mercoledì, 28 Febbraio , 2024
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Sanremo ? Meglio la poesia del volo di una rondine e di una mariposa

Che il festival della canzone italiana sia diventato una vetrina per un mondo musicale, che deve investire e produrre ritorni economici, è un fatto acclarato. Del resto gli stretti rapporti tra tv, web, discografia, concerti, moda, tendenze sono in una pentola a pressione che ‘’esplode’’ ,nel senso buono del termine, tra anticipazioni misurate che alimentano il clima di attesa, con la partecipazione di big di ieri e di oggi e spazio a fatti di attualità che fanno riflettere e commuovere. Sanremo è una macchina che non si ferma, nemmeno dopo l’annuncio di Amadeus che dopo cinque anni di conduzione lascia. Ma forse, come consiglio Armando Lostaglio, è il momento – e non da ora – per evitare che Sanremo finisca in orbita tra effetti speciali e distacchi senza ritorno dalla realtà. Mica facile con un business in accelerazione. Armando, che ricorda il festival degli anni Novanta, guarda ai testi e ai messaggi delle canzoni di Angelina Mango (che ha duettato idealmente con papà Pino per un volo di rondine) e di Fiorella Mannoia, con la ‘’Mariposa’’ la farfalla spagnola di Garcia Lorca. Spunti di riflessione…e chissà che qualcuno non li recepisca tra ondate di trap, look da videogames e parole sincopate.

Angelina vince, Mariposa e la poetica di Lorca, e gli ascolti da consumo
di Armando Lostaglio
Siamo felici per l’affermazione della giovane Angelina Mango, vincitrice del festival di Sanremo con La noia; la figlia del mai dimenticato Pino, cantante e autore di brani bellissimi. Riteniamo infatti che la struggente esecuzione de La rondine da parte della figlia sia la vera canzone vincitrice di questa edizione. Rondine emblema di libertà per guardare dall’alto e avanti. “…Non ci resta che ridere in queste notti bruciate…” canta nel suo brano Angelina. E tanto per non accodarci al fiume in piena delle consuete immagini televisive su questo festival, andrebbe detto subito che chi scrive non segue da decenni la sbornia sanremese (bastano le immagini di Blob su Rai3) con tutto il clamore Rai che affligge un mese prima e per qualche giorno dopo l’evento canoro. Lo spacciano per un fatto di costume, di riflesso della società italiana, di sicuro resta il massimo evento da share di ascolti per la televisione di Stato: grandi incassi pubblicitari, onerosi contratti ad autori e conduttori, e scandaletti creati a tavolino, per far parlare ancora di più. E narcotizzare il Paese. Da uditore di radio, avevamo scritto ad un programma Rai del mattino: “Fra qualche giorno, da veterano ascoltatore di radio, credo che eviterò Radio2, per il piacere di evitare Sanremo e i nefasti effetti collaterali, credendo che la imposizione aziendale di “dover” trattare ad ogni ora di quel fenomeno edulcorato e con scarso contenuto musicale e culturale contrasti con la vostra intelligenza. Con biasimo ed affetto.” Riteniamo invece che l’ultimo grande Sanremo da mettere in cornice resti quello del 1990 con Gli amori di Toto Cutugno interpretato dallo stesso cantante recentemente scomparso ed eseguito da Ray Charles, come artista internazionale fuori gara, con il titolo Good Love Gone Bad. A vincere quella edizione fu Uomini soli dei Pooh interpretato da un’altra fuoriclasse, Dee Dee Bridgewater. Ci sarebbe molto altro da incorniciare nella pur gloriosa storia sanremese, con la presenza di cantanti stranieri e non solo, ma quello che vorremmo sottolineare è quanto anche la letteratura ha spesso fornito ispirazione (e talvolta plagio) alla canzone. E’ davvero bella e ritmata Mariposa: Fiorella Mannoia ha scelto per questo festival una delle parole più amate da Federico García Lorca, poeta spagnolo dell’avanguardia artistica, fucilato dai fascisti nel 1936. Quando la canzone diventa poetica e non solo tormentone corrosivo. Ci piace chiudere con Pier Paolo Pasolini con la sua “Poesia su commissione” laddove scrive: Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi. E così nel 1985 Francesco De Gregori, nell’omaggiare il poeta, dedicherà la bellissima A Pa’ nell’album Scacchi e tarocchi, includendo quel verso stupendo, francescano. Sanremo, pertanto, non segua mode e facili consumi, chiedendosi se rimarrà qualche canzone degli ultimi lustri nella memoria collettiva.

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