RICCIONE – Quella storia sbagliata. Anzi, una delle tante. Ma anche quella che ci fa più male. “PPP. Un segreto italiano” racconta l’omicidio rappresentativo dell’Italia che che viveva, come inventarono i francesi, gli anni di piombo. E che lungi ad essere svelato; almeno dalla cosidetta verità giudiziaria, quella che con tre sentenze ha messo, nonostante altre indagini – vedi quelle del pm Calia (che indagando sull’altroe segreto italiano, l’omicidio Mattei, incrociava l’assassioni di Pasolini) – metterà con i fatidici tre gradi di giudizio la falsa verità sul caso in peso di ulteriore pietra tombale.
Con le interpretazioni di canzoni dedicate di De Gregori, Gabriella Ferri, Faber e altri, Elena Pau, accompagnata dal pianista Alessandro Nidi ha commosso insieme all’autore e narratore principale dello spettacolo dedicato alla figura del poeta, scrittore, saggista, registra e pittore, Pier Paolo Pasolini. A cinquant’anni dalla esecuzione che ci privò di altre sue opere. E a cento dalla nascita, dello stesso autore.
Attraverso un intreccio di ricostruzione storica e riflessioni personali, con la sua chiarezza e il suo stile inconfondibile, il giallista e conduttore televisivo Lucarelli indaga l’assassinio di Pasolini come un vero e proprio “mistero italiano”, sospeso tra cronaca e mito; epperò, come spiegherà lo stesso scrittore che vive fra Emilia e Romagna, in quel paese, a Mordano, “il trattino di Emilia-Romagna”, che non si deve definire mistero: ma appunto “segreto”.
Prodotto da La Fabbrica Illuminata – Il Crogiuolo, lo spettacolo “PPP. Un segreto italiano” fa seguito all’incontro “Caro Pier Paolo, stan otte ti ho sognato”, conversazione “pasoliniana” tra Dacia Maraini e Lorenzo Pavolini ospitata lo scorso 3 ottobre al Cocoricò, nell’ambito del 58° Premio Riccione per il Teatro.
L’iniziativa fa parte del progetto speciale Pensione Kelly, promosso quest’anno da Riccione Teatro per celebrare gli anniversari di due grandi protagonisti della cultura italiana: i settant’anni dalla nascita di Pier Vittorio Tondelli (1955) e i cinquant’anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini (1975).
Il progetto immagina un simbolico incontro tra i due scrittori, uniti idealmente da un luogo condiviso: la spiaggia di Riccione. Fu lo stesso Tondelli, nel saggio Cabine! Cabine! — pubblicato 35 anni fa nel catalogo della mostra Ricordando Fascinosa Riccione (1990) — a costruire questo legame. Attraverso le lettere dei genitori di Pasolini, rievoca l’immagine di un giovane Pier Paolo in vacanza a Riccione con la madre nel 1930, “perso nei giochi di sabbia”.
Non è un caso che lo spettacolo di Lucarelli si sia tenuto proprio al Palazzo del Turismo, lo stesso luogo che ospitò la mostra “Ricordando Fascinosa Riccione”, dove Tondelli presentò documenti inediti sul Pasolini bambino. Ora quello spazio diventa il palcoscenico ideale per l’omaggio a cinquant’anni dalla scomparsa.
Il progetto è realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura e con la collaborazione di Comune di Riccione, Comune di Gabicce Mare e Centro di documentazione Tondelli. Nel mese di dicembre, oltre alla riapertura dello Spazio Tondelli, sono in programma ulteriori iniziative dedicate all’immaginario e alla visione di Pier Vittorio Tondelli con installazioni sonore, mostre e concerti.
L’opera di Carlo Lucarelli è commozione pura. Provoca gli occhi lucidi. Oltre alla rabbia di sapere ancoa meglio, oltre che di nuovo ricordare, come in realtà si faccia di tutto per cancellare Pasolini. Ché eliminare la figura di Pasolini passa attraverso una ricostruzione falsa del suo omicidio come della necessità del suo assassinio. Oltre, certo, a una narrazione, diremmo ora, tossica della vita, dell’opera e della statura di Pasolini. Intellettuale e artista che da sempre è considerato soltanto in due modi distinti e separati, opposti ovviamente: amore verso il suo pensiero, creazioni e analisi e odio – anche camuffato ma profondo – verso tutta quella grandezza. Inutile qui ricodare, per esempio, i fiumi di inchiostro, ma ovviamente Lucarelli lo fa (e deve) che da subito e per sempre gli sono stati garantiti e gli saranno riservati contro. Fra spregio e offese.
