svolta, che sposti l’asse politico nazionale a sinistra relegando all’opposizione la destra regressiva ed isolazionista guidata da Salvini, per un capriccio personalistico, come se qualsiasi altro dirigente pentastellato possa rappresentare la “discontinuità”ed il solo Conte fosse l’emblema della “continuità”.

A conforto della necessità di anteporre gli interessi generali della nazione a quelli particolaristici di una fazione partitica, nonché dell’ineludibilità di anteporre i contenuti programmatici agli organigrammi, vi sono qualificanti riferimenti storici che hanno visto protagonisti statisti del calibro di Togliatti e Berlinguer.

Nel 1943 il “Migliore” acconsentì alla costituzione del Governo Badoglio pur di isolare Mussolini, mentre nel 1976 l’allora segretario del PCI accettò che il Governo di unità nazionale fosse guidato da Andreotti, l’esponente più a destra della DC, e non da Moro, come Berlinguer personalmente avrebbe preferito, pur di far avanzare la politica del compromesso storico.

Impiccarsi ad un nome farebbe definitivamente svanire la possibilità di operare per una positiva semplificazione ed evoluzione del quadro politico italiano imperniato su un nuovo bipolarismo fra una destra regressiva ed un nuovo centrosinistra, che veda protagoniste tutte le forze progressiste, di sinistra, ambientaliste ed innovative, compreso il M5S.

E’ una prospettiva politica che, personalmente, auspicavo si sviluppasse già all’indomani delle elezioni politiche del 4-3-2018 e che ho contribuito positivamente a sperimentare ad Anzi, Comune dove sono nato, in cui da sempre vivo e nel quale per 10 anni ho ricoperto la carica di Sindaco, ove alle recenti elezioni amministrative ha nettamente vinto una lista giallorossa, composta da esponenti di Articolo Uno, Pd, M5S ed ambientalisti.

Si tolga, dunque, dal tavolo delle trattative qualsiasi pregiudiziale nominalistica, riconoscendo al M5S, in qualità di forza politica più rappresentativa nell’attuale Parlamento, la prerogativa di designare il Presidente del Consiglio e si sviluppi un serrato confronto programmatico con una virtuosa sintesi finalizzata a recepire nell’agenda di governo politiche autenticamente di sinistra che diano priorità a cruciali tematiche quali il lavoro (riducendo drasticamente la percentuale di disoccupazione), l’ambiente (da salvaguardare e valorizzare, contrastando le fonti d’inquinamento), la centralità della funzione pubblica di sanità e scuola (da rilanciare e qualificare), un essenziale piano d’investimenti per la realizzazione di opere pubbliche capace di ridare ossigeno alla nostra economia.

Avanti, dunque, per costruire una nuova stagione politica, che volti pagina rispetto a quella che ha seminato odio e paura negli ultimi 18 mesi.”

Giovanni Petruzzi