HomeCronaca1° Maggio in Basilicata: si celebra il lavoro mentre scompare

1° Maggio in Basilicata: si celebra il lavoro mentre scompare

C’è qualcosa di stonato, quasi osceno, in questo Primo Maggio lucano.
Si celebra il lavoro mentre, pezzo dopo pezzo, si smonta il sistema che lo rende possibile. Non è solo una questione di occupazione che cala. È un’intera regione che si sta lentamente svuotando.

Lo denuncia con durezza Pietro Simonetti: una Basilicata “che si consuma lentamente”, dove il lavoro non si crea con gli slogan ma con visione, competenza e responsabilità – tutte cose che oggi mancano.

Parole dure. Ma il punto è un altro: non è più solo una crisi. È uno squilibrio strutturale.

La Basilicata cresce, ma non si rafforza. Il paradosso è evidente: il turismo ha avuto una ripresa. L’università tiene. Alcuni settori resistono. Eppure: la popolazione diminuisce; i giovani partono; il lavoro si frammenta.

Insomma, la Basilicata cresce, ma non si rafforza. Economia, società e territorio non stanno più insieme.

I numeri raccontano una storia diversa da quella ufficiale. Non solo diminuiscono gli occupati. Diminuiscono anche i disoccupati. Non è un miglioramento; é un segnale chiaro: le persone escono dal mercato del lavoro: emigrano. Si arrendono. Scompaiono dalle statistiche.

Il caso Stellantis è emblematico: migliaia di posti a rischio, una filiera che si restringe, nessuna vera strategia di riconversione. Il mobile imbottito, un tempo simbolo produttivo, è stato lasciato declinare. Le nuove industrializzazioni restano promesse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno lavoro e meno futuro.

La Basilicata è ricca di risorse; ma non riesce a trasformarle in sviluppo. Produce energia, ma non costruisce filiere; Estrae petrolio, ma non genera industria. Le royalties sono state distribuite senza una strategia. Il PNRR rischia di diventare un’altra occasione mancata, tra ritardi e incapacità amministrativa. Non manca il denaro. Manca una direzione.

Nel frattempo: la sanità è in difficoltà; i servizi si riducono; le infrastrutture restano insufficienti. E senza servizi: le persone non restano; le imprese non investono

Lo spopolamento non è una statistica. È la misura più concreta della perdita di futuro. Demografia, lavoro, infrastrutture, sviluppo: Non sono problemi separati; Sono un unico problema. E invece vengono affrontati a pezzi, senza una visione complessiva. Qui sta il fallimento.

Simonetti parla di denuncia. E ha ragione. Ma oggi la denuncia non basta più. Serve una svolta. E serve subito.

Se il problema è la frammentazione, la risposta deve essere la ricomposizione: rimettere al centro le persone: fermare lo spopolamento; creare condizioni per restare e tornare. Ricostruire il lavoro territoriale: non solo occupazione, ma lavoro stabile; filiere integrate, non settori isolati. Garantire servizi e infrastrutture: sanità, scuola, mobilità, digitale. Senza queste basi, nessuna politica funziona.

Il lavoro non è solo un numero. È: possibilità di restare, qualità della vita, legame con il territorio. Senza questo, non esiste sviluppo.

La Basilicata non è una regione senza risorse. È una regione senza connessione tra le sue risorse.

Questo Primo Maggio non può essere una celebrazione vuota. Deve essere un punto di verità: Non basta creare lavoro. Bisogna creare le condizioni perché il lavoro tenga insieme una comunità.

Altrimenti il rischio è già scritto: più attività economica, meno società. E a quel punto non ci sarà più nulla da celebrare.

 

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