Lo spettacolo del 2 novembre al Granturismo di Riccione è stato importante, più che per il suo lascito di sentimento che mai nessun soggetto potrà levarci da dentro, per il bisogno che ci riconsegna di cercare di nuovo le parole di Pier Pasolo Pasolini, a partire dalla sua poesia. E, sia ben chiaro, che dobbiamo ancora dirci del dovere di svelare il segreto della sua prematura morte.
NUNZIO FESTA
BREVE NOTA BIOGRAFICA
Nunzio Festa è nato a Matera, ha vissuto in Lucania, a Pomarico, poi in Lunigiana e Liguria, adesso vive in Romagna.
Giornalista, poeta, scrittore.
Collabora con LiguriaDay, L’Eco della Lunigiana, Città della Spezia, La Voce Apuana e d’altri spazi cartacei e telematici, tra i quali Books and other sorrows di Francesca Mazzucato, RadioA, RadioPoetanza e il Bollettino del Centro Lunigianese di Studi Danteschi; tra le altre cose, ha pubblicato articoli, poesie e racconti su diverse giornali, riviste e in varie antologie fra le quali: Focus-In, Liberazione, Mondo Basilicata, Civiltà Appennino, Liberalia, Il Quotidiano del Sud, Il Resto.
Per i Quaderni del Bardo ha pubblicato “Matera dei margini. Capitale Europea della Cultura 2019” e “Lucania senza santi. Poesia e narrativa dalla Basilicata”, oltre agli e-book su Scotellaro, Infantino e Mazzarone e sulle origini lucane di Lucio Antonio Vivaldi; più la raccolta poetica “Spariamo ai mandanti”, contenenti note di lettura d’Alessandra Peluso, Giovanna Giolla e Daìta Martinez e la raccolta poetica “Anatomia dello strazzo. D’inciampi e altri sospiri”, prefazione di Francesco Forlani, postfazione di Gisella Blanco e nota di Chiara Evangelista.
Ha dato alle stampe per Historica Edizioni “Matera. Vite scavate nella roccia” e “Matera Capitale. Vite scavate nella roccia”; come il saggio pubblicato prima per Malatempora e poi per Terra d’Ulivi “Basilicata. Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida critica.”. Più i romanzi brevi, per esempio, “Farina di sole” (Senzapatria) e “Frutta, verdura e anime bollite” (Besa), con prefazione di Marino Magliani e “Il crepuscolo degli idioti (Besa).
Per le edizioni Il Foglio letterario, i racconti “Sempre dipingo e mi dipingo” e l’antologia poetica “Biamonti. La felicità dei margini. Dalla Lunigiana più grande del mondo”.
Per Arduino Sacco Editore “L’amore ai tempi dell’alta velocità”.
Per LietoColle, “Dieci brevissime apparizioni (brevi prose poetiche)”.
Tra le altre cose, la poesia per Altrimedia Edizioni del libro “Quello che non vedo” (con note critiche di Franco Arminio, Plinio Perilli, Francesco Forlani, Ivan Fedeli, Giuseppe Panella e Massimo Consoli) e il saggio breve “Dalla terra di Pomarico alla Rivoluzione. Vita di Niccola Fiorentino”.
Per Edizioni Efesto, “Chiarimenti della gioia”, libro di poesie con illustrazioni di Pietro Gurrado, note critiche di Gisella Blanco e Davide Pugnana.
Per WritersEditor, la biografia romanzata “Le strade della lingua. Vita e mente di Nunzio Gregorio Corso”.
Per le Edizioni Ensemble, il libro di poesie “L’impianto stellare dei paesi solari”, con prefazione di Gisella Blanco, postfazione di Davide Pugnana e fotografie di Maria Montano.
Per Bertoni Editore, il libro di poesie “Semplificazioni dai transiti sotto la coda di Trieste”.
Per Tarka Edizioni, il saggio narrativo “Ai piedi del mondo. Lunigiana e Basilicata sulle corde degli Appennini”.
Per BookTribu, il romanzo breve “Io devo andare, io devo restare”.