HomeEventiSan Giuseppe al C.I.P di Serra Rifusa con i ''falò'' della tradizione

San Giuseppe al C.I.P di Serra Rifusa con i ”falò” della tradizione

E quando, si scrive tutta una parola, ”salutementaleècultura” ecco che viene fuori l’antico legame con quello che nella civiltà contadina era condivisione, inclusione, voglia di segnare il passaggio delle stagioni all’insegna del fuoco purificatore dei falò, di canti, balli e di semplici cose da mangiare. Il 19 marzo, festa del Papà e di San Giuseppe, quel laborioso falegname della ”Sacra Famiglia” di poche parole e di tanta sostanza, fatta di impegno, dedizioni e di guardare oltre le barriere tra uomini e l’incedere del tempo. Al Centro integrato polivalente del quartiere Serra Rifusa, come accaduto per altre ricorrenze dal Natale al Carnevale alla giornata della donna, ospiti, operatori, amici, famigliari si sono incontrati per ”riappropriarsi di una tradizione della nostra comunità e di una cultura che nel tempo si è persa…” Tutto vero tra ordinanze limitative per la pratica dei falò, preparate dai ragazzi per tempo con la raccolta di fascine e legname, e con la ”commercializzazione” della ricorrenza come accaduto per altre feste dedicate a madri, nonni, innamorati, scapoli e nubili (singles se vi piace l’inglese) e via festeggiando. Al C.I.P si sono guardati intorno e dentro e hanno detto che ”con questo rito- attraverso la cultura, rafforziamo la nostra identità e la nostra salute mentale” . Per farla breve hanno accesso il falò del rinnovamento, come nel ciclo delle stagioni, che sono saltate (ahinoi) a causa del cambiamento climatico. Ma questa volta pioggia e freddo hanno tenuto a fede alla instabilità del ”marzo pazzerello- come ripete un antico detto- esce il sole e prendi l’ombrello”. Una fase di transizione perché ”i falò simboleggiavano il passaggio dal vecchio al nuovo,un rito, al tempo stesso religioso e pagano, di fertilità della terra che brucia i residui invernali, la purificazione,la rinascita e il calore collegato al fuoco che scaldò Gesù Bambino, celebrando anche la figura di San Giuseppe”. E qui una canzone e i passi di danza ci stanno per ” Se bruciasse la città” di Massimo Ranieri, ” Certe Notti” di Ligabue , ”I giorni dei falò ” di Mina o ” Falò” di Dario Baldan Bembo e per altri brani che alimentano il fuoco della partecipazione e della voglia di divertirsi, anche se non è possibile accendere i falò di un tempo. E allora una zeppola con crema e amarena e il calzone di San Giuseppe, farcito di verdure, sono l’occasione per far gli auguri ai papà e quanti portano il nome di Giuseppe in tutte le sue declinazioni e diminutivi. E’ il fuoco dell’amicizia e della cultura che arde insieme alla salute mentale.Il C.I.P è anche questo.

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti