Rimpatriata scudocrociata? Sarebbe riduttivo. Definitela come vi pare. Ma il tributo organizzato degli ”Amici” al Santuario di Picciano (Matera) allo statista lucano Emilio Colombo, dalla longeva e diversificata azione politica in Italia e nel mondo, ne ha ribadito la validità del pensiero e dei contributi dati al dibattito politico, sopratutto in una fase di crisi come l’attuale che richiedono senso di responsabilità e impegno. Senza dimenticare, purtroppo, quella questione morale ereditata dalla Prima Repubblica e che altre figure politiche come Enrico Berlinguer e Aldo Moro indicarono come priorità -aldilà delle posizioni politiche- per la difesa della democrazia e della Costituzione. E poi l’Europa, il Mezzogiorno ancora di stretta attualità. Se ne continuerà a parlare nelle prossime settimane con quel percorso di Fondazione dedicata a Emilio Colombo, che l’avvocato Pierluigi Diso insieme agli ”Amici” dello statista, provenienti dalla Basilicata e anche da fuori regione, intendono concretizzare per continuare a coltivarne ideali, aspetti formativi, identitari che hanno fatto la storia del Paese e dell’Europa. Ma c’è un altro appuntamento che riproporrà l’azione di Emilio Colombo verso Matera e,in particolare, sul lungo percorso che dagli anni Cinquanta in poi portarono al varo di leggi speciali di intervento per il loro risanamento e per gli abitanti. E’ la data del 28 agosto 2020 che segnerà la collocazione di una targa a Sant’Agostino nel Sasso Barisano, come indicano una delibera e una precisa volontà del sindaco Raffaello De Ruggieri, ricordate dall’avvocato Pierluigi Diso. Un percorso, seguito alla visita di Alcide. Ma prima di quella data il 23 luglio saranno ricordati i 70 anni della visita di Alcide De Gasperi a Matera,con un gemellaggio tra Matera e Trento. L’ex presidente del consiglio dei ministri, ricordiamo, scese nei Sassi accompagnato da Emilio Colombo, dopo che nel 1948 il segretario comunista Palmiro Togliatti aveva denunciatole condizioni di vita dei residenti definite ”vergogna nazionale” . Colombo del resto, nel 1955, è stato il primo cittadino onorario di Matera nel dopoguerra, onorificenza conferitagli dal sindaco democristiano del tempo Giuseppe Lamacchia https://giornalemio.it/politica/viti-matera-ricordi-colombo-e-de-gasperi/feed/ . E le foto in bianco e nero dell’epoca, il dibattito seguito alla Santa Messa officiata dall’Arcivescovo della diocesi di Matera-Irsina mons Giuseppe Antonio Caiazzo, hanno ricordato non solo quella esperienza, ma anche altre fatte di successi, opportunità, ma anche di occasioni mancate. La ”Balena bianca” e il canto del ”Biancofiore…” sono ancora nei cuori di quanti vi hanno militato e che continuano a dire la loro, con diverso impegno o ruolo. Loro hanno detto che ci sono e ci saranno per tutte le stagioni della politica. Il passato non si replica, ma certi valori non si dimenticano…e la Fondazione colombiana ne è l’emblema. L’arrivederci è a breve…
Il servizio televisivo

L’intervento di Pierluigi Diso.

