Ma com’è che l’ex cavaliere oggi è tranquillo più che mai? C’è del non detto nel rapporto Berlusconi-Renzi? Queste ed altre domande sono rimbalzate da Matera a Roma durante la 2^ Festa nazionale del Centro Democratico che si è svolta dal 12 al 14 settembre, all’insegna dello slogan “#millegiorni e una coalizione riformatrice per l’Italia”. Una kermesse sobria, in linea con lo stile del suo leader nazionale Bruno Tabacci,  tutta incentrata su dibattiti tesi ad approfondire temi dell’attualità senza nulla concedere allo spettacolo tout court. Mezzogiorno, agricoltura, lavoro, Europa, conflitti i temi trattati nelle dieci iniziative che hanno riempito le tre giornate. Parlamentari, vice ministri, presidenti di Regione, associazioni di categoria, i capigruppo di maggioranza alla Camera, giornalisti coloro che hanno animato i confronti. Sicuramente il momento che più sintetizza l’intera kermesse è stato il confronto tra Tabacci e il portavoce-vicesegretario del PD Lorenzo Guerini, moderato dall’editorialista del Sole24Ore Stefano Folli, sul tema “Presente e futuro del Paese e del centro sinistra”. Un Davide (Tabacci con il suo modesto 0,5%), per nulla intimorito da un Golia (Guerini e il suo PD del 41%), che ha posto al suo interlocutore con puntigliosità i punti interrogativi che richiederebbero risposte adeguate in  questa fase della vita politica nazionale a trazione renziana. Dubbi di un alleato che sebbene piccolo( ma leale), non sembra essere intenzionato ad essere fagocitato e nemmeno scivolare nell’irrilevanza politica, consapevole (come rivendicato da Tabacci) che fu proprio quel modesto 0,5% a contribuire in modo determinante al successo di misura della coalizione al Senato. Un Davide che dopo uno scambio di bon ton tra interlocutori di comune provenienza democristiana (è stato ricordato che Guerini per i suoi modi dialoganti viene chiamato scherzosamente  Arnaldo, quale emulo di Forlani) e che ha consentito a Folli di inserirsi per ricordare come l’entourage  renziano sia composto oramai tutto da ex-margherita, ha incalzato con nettezza nel confronto. E così, rispetto ad un PD che appare pigliatutto e da cui spesso riceve inviti a confluirvi, Tabacci ha chiesto con disappunto a Guerini: “ma volete davvero fare tutto da soli, o siete interessati a costruire una coalizione vera?” Aggiungendo non solo di non essere interessato a una prospettiva di cooptazione (ritenuta politicamente miope) ma di essere anche molto preoccupato per “quel non detto che sembra esserci negli accordi Renzi-Berlusconi, considerato che Berlusconi non è mai stato tranquillo come ora...”. Forti dubbi sono poi sono stati espressi da Tabacci circa le competenze necessarie ad affrontare la difficile situazione del Paese, denunciando come nell’azione renziana, a fronte di “una capacità che al momento è solo comunicativa” c’è una “profondità” ancora tutta da dimostrare. Un qualcosa dimostrato, sempre secondo il leader del CD, con la scarsa qualità della attuale squadra di governo, dove il livello -secondo lui- “in alcuni settori è davvero preoccupante”. Lorenzo Guerini, dal canto suo ha difeso il difficile operato dell’attuale premier, sottolineandone il coraggio nel porre con determinazione tempi e tematiche, invitando a giudicare dopo un lasso di tempo congruo. Per il resto ha detto che il PD sente la “responsabilità di costruire una coalizione che sia viva”. Invitando al superamento della frammentazione che c’e’ a destra del Pd all’interno del centrosinistra per costruire un’alleanza politica e non solo sul piano parlamentare come è ora.