1 maggio 2015 nel segno della disoccupazione e del disagio sociale, che in Basilicata con il 14 e passa per cento supera di un punto le percentuali Istat – riferite ai primi due mesi di quest’anno- del 13,2 della media nazionale. E i giovani dai 18 ai 25 continuano a trovare poco o nulla con l’alternativa inevitabile di cercare fortuna e considerazione altrove.
Altro che effetti dirompenti del Jobs Act… E qui le previsioni sulla ripresa, a sentire di volta in volta gli esponenti del Governo centrale, si spostano di mese in mese salvo a essere lesti a ”twittare” quando lo 0,001 periodico di timida crescita tra saldi reali, virtuali e previsionali di nuovi contratti superano di una spanna quelli che il lavoro l’hanno perso o si trovano nella situazione difficile, tra i 45 ei 55 anni e oltre, di non rientrare più nel ciclo produttivo.
Basta con slogan, chiacchiere e convegni e con il gioco dei dati smentiti dalla realtà. Se l’economia resta al palo e non si crea occupazione e non crescono i consumi (anzi) non è certo colpa della priorità sulle riforme elettorali, alimentate dalle conflittualità nelle ”aggregazioni” di partiti, ma della scarsa volontà e incisività di ridurre i costi delle tariffe (e quando le Authorithy impongono sanzioni contro i ”cartelli” non paga nessuno), dei costi del danaro e del sistema bancario che finanzia con il contagocce imprese e famiglie. Un sistema che continua a ricevere flussi di danaro dalla Bce ma che chiede garanzie da mutuo trentennale per un prestito, che mette in mora o consegna nelle braccia di finanziarie e usurai imprese fino a ieri solide, ma che sono in difficoltà perchè la Pubblica Amministrazione non paga ( Comuni, Province, Regioni ecc) per i vincoli del patto di stabilità e per l’aumento a livello locale dell’azione impositiva.
E’ facile governare così: si taglia poco in alto e si costringe i sindaci, nella gran parte dei casi,ad arrangiarsi aumentando le tasse e tagliando i servizi primari perchè diminuiscono i trasferimenti statali. Senza dimenticare che la politica industriale e quelle per il Mezzogiorno continuano a ”latitare” dalle agende dei governi dell’ultimo ventennio. Marchi e industrie del manifatturiero continuano a passare di mano in gruppi o finanziarie stranieri, a vendersi un ”made in Italy”, che a loro non appartiene e a tagliare posti di lavoro per delocalizzare altrove. Si continua con il ”laissez faire” per una logica di globalizzazione, per incapacità, perchè il debito impone che le cambiali vadano pagate in natura (con la chiusura delle fabbriche) o altro ?
E la Basilicata che per il 1 maggio ha organizzato, con Cgil, Cisl e Uil , una manifestazione regionale deve fare i conti con la disoccupazione giovanile e con una vasta platea di disoccupati ufficiali e di precari,a fronte di una popolazione residente che invecchia e con un territorio che perde abitanti e funzioni. La Regione mette in campo bandi di vario tipo, con l’auspicio che non si ripetano i magri risultati del passato che hanno desertificato le aree industriali. Si pensa agli incubatori di impresa, l’innovazione, al siglario anglofono delle opportunità che fanno tanto tendenza, i lavori di rete e quanto di buono potrà venire dall’Unione Europea e dal programma legato al ruolo di Matera 2019, dal turismo e dall’ambiente , da inserire in un modello credibile di sviluppo. Ma che deve fare i conti con la gestione anche per gli effetti sulla salute e sul territorio delle politiche energetiche con risorse importanti come petrolio, gas, acqua. Idee, progetti ? Se non ci riusciamo da soli perchè non coinvolgere i tanti giovani della Basilicata che hanno fatto fortuna e trovato considerazione all’estero, contando solo sulle proprie capacità e senza l’anticamera farraginosa e spesso clientelare diffuse nel BelPaese? Eppure testimonianze e interviste si sprecano, ma nessuno o quasi li contatta anche per un consiglio…visto che ricoprono incarichi di primo piano in grandi gruppi e istituzioni e qualcuno di loro (amara e paradossale considerazione) si è formato o specializzato grazie a un progetto finanziato dalla Basilicata. Mah… Il 1° maggio è il dramma di quanti il lavoro l’hanno perso e non hanno ancora ricevuto l’indennità per la mobilità in deroga, anche con l’introduzione della ”riforma” introdotta dal ministro del lavoro Giuliano Poletti.
In provincia di Matera sono 1700 i lavoratori che dall’aprile 2014 attendono di ricevere i compensi. Una parte di loro ha sensibilizzato l’arcivescovo della diocesi di Matera-Irsina, altri insieme ai segretari territoriali Manuela Taratufolo (Cgil), Franco Coppola (Uil) e Giuseppe Amatulli (Cisl) hanno investito della questione il prefetto Antonella Bellomo, chiedendo al governo centrale certezze nei tempi per il pagamento delle indennità di mobilità in deroga e a quello locale l’ attivazione del fondo regionale per il reddito minimo di inserimento e avvio anche in provincia di Matera dell’attività formativa di sostegno al reddito. I rappresentanti sindacali, nel denunciare lo stato di estrema difficoltà vissute dai lavoratori e dalle loro famiglie, hanno evidenziato la necessità che vengono fissati tempi e modalità di attuazione delle richieste avanzate.
Il Decreto “sulla abolizione degli ammortizzatori in deroga” del ministro del welfare, Poletti, che ha destinato 32 milioni di euro alla Basilicata per la corresponsione delle indennità a tutto dicembre 2014 non è ancora operativo. Gli ex dipendenti di aziende cessate per vari motivi , che hanno una età compresa tra i 45 e i 60 anni, non hanno ricevuto alcun emolumento dall’aprile 2014. Le scadenze delle mobilità, a seconda dei casi, hanno riguardato agosto e ottobre 2014. Nulla ancora si sa per il 2015. I rappresentanti sindacali hanno chiesto un intervento anche sulla Regione Basilicata per l’attivazione del fondo per il reddito minimo di inserimento che consentirebbe – hanno detto Cgil, Cisl e Uil- di risollevare almeno in parte la situazione dei lavoratori, che vivono il dramma del mancato ricollocamento nel ciclo produttivo.
La terza questione ha riguardato il mancato avvio -a quanto pare per cause tecnico gestionali,-con l’agenzia provinciale per l’orientamento e la formazione (Ageforma), delle attività formative di sostegno al reddito e per l’avvio di possibili progetti di inserimento. Tre quesiti che alimenteranno il dibattito del 1 maggio, con Cgil, Cisl e Uil, insieme a Potenza e nel Materano a Montescaglioso e a Irsina. Tre iniziative concrete, in piazza, lontane per numero di partecipanti e iniziative collaterali del passato tra slogan, canti, bandiere e alleanze sociali. Ma restano rabbia e disperazione che anche gli ipocriti trastullatori degli hastag devono tenere in considerazione. Gli italiani che vivono tutti i giorni la difficoltà di sopravvivere o di trovare lavoro non ”stanno sereni” e chiedono fatti, senza i quali l’economia italiana continuerà a restare al palo.