Emilio Colombo, un grande europeista

Emilio Colombo è stato un uomo segnato dauna grandezza particolare, simbolico, ricco di emozioni che vivono in chi lo ha conosciuto e nella gente della sua Lucania. Impegno, dedizione, passione nel suo alto magistero sociale e politico, dedizione alla sua terra, fertili intuizioni e progetti che venivano affidati alla sua guida, giovani intelligenze affascinate dal suo pensiero e tanto altro ancora è stato Emilio Colombo. A me piace ricordare lo statista dalla vision europea e internazionale.A luglio 2020saranno trascorsi già 65 anni da quando Emilio Colombo, ministro dell’Agricoltura, a soli 35 anni, contribuì ai negoziati per i Trattati di Roma, dopo la crisi di Suez, nell’autunno del 1956, quando la delegazione francese divenne più positiva grazie all’appoggio tedesco e fu chiaro che si sarebbe arrivati alla firma dei trattati. Fu in quel periodo che Colombo manifestò la sua idea di Europa, frutto di convinzione intellettuale e dell’influenza di Alcide De Gasperi. In quell’occasione, per la prima volta, Colombo parlò di “unità economica e politica come fattore permanente dell’equilibrio mondiale e della pace tra le nazioni”. Egli disse: ”occorre consentire un’adeguata compensazione dei vantaggi e degli svantaggi derivanti a ciascun paese dal processo di integrazione e che se l’interesse dell’Italia in campo agricolo avesse dovuto cedere il passo alle necessità di altri paesi, avrebbe però potuto trovare compensazione su altri terreni”.

In quegli anni l’Italia stava puntando sullo sviluppo industriale, ma la riforma agraria era finalizzata in quella prospettiva.In quella fase Colombo svolse un ruolo importantissimo perché partecipò ai tre negoziati agricoli sin dal dicembre 1959, per la regolamentazione del mercato agricolo europeo. Colombo gestì anche la crisi della “sedia vuota” tra il 1965 e il 1966, mentre la Francia minacciava di lasciare l’Unione, ma riuscì a convincere ancheVàlery Giscard d’Estaing. Fu quello il periodo in cui nacque una profonda amicizia tra Colombo e Jean Monnet, tanto che Colombo vedeva in lui il suo “Virgilio” e lo definì “guida a quanti credono nell’ideale europeo”. La loro amicizia e stima fu talmente grande che quando a Colombo proposero il Premio Schuman, fu chiesto proprio a Jean Monnet di essere lui a conferirgli la medaglia.Colombo partecipò a molti negoziati e per tale sua esperienza fu incaricato di trattare tutti gli affari europei, anche se non rientravano nella competenza del Ministero che dirigeva in quel momento. Era considerato l’esponente politico più indicato a rappresentare l’Italia nelle riunioni europee per la sua pacatezza e perché studiava tutti i documenti, rigo per rigo, prima di ogni incontro. Ciò gli valse la Presidenza della Commissione europea perché, essendo molto conosciuto in campo internazionale, ciò avrebbe giovato al prestigio del Parlamento europeo. Gli anni settanta furono poi gli anni più difficili per la Comunità Europea e in quell’occasione Colombo disse: “La lezione che la storia ci consegna è che non esistono fatti economici, emergenze monetarie, interessi finanziari in grado da soli di dare impulso a interi cicli di civiltà. Sono sempre la politica e la sua vena progettuale che muovono la storia”. Con questa frase è spiegata l’attenzione di Colombo agli sviluppi politici nell’integrazione europea, incluso anche il problema dell’identità politica dell’Europa che si era cercato di bandire con la dichiarazione di Copenaghen del 1973.Chi più di Emilio Colombo ha contribuito a costruire un’Europa politica, con prudenza e senza strappi, tenendo conto dei tanti condizionamenti gravanti sulla costruzione europea. Colombo era solito ripetere che “l’Europa è un disegno originale, che si manifesta però lì dove vi erano realtà politiche differenti con le quali è stato necessario confrontarsi”.

E’ questa una parte del grande patrimonio che l’illustre statista e cittadino lucano ci ha lasciato e di cui dobbiamo fare tesoro e tramandare alle future generazioni. Ecco perché l’associazione “Amici del Presidente Colombo” di Matera ha organizzato per IL 27 giugno 2020, a cento anni dalla nascita e a sette anni dalla scomparsa del grande statista lucano una messa in suffragio presso il Santuario della madonna di Picciano . E poi un incontro di quanti hanno conosciuto il Presidente Colombo e ne hanno apprezzato le virtù politiche che lo hanno reso noto ed apprezzato a livello internazionale, auspicando le prime basi per la nascitura “Fondazione Emilio Colombo”.
Pierluigi Diso