Riportiamo di seguito, l’articolo pubblicato qualche giorno fa, su “Fermenti” n. 133

Spesso la soluzione ad un problema è sotto ai nostri occhi. Ma a volte, può essere anche sotto ai nostri piedi. Ne è la prova, Michele Viggiani, giovane trentaduenne di San Mauro Forte con la passione del tartufo.

“Da undici anni cerco tartufi. Una passione che nasce da un attaccamento alla natura, ai colori del bosco, dall’amore per il territorio, racconta Michele.

Qualche anno fa sono partito per Milano, all’università, ma la voglia di tornare nella mia terra era così tanta che ho pensato di trasformare la mia passione per la ricerca del tartufo, in un lavoro.

Così sono tornato in Basilicata ed ho pensato di mettere su una piccola attività.

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Quali difficoltà hai incontrato?

E’ stato molto difficile. Ci vuole davvero tanta tenacia.

Ho cercato di candidare la mia idea progettuale a qualche finanziamento di imprenditoria giovanile ma tra bandi, scadenze e lentezze burocratiche ho perso quasi due anni. Troppi. E allora ho deciso  di tentare con le mie forze”.

 

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E’ un lavoro anche abbastanza delicato, quello del ricercatore di tartufi, ma Michele ha voluto andare oltre mettendo su un laboratorio per la trasformazione e commercializzazione del prodotto.

Così nella primavera del 2015 ha preso forma la “Viggiani Tartufi”- el. 328-3842160 https://www.facebook.com/profile.php?id=100009074852831&fref=ts

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Ma c’è così tanta materia prima nel sottosuolo sanmaurese?

 

I tartufi nel territorio di San Mauro, ci sono in tutti i periodi dell’anno.

Lo Scorzone lo troviamo da Maggio ad Agosto; il Bianchetto, da Gennaio a Marzo e poi il pregiatissimo Bianco, da Ottobre a Dicembre.

Ci racconti una giornata tipo?

La mattina vado in cerca di tartufi con il mio fedele cane. Ci vuole pazienza e rispetto del territorio. Spesso si assiste a dei veri e propri atti di sciacallaggio nei confronti della terra, del bosco. Sono ormai, purtroppo, in molti, coloro che scavano con la zappa. Ma questo metodo provoca un danno enorme, perché le spore vengono tagliate dalla zappa e difficilmente l’anno successivo si rifaranno nuovi tartufi.

In questi anni ho visto posti proliferi, letteralmente morire. Purtroppo molti cercano tartufi solo per soldi.

Già, i soldi.

Perché il tartufo è tutela dell’ambiente, marketing territoriale, sport…ma, soprattutto, il tartufo è business.

La passione per il tubero supera le questioni di gusto e diventa affare, perché scovare i punti dove si riproducono le spore vale spesso una piccola fortuna.

E pensare che le prime specialità al tartufo furono create per dare la possibilità agli appassionati della buona cucina di gustare il tartufo anche fuori stagione. Ma poi man mano ci sono state anche in un settore così naturale, delle innovazioni.

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Michele ci spieghi qual è la filosofia della tua azienda?

La mia filosofia è quella di coniugare la tradizione e l’innovazione. Cioè non stravolgo il prodotto naturale con l’aggiunta di prodotti chimici, ma punto anche sull’innovazione di format e prodotti cercando di andare incontro alle esigenze della clientela. Pazientemente faccio una sorta di cernita  dei tartufi raccolti. Divido quello destinato al mercato del fresco per poi passare alla fase della trasformazione di derivati come salsa tartufata, crema di porcini e tartufo bianco, carpaccio di tartufo sott’olio, sale al tartufo, olio aromatizzato, miele tartufato ecc…

La materia prima proviene tutta dai tuoi terreni?

Ritiro anche da altri cercatori di tartufo sempre di San Mauro. Ma  qualche anno fa ho acquistato anche dei terreni proprio perché vorrei che la filiera seguisse davvero un percorso tutto di mia produzione.

Chi sono i tuoi consumatori finali?

Principalmente sono ristoranti, sia in Italia che all’Estero. Naturalmente ho dovuto creare e sto ancora incrementando la rete dei consumatori. Per questo adesso dovrò dedicarmi alla partecipazioni di fiere tematiche e di promozione di prodotti agroalimentari.

 

 

 

